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Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.

Signora mi scusi ma glielo devo dire: invece di tegameggiare .....
In un momento come questo, con un evidente crisi .....
Quali sarebbero le leggi violate da Salis in questo .....
. . . ci sono le leggi approvate dal Parlamento e fatte .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Il dolce tepore dei raggi
del sole
che ha schiuso le gemme
degli alberi da frutto
Ha destato i narcisi e le viole,
e risvegliato
lentamente in .....
lì abbiamo contati i " pippoli " ? Direi che sono circa 15 milioni. . .
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
Alda Merini una donna che mi rappresenta

14/5/2024 - 8:17


 
Abbiamo ricevuto in Redazione di Spazio Donna il pensiero di Sonia Orsini e lo pubblichiamo volentieri.

Quello che scrive Alda Merini lo trovo affascinante perché mi fa percepire e focalizzare meglio su quelle che possono essere le polarità della nostra esistenza. Ciò che leggo nelle sue parole è la bellezza spudorata del proprio pensiero lontano da schemi e giudizi o pregiudizi per la malattia mentale. La diversità non è contraddizione con quella che sembra essere la manifestazione di sé stessa. 

A volte ci identifichiamo con una nostra polarità più sviluppata e rimaniamo dentro per meglio rassicurarci, magari nel tempo scopriamo che ci sono tante Alde in giro per il mondo...  

 

Tratto dal libro Dio arriverà all'alba -  uno spaccato di quotidiano di Alda Merini

 

 «Certe volte in manicomio me ne diventavo così triste e malinconica da non avere più voglia di nulla. Ma mai sprofondavo del tutto. Mi veniva in testa di ricominciare a studiare. E poiché non potevo mi applicavo a studiare le facce delle persone, le loro storie, i loro principi, le loro tremende odissee. Ce n'era di cose da imparare se volevi anche se mancavano i libri.

In manicomio eravamo tutti smunti, smarriti, anoressici, quel che ci davano da mangiare non sapeva di niente e noi mangiavamo soltanto quel tanto che bastava per poter ingurgitare le medicine.

Eppure mi piaceva la vita, l'amavo e la descrivevo, anche se non scrivevo, con me stessa.

Ricordavo e abbellivo nella mia testa.

Mi sembrava come sempre di essere una scrittrice semplice e umile.

La grandezza la lasciavo volentieri agli altri.

Era bello comunque essere insieme agli altri, anche se eravamo tutti pazzi, tutti con "diverse tazze da rimettere a posto nella credenza".

Ci guardavamo negli occhi l'uno nell'altro e un mezzo sorrisino ci scappava sempre. Perché eravamo vivi e in un certo qual modo eravamo belli, checché ne dicessero tutti gli altri».

Alda Merini



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