Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.

[Il caso] Conte ha un nuovo problema: la Costituzione. E anche le regioni, il Pd, le opposizioni e Renzi. Ecco come farà marcia indietro
Tutti contro l’uso indiscriminato di Dpcm che taglia fuori il ruolo del Parlamento. La presidente della Corte Marta Cartabia, nella Relazione annuale, sottolinea che “la Costituzione non contempla un diritto speciale per i tempi eccezionali”. Ceccanti (Pd) presenta un emendamento per “parlamentarizzare i Dpcm”.
Renzi a testa bassa: “Metodi incostituzionali”.
Intanto il premier corregge alcune riaperture e tiene sul tavolo la possibilità di aprire a metà mese bar e parrucchieri e le regioni che lo chiedono
La “rivoluzione” che non ti aspetti arriva dai più istituzionali, coloro che per mandato non possono alzare la voce e che per stile non lo farebbero mai.
Quanto il premier Conte ieri mattina era sotto il nuovo ponte di Genova a raccogliere, giustamente, la soddisfazione di una missione compiuta e non scontata gli si era materializzato sul telefonino un fronte nuovo, inatteso. E scomodo.
Con modi e toni diversi, secondo i diretti interessati ovviamente “casuali”, la presidente della Consulta Marta Cartabia, il professore, costituzionalista, Stefano Ceccanti (Pd), e il leader di Italia Viva Matteo Renzi, hanno mosso un attacco concentrico al modus operandi del governo Conte denunciando l’uso ormai costante e distorto del Dpcm (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, non emendabile dal Parlamento e non condiviso dal governo) come strumento legislativo. Cioè decide uno per tutti, Conte, e gli altri non contano.
Nessuno nega la difficoltà del momento. Ma proprio per questo è necessaria la condivisione parlamentare.
Anche perchè ogni volta che il premier firma un Dpcm, il provvedimento non brilla in chiarezza ed è sempre più spesso costretto a clamorose retromarce e correzioni.
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