Dopo il grande successo dell’edizione di novembre, MdS Editore ripropone Parole a Tavola, la serata che intreccia letteratura e convivialità in un’esperienza pensata per far incontrare lettori e autori in un contesto informale, caldo e partecipato.
Un appuntamento che ha già dimostrato quanto sia forte il desiderio di ascoltare storie dal vivo, condividere emozioni e vivere i libri come occasione di relazione.
Il nuovo incontro si terrà domenica 1 marzo alla Fattoria l’Olmetto, un luogo immerso nel verde e ricco di atmosfera, con un tocco di poesia
Mercoledì 11 febbraio alle 21:15, al Circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano

Una marcia immorale: non c’è pace senza giustizia
Umberto Minopoli sabato 5 Novembre 2022
Il G7 : “Russi interrompete subito l’aggressione”.
I manifestanti di Roma: “pace, si fermino le armi”. Sono appelli uguali e di pari significato? No.
Il primo appello pone la condizione unica perché le armi si fermino: che i russi si ritirino a casa loro, che si ripristini l’integrità dell’Ucraina, che la Russia lasci l’Ucraina occupata e che quest’ultima possa sedersi ad un negoziato senza l’umiliazione di avere un terzo del proprio territorio occupato da un esercito straniero. Questo non sarebbe pace, ma capitolazione. E, dunque, irrealizzabile.
Anche perché, sul campo, la Russia non sta vincendo la guerra. E, dunque, il “cessate il fuoco” senza il ritiro dei russi sarebbe la richiesta di una pace ingiusta. Sarebbe decretare la mutilazione dell’Ucraina e premiare la prepotenza di Putin.
Per questo il generico appello alla pace, per quanto nobile possa apparire, è sbagliato e ingiusto. E’, ancora, comprensibile come afflato di un Papa. Che è autorità morale e religiosa.
Ma Stati, governi e partiti politici hanno il dovere di indicare le condizioni reali, giuste e possibili di una pace in Ucraina: che termini l’aggressione e che si ripristini l’integrità dell’Ucraina, aggredita e occupata.
I politici che non dicono questo e che si trincerano, per sfilare, dietro le parole del Papa, vengono meno al loro dovere di uomini di Stato e non di religiosi. E strumentalizzano la specificità del messaggio morale del Papa, inquinandolo con l’ingiustizia politica: chiedere una pace che sancisca, nei fatti, la vittoria della Russia, della sua perversa aggressione imperialista consegnando, nei fatti, all’invasore una parte del territorio ucraino, conquistata con la violenza e l’imbroglio dell’annessione.
Se il Papa è giusto che parli di pace, la politica ha il dovere di parlare di pace “giusta”, cioè di ritiro dei russi.
Per questo alla manifestazione di Roma, inquinata dall’ingiustizia della richiesta della resa dell’Ucraina alla sua mutilazione, è immorale andarci.
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