Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.

Ci sono davvero tante tipologie di mamme?
La maternità è un viaggio? Sì, ma forse pieno di aspettative, giudizi e ruoli già scritti dalle persone. La società ama classificare le mamme, quasi fossero prodotti da catalogare sugli scaffali: ognuna con le sue etichette ben visibili. E allora, per sorridere (e magari riflettere), ecco alcune delle “tipologie”.
La mamma iperprotettiva
Armata di gel disinfettante, salviette e la ferma convinzione che il mondo sia un campo minato per bambini, veglia con lo sguardo di un’aquila in picchiata. Ama i caschetti, le ginocchiere, e a volte anche l’elmetto emotivo. Il suo motto: “Prevenire è meglio che curare, ma anche curare, per sicurezza.”
La mamma multitasking
Si muove con la grazia frenetica di un funambolo. Lavora, cucina, stira, organizza compleanni e salva il mondo prima di cena. Spesso le si chiede come faccia a fare tutto. La risposta è semplice: non lo sa nemmeno lei. Ma attenzione, perché dietro questa super-efficienza si nasconde una domanda taciuta: “Perché dobbiamo fare tutto noi?"
La mamma amica
Dialoga, accoglie, ascolta. Conosce i nomi dei fidanzatini, delle serie TV, e forse anche delle password di Instagram (ma finge di no). Spesso si ritrova a fare da mediatrice tra il figlio e la prof, tra la figlia e il patriarcato. Cammina sul filo sottile tra complicità e autorevolezza, sperando che regga.
La mamma riguardosa
Ama le tradizioni, le tovaglie della nonna e i pranzi della domenica. Vuole trasmettere ai figli valori, riti e magari anche ricette segrete. È la custode della memoria familiare, ma ogni tanto si chiede: “Chi ha deciso che debba essere sempre la donna a conservarla?”
La mamma pratica
Poche parole, molte soluzioni. È quella che non si perde in drammi: si rompe un gioco? Si aggiusta. Si litiga? Si chiarisce. Si cade? Ci si rialza. Non si definisce “mamma perfetta”, ma “mamma presente e sveglia”, e forse è già abbastanza rivoluzionario così.
Una conclusione (quasi) seria
In realtà, nessuna mamma è solo una cosa. Tutte – e ciascuna a modo suo – cercano un equilibrio tra sé e gli altri, tra il bisogno di esserci e il diritto di esserci anche per sé stesse.
E forse il vero problema non è il tipo di mamma che sei, ma l’idea che debba esserlo in un certo modo. Perché, alla fine, più che definire le madri, sarebbe bello ascoltarle.Con le loro voci, le loro scelte, le loro imperfezioni.
Dopotutto, essere madre non è un ruolo fisso, ma un processo umano. E umano, si sa, fa anche rima con incasinato, faticoso, bellissimo, contraddittorio.
Greta Sofia Martinelli
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