Dopo il grande successo dell’edizione di novembre, MdS Editore ripropone Parole a Tavola, la serata che intreccia letteratura e convivialità in un’esperienza pensata per far incontrare lettori e autori in un contesto informale, caldo e partecipato.
Un appuntamento che ha già dimostrato quanto sia forte il desiderio di ascoltare storie dal vivo, condividere emozioni e vivere i libri come occasione di relazione.
Il nuovo incontro si terrà domenica 1 marzo alla Fattoria l’Olmetto, un luogo immerso nel verde e ricco di atmosfera, con un tocco di poesia
Mercoledì 11 febbraio alle 21:15, al Circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano

Chi non ha mai abbinata la carta geografica della Scandinavia ad un orso che si butta dalla Finlandia nel Mar del Nord con il muso e il dorso della Norvegia e il corpo della Svezia?
Mi sentivo così bramoso e felice del nuovo lavoro, e quindi viaggio, che mi sono dimenticata a casa la macchina fotografica. Avevo foto di leoni in tutte le pose, di anatre di forme e colori mai visti prima, di torri e chiese, di costumi e processioni e primitivi abiti, ma desideravo i “fiordi” e quella era la loro terra condensata in quel tozzo “muso norvegese” e quindi ho la Norvegia nell’album cerebrale dei ricordi!
La foto che vi mostro è stata scattata da una ragazza, la figlia del signore anziano alle mie spalle (l’altro è un collega lucchese) che volle ospitarmi a casa sua per parlare (in italiano) del mio paese che amava tantissimo. Una strana cena con pietanze nuove, una strana inusuale ospitalità con la ragazza non più tanto giovane che cercava sempre di tenermi la mano e che mi chiese una cosa che non mi sarei mai aspettato:
“dai Umberto, cantami una canzone, voi italiani siete magici con il canto!”
Mi prese un terrore mai provato, faccio e facevo di tutto…ma cantare no! Mi venne un groppo in gola ma Agata insisteva così tanto che scelsi “O sole mio” dove i gorgheggi mi sembravano sopportabili.
Al Circolo (al “Grubbe”) ti avrebbero preso a scarpate, ma a Stavanger, dopo una fila di bicchierini, mi sopportarono e mi baciarono anche! Ritorniamo ai fiordi.
Avevo fatta amicizia con il padrone di casa, un contadino che tutte le mattine andava nelle fattorie sparse sui pendii che sovrastavano i fiordi per la “raccolta” del latte. Uso questa parola perché il latte veniva lasciato al cancello della casa, che era molto in alto, in uno due taniche e altrettante vuote ne venivano rimesse, ma se era un lavoro simpatico e nuovo per me, non era affatto piacevole andare correndo sulle strette strade a precipizio sul mare dove c’era appena posto per un furgoncino e le curve non ti facevano vedere chi veniva dall’altro verso.
Curva presa velocemente, un’altra macchina arriva di fronte, vai ci siamo accidenti a me e le novità, uno slargo nel lato monte e… niente freni, io di qua e te di là, ciao ciao!
Questo è niente. La strada scende in tornanti, arriva al mare, c’è un pontile con in fondo un battello a “culo aperto” dove entra il nostro furgone e che parte subito per l’altra riva.
Alice era quella nel “paese delle meraviglie”?
Ero ma io!
Le scoperte di questo magico paese non sono finite.
I funghi!
Amanite rosse che sembravano ombrellini da sole, solo da guardare ma belle, e “morecci” di chilo con cappelle come pani sbruciacchiati, gambi come pali della luce affettati…e nessuno li mangia! Un giorno andai su per la collina dove c’era un bosco e ne feci una borsata, non dovevo farmi prendere dalla frenesia, non avrei saputo dove cuocerli. Tentai con un focherello di legnetti sulla terrazza destando meraviglia nel padrone di casa: “ahh gli italiani”
I pesci!
Al porto c’erano bambini che pescavano pesciolini che poi mettevano come esca per prendere pescioni, in vasche c’erano merluzzi o razze simili, vivi, e i clienti sceglievano i prescelti messi poi a forza in borse o decapitati a seconda la cottura. Non c’era niente che non provenisse dal loro mare e nessuno urlava: pesce, pesce fresco!
Ci mancava!
A me mancava la rena con le arselle, per il resto paese da sogno, lontano da Stoccolma, Londra, Parigi, Varsavia, Nairobi, Johannesburg, Caracas o Bogotá, Damasco o Istanbul.
Stavanger, non sei un’isola, ma di mare, stranamente, ne hai di più!