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di bezzifer
L’allineamento del Pd di Schlein alle posizioni di M5s e Avs, più che a una convergenza, somiglia a una conversione

22/4/2025 - 13:41

L’allineamento del Pd di Schlein alle posizioni di M5s e Avs, più che a una convergenza, somiglia a una conversione, con tanto di abiura

Lo stesso termine convergenza appare in verità riduttivo. Forse sarebbe più appropriato parlare di conversione, con tanto di abiura, come nel caso dei referendum su una legge promossa dal Pd ai tempi di Matteo Renzi, che ora la nuova segretaria chiede agli italiani di abrogare, ignara evidentemente di quell’elementare principio della morale kantiana che imporrebbe di agire come se la propria condotta potesse essere elevata a legge universale (se ogni nuovo segretario del Pd promuove un referendum contro le leggi approvate dal precedente, siamo a cavallo). Ed è semplicemente fantastico – per il suo valore pedagogico, intendo – che nella stessa occasione Giuseppe Conte non si degni nemmeno di appoggiare il referendum sulla cittadinanza, che andrà al voto assieme a quello sul Jobs Act, limitandosi a lasciare in materia «libertà di coscienza» (espressione che in tale contesto, ovviamente, non ha alcun senso).

Tutto questo è deprimente e certo non porterà lontano né il Pd né la futura coalizione di centrosinistra, comunque finisca per configurarsi. Ma in un certo senso potremmo dire che la crescente irrilevanza di un simile posizionamento politico è anche la conseguenza della crescente irrilevanza del Pd, come dimostra il fatto che il posto di segretario sia ormai da tempo, di fatto, una specie di secondo lavoro, un impegno part time o un ripiego, da svolgere con la mano sinistra in attesa di occasioni migliori.

Zingaretti si è dimesso da segretario dicendo che si vergognava del suo partito nel 2021, per candidarsi in parlamento alle elezioni del 2022, dimettendosi due anni dopo per candidarsi al parlamento europeo. Letta, che aveva lasciato il partito per andare a insegnare in Francia, torna da segretario, richiamato da Zingaretti, combina tutto il casino che ricorderete alle elezioni del 2022, dopodiché, visto il risultato, si dimette da segretario e pure da parlamentare, praticamente appena eletto, e se ne ritorna in Francia a fare l’intellettuale. Non prima, s’intende, di avere portato a degna conclusione l’operazione Schlein assieme a Dario Franceschini (l’unico, bisogna dargliene atto, che perlomeno si dedica a questo lavoro a tempo pieno).

L’impressione è insomma che il Pd, almeno finora principale partito dell’opposizione, abbia subito nel corso del tempo una sorta di auto-declassamento, e anche per questo sia ormai del tutto incapace di esercitare non dico un’egemonia, ma neanche la benché minima funzione di direzione politica. 

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22/4/2025 - 15:25

AUTORE:
BdB

....ma non che sia incoerente ed irriconoscente.
Si dimise dal PD con Civati perché la larga maggioranza dei delegati nazionali PD e dei ministri del governo Renzi/Alfano votarono a favore della legge sul lavoro (Job Act).
Risultò sempre in minoranza nelle elezioni primarie degli iscritti PD (37% a 51%) contro Bonaccini, ma poi raggiunse la maggioranza nelle elezioni aperte con i voti dei fuoriusciti dal PD (Art1, LeU e m5s)
Così la sinistra-sinistra con una fava ha preso due piccioni.
Con Bonaccini era "facirmente" che rientrasse Matteo Renzi nel PD, invece son rietrati i vari Bersani, Speranza& che mettono veti ai liberaldemocratici per restare comodamente all'opposizione per 40 anni come ai tempi del PCI.

Ciao An-Tonico; Po-Eta🤡