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Il 15 aprile, presso l'Auditorium della Biblioteca Civica Agorà di Lucca, durante l'evento nazionale Paper Week 2026, Gavia (Paola Pasqualetti) ha presentato un manoscritto in carta riciclata e rilegato a mano,  intitolato  "Almeno te sei sorella di Paolo - Emozioni fermate".Si tratta di un "manufatto artistico", un libro-quaderno in copie numerate su carta riciclata, rilegato a mano con un acquarello in copertina, in cui Gavia ha raccontato fatti, emozioni, ricordi della sua vita.

Signora mi scusi ma glielo devo dire: invece di tegameggiare .....
In un momento come questo, con un evidente crisi .....
Quali sarebbero le leggi violate da Salis in questo .....
. . . ci sono le leggi approvate dal Parlamento e fatte .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Il dolce tepore dei raggi
del sole
che ha schiuso le gemme
degli alberi da frutto
Ha destato i narcisi e le viole,
e risvegliato
lentamente in .....
Caro sindaco Cecchelli ieri mi sono recata a fatica in via Niccolini presso l'ufficio competente a ritirare i sacchi per l'indifferenziata, previo appuntamento .....
di Bruno Desidera
Autonomia differenziata: il cammino si complica

9/7/2023 - 8:56


Autonomia differenziata: il cammino si complica


Quattro "saggi" si smarcano, si tratta degli ex presidenti della Corte Costituzionale Giuliano Amato e Franco Gallo, dell’ex presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno e dell’ex ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini

Se si tratta di un sassolino, o di un macigno, o dell’anticipo di una frana, lo si vedrà presto. Di certo, martedì scorso un ostacolo si è stagliato sul percorso che dovrebbe portare all’approvazione del ddl Calderoli sull’autonomia differenziata. Il Comitato, che deve definire i livelli essenziali di prestazione, i cosiddetti “lep” in vista dell’autonomia differenziata, “perde” quattro pezzi pregiati, in quanto figure di notevole peso istituzionale, anche se in modi diversi “riconducibili” al centrosinistra. Si tratta degli ex presidenti della Corte Costituzionale Giuliano Amato e Franco Gallo, dell’ex presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno e dell’ex ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini, secondo i quali “non ci sono più le condizioni per una nostra partecipazione ai lavori del comitato”. I dubbi dei costituzionalisti sono, appunto, legati ai lep, cioè gli standard minimi di servizio pubblico che dovranno garantire che in tutto il Paese siano rispettati i “diritti civili e sociali” tutelati dalla Costituzione. I quattro dimissionari affermano, al tempo stesso, di non essere ostili al principio dell’autonomia differenziata, “perché - scrivono - restiamo pienamente consapevoli dell’importanza che avrebbe per il Paese una completa e corretta attuazione delle previsioni costituzionali”.
Il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, pur dichiarandosi “stupito, sorpreso e rammaricato trattandosi, non solo di esperti, ma anche di amici ed ex colleghi con cui ho lavorato da decenni”, ha annunciato che il lavoro del comitato proseguirà spedito. Ma dalle opposizioni è partito un fuoco di fila contro il provvedimento, che la Lega sta difendendo a spada tratta.
In filigrana, emerge come centrale la questione dei “tempi”. Calderoli, e con lui tutta la Lega, ha fretta. Il presidente del Veneto, Luca Zaia, più di ogni altro, attende di “portare a casa” il provvedimento, a cinque anni e mezzo dal referendum consultivo che sancì in modo plebiscitario il desiderio di autonomia dei cittadini veneti. Da altre forze politiche, non si nasconde la delicatezza della partita riguardante i lep. Si tratta di questioni complesse, che per essere dipanate hanno bisogno di tempo, oltre che di volontà politica.
La fretta è dettata anche dall’attuale contesto politico, che potrebbe mutare nei prossimi mesi, in prossimità delle elezioni europee. Poiché si voterà con il sistema proporzionale, soprattutto Lega e Fratelli d’Italia saranno costrette a “marcare” la loro proposta politica e questo potrebbe portare a turbolenze nella maggioranza.
A offrire un altro punto di vista per costruire un’autonomia su basi più solide (e, implicitamente, a prospettare tempi più lunghi), è il costituzionalista di area Pd, Stefano Ceccanti: “Una riforma del genere costituisce un patto politico tra schieramenti e tra territori. Non può che essere monitorata da una sede politica, perché coinvolge scelte eminentemente politiche, non solo e non tanto tecniche. Una sede tecnica può predisporre alternative, ma non decidere”. Il punto, prosegue Ceccanti, “è che la sede politica, ossia un Parlamento in grado di monitorarla, non c’è. Perché questo Parlamento, in assenza di un Senato delle Regioni, copre solo la dinamica tra schieramenti e non anche tra territori. Calderoli ha fatto un grave errore politico di cui non si è ancora reso conto: quello di non affrontare la riforma costituzionale della Seconda Camera e del Titolo Quinto, senza la quale l’autonomia non è gestibile. La maggioranza dovrebbe convincerlo a ripartire dal ristrutturare la casa, ossia da quella riforma costituzionale, perché aggiungere una sopraelevazione a un edificio pericolante non può portare da nessuna parte”.

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