Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.
Gaza, altro che Genova Il campo largo si smonta sulla politica estera
Sul dossier mediorientale e sulla manifestazione del 7 giugno emergono tutte le incoerenze del trio Pd-M5s-Avs. Potrebbe essere l’inizio di un riequilibrio politico della linea radicale tenuta fin qui, condizionato anche dall’iniziativa organizzata il 6 giugno a Milano da Italia Viva e Azione, e sostenuta dai riformisti del Pd
Il centrosinistra vince a Genova e perde a Gaza. Come volevasi dimostrare, è la politica estera a rendere ancora non credibile, anzi inesistente, il cosiddetto campo largo, che d’altronde in Parlamento sul Medio Oriente, come sull’Ucraina, non ha mai votato compattamente. E dunque sulla manifestazione del 7 giugno indetta dal super-partito della sinistra Pd-M5s-Avs emergono puntuali i distinguo: dov’è la condanna esplicita dell’antisemitismo in ogni sua forma? Dov’è la ripulsa di Hamas come prima responsabile della catastrofe perpetrata dal governo di Benjamin Netanyahu? Non sono domande da poco. Senza contare i problemi che deriverebbero da una non improbabile presenza al corteo di proPal vecchi e giovani, magari intenti a bruciare bandiere di Israele.
Ecco dunque Italia Viva e Azione impegnate in un’altra iniziativa, il 6, a Milano. Ci dice Matteo Renzi: «Due popoli, un destino. A chi entra daremo una bandiera di Israele e una bandiera della Palestina». I Liberaldemocratici sono ancora più duri: «Accogliamo con favore che alcune formazioni abbiano avuto qualche ripensamento sull’adesione alla manifestazione della kefiah del 7 giugno – dice Luigi Marattin – ma ci facciamo una domanda: quella del 6 giugno a Milano è una manifestazione su una piattaforma alternativa (e in tal caso avrebbe il nostro appoggio) o coloro che la promuovono il giorno dopo saranno comunque a quella del campo largo?».
Milano non è in contrapposizione alla piazza di San Giovanni, ma ne rafforza la caratterizzazione contro l’antisemitismo e l’odio per Israele in quanto comunità. Dice Carlo Calenda: «Sul 7 sono orientato positivamente. Vorrei solo evitare contestazioni violente che poi finiscono per assorbire il tutto. Comunque ci saremo». Anche i riformisti del Partito democratico, che provano a essere un po’ il ponte tra le due iniziative, parteciperanno a entrambe «con uno spirito unitario di impegno comune». Spiega Lia Quartapelle: «Le due manifestazioni sono complementari. Andrò il 7 per fare pressione in piazza chiedendo a Netanyahu di fermarsi e al governo italiano di esprimersi, e alla manifestazione del 6 per condannare l’antisemitismo».
Come lei, gli altri parlamentari e europarlamentari riformisti: Simona Malpezzi, Marianna Madia, Lorenzo Guerini, Filippo Sensi, Graziano Delrio, Piero Fassino, Valeria Valente, Walter Verini, Sandra Zampa, Alfredo Bazoli, Virginio Merola, Pina Picierno, Giorgio Gori, Elisabetta Gualmini e Pierfrancesco Maran. Anche Sinistra per Israele aderisce a entrambe le iniziative: è un fatto molto rilevante. Così come va vista bene la novità della ripresa di rapporti tra Matteo Renzi e Carlo Calenda, rapporti che in questi giorni sono molto stretti. Rinasce il Terzo Polo? No. La convergenza su Gaza non prelude a un cambio di strategia né da parte di Italia Viva, che si considera dentro il centrosinistra, né da parte di Azione, che resta fuori dai due poli. Questo almeno sul piano generale.
Ma va colta la novità di un Renzi che per la prima volta da tempo si smarca platealmente dal trio Schlein-Conte-Fratoianni: lo fa ovviamente perché c’è una questione di merito su un problema epocale come quello della guerra tra Hamas e Israele e le sue conseguenze terribili che il mondo sta vedendo con costernazione; ma forse lo fa anche perché Italia Viva ha bisogno di cominciare a caratterizzarsi nel centrosinistra, pur non mettendo in discussione la sua appartenenza a quel campo. Soprattutto se, come pare, si va verso l’eliminazione dei collegi uninominali, Renzi ha bisogno di superare quello che sarà lo sbarramento (tre per cento?) e dunque di correre con un suo profilo riconoscibile. È da vedere cosa succederà dopo le giornate del 6 e del 7 giugno, ma l’impressione è che nel centrosinistra qualcosa di nuovo stia venendo avanti: un riequilibrio politico della linea radicale del trio Pd-Avs-M5s. Su una questione del peso di Gaza, altro che Genova.