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Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.

Signora mi scusi ma glielo devo dire: invece di tegameggiare .....
In un momento come questo, con un evidente crisi .....
Quali sarebbero le leggi violate da Salis in questo .....
. . . ci sono le leggi approvate dal Parlamento e fatte .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Il dolce tepore dei raggi
del sole
che ha schiuso le gemme
degli alberi da frutto
Ha destato i narcisi e le viole,
e risvegliato
lentamente in .....
lì abbiamo contati i " pippoli " ? Direi che sono circa 15 milioni. . .
di Roberto Damico
Gaza, Hamas e la necessità del realismo

7/5/2025 - 23:24

Gaza, Hamas e la necessità del realismo

 

1. La retorica tossica della "soluzione finale" Da giorni, il dibattito sul piano israeliano per Gaza è dominato da un’espressione tanto provocatoria quanto fuorviante: "la soluzione finale per Gaza". Questo parallelo con il linguaggio nazista non è casuale: rientra in una strategia retorica consolidata, che mira a invertire i ruoli storici, dipingendo gli ebrei come nuovi aguzzini. È un tema classico dell’antisemitismo contemporaneo, reso popolare dalla propaganda sovietica dopo il 1967 e oggi rilanciato con insistenza.

Ma la realtà è un’altra. Nessuno sta progettando treni merci per Gaza, né fosse comuni. L’obiettivo dichiarato di Israele è la distruzione di Hamas, non dello Stato palestinese o del suo popolo. Se Hamas deponesse le armi e liberasse gli ostaggi, il conflitto cesserebbe. Eppure, molti preferiscono ignorare questa differenza fondamentale, perché il racconto dell’"occupazione crudele" è più utile alla narrazione anti-israeliana.

 

2. Perché non parlo di strategia militare (e perché altri dovrebbero fare lo stesso) Spesso mi si chiede di commentare le operazioni di Tsahal, ma non lo farò. Non sono un esperto di tattica bellica, e anche se lo fossi, sarebbe irresponsabile valutare l’efficacia di una campagna militare dall’esterno, senza accesso a informazioni riservate. Quel che posso dire, però, è che la guerra a Gaza ha uno scopo preciso: rimuovere Hamas dal potere. E qui sorge una domanda: se davvero tanti commentatori hanno a cuore il benessere dei palestinesi, perché nessuno propone alternative credibili? Perché non si discute seriamente di come sostituire Hamas con un governo che non sia una dittatura jihadista? La risposta è semplice: perché è più facile indignarsi che risolvere i problemi.

 

3. La doppia morale del diritto internazionaleUno degli argomenti più usati contro Israele è quello dell’"annessione illegale" dei territori. Eppure, lo stesso diritto internazionale viene applicato con incredibile selettività. La Crimea, annessa dalla Russia nel 2014, è un territorio molto più vasto della Giudea e Samaria, eppure oggi se ne parla come di un fatto compiuto, senza le stesse proteste rivolte a Israele. E non è tutto. Quei territori furono conquistati da Israele nel 1967, dopo una guerra di annientamento dichiarata dai Paesi arabi. Senza le pressioni sovietiche e della Lega Araba, la Risoluzione 242 dell’ONU non avrebbe imposto il ritiro israeliano, e forse oggi quei territori sarebbero più stabili. Invece, siamo bloccati in un limbo dove l’unica soluzione proposta è la condanna a Israele, senza mai chiedersi cosa accadrebbe se davvero si ritirasse.

 

4. Gaza ha bisogno di denazificazione (e nessuno vuole ammetterlo)

Hamas non è un semplice gruppo armato: è un’organizzazione neonazista nel senso più letterale del termine. Celebra il martirio, nega l’Olocausto, sogna lo sterminio degli ebrei e usa i civili come scudi umani. Gaza, sotto il suo controllo, è diventata una gigantesca macchina di propaganda e terrore.

Eppure, invece di riconoscere questo problema, il mondo preferisce fare la "donnina vittoriana", scandalizzandosi ogni volta che Israele reagisce, come se la guerra fosse un dibattito accademico e non una questione di sopravvivenza. Ma la verità è che Gaza ha bisogno di un processo di denazificazione, esattamente come la Germania nel 1945. E sarebbe meglio se questo compito non toccasse solo a Israele.

 

5. Una proposta (che nessuno vuole ascoltare) Se davvero la comunità internazionale volesse aiutare Gaza, dovrebbe: Smettere di finanziare e legittimare Hamas attraverso organizzazioni "umanitarie" che in realtà sostengono il terrorismo.

Coinvolgere Paesi arabi (Egitto, Arabia Saudita, Emirati) in un piano di stabilizzazione post-Hamas.

Avviare un programma di deradicalizzazione, come fu fatto con Germania e Giappone dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Invece, assistiamo a uno spettacolo grottesco: si chiede a Israele di fermarsi, ma nessuno offre una soluzione per garantire che Hamas non torni al potere.

È come pretendere che un chirurgo interrompa un’operazione prima di aver rimosso il tumore.

 

6. Il prezzo dell’ipocrisia. Finché prevarrà la propaganda emotiva, Gaza resterà una prigione a cielo aperto, Hamas continuerà a sacrificare il suo popolo, e Israele sarà costretto a combattere guerre infinite. La verità è che non ci sarà pace finché il mondo non smetterà di trattare questo conflitto come una partita a chi urla più forte. Servirebbe meno indignazione e più realismo.

Ma purtroppo, chiedere lucidità a chi ha fatto della retorica la propria arma è una battaglia persa in partenza. 

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