Il 15 aprile, presso l'Auditorium della Biblioteca Civica Agorà di Lucca, durante l'evento nazionale Paper Week 2026, Gavia (Paola Pasqualetti) ha presentato un manoscritto in carta riciclata e rilegato a mano, intitolato "Almeno te sei sorella di Paolo - Emozioni fermate".Si tratta di un "manufatto artistico", un libro-quaderno in copie numerate su carta riciclata, rilegato a mano con un acquarello in copertina, in cui Gavia ha raccontato fatti, emozioni, ricordi della sua vita.
Tra il cibo e il desiderio, noi donne intratteniamo una relazione profonda, complessa, spesso ambivalente.
Una storia d’amore e controllo, di piacere e vergogna, costruita in secoli di educazione al sacrificio, alla moderazione, alla rinuncia. Siamo cresciute con l’idea che “una donna perbene” debba contenere i propri appetiti, a tavola come a letto. Ma contenere cosa? Il desiderio di vivere pienamente nel proprio corpo?
Ogni boccone può essere un atto di resistenza o di auto-punizione, un gesto di cura o una risposta al giudizio sociale che, ancora oggi, ci vuole leggere attraverso il nostro aspetto. Il cibo ci è stato concesso come spazio d’amore, nelle cucine delle madri e delle nonne, ma anche imposto come luogo di servizio.
Ci è stato insegnato a nutrire gli altri prima di nutrire noi stesse. E anche quando ci concediamo un piacere, ci viene chiesto il conto in termini di peso, controllo, moralità.
In questo intreccio di cultura patriarcale, il cibo è diventato simbolo della nostra sessualità repressa, dei nostri corpi sorvegliati, del nostro desiderio taciuto. Le diete come rituali di purificazione, i sensi di colpa dopo un dolce, le strategie per nascondere la fame, fame vera, fame di riconoscimento, di amore, di libertà.
Ma oggi, qualcosa cambia. Sempre più donne rivendicano il diritto a mangiare, godere, desiderare. Riscopriamo la cucina come spazio nostro, non di servizio, ma di libertà creativa e sensuale. Rifiutiamo di essere misurate solo da ciò che il nostro corpo rappresenta per lo sguardo altrui. Vogliamo corpi vivi, non perfetti. Fame onesta, non controllata. Piacere condiviso, non colpevolizzato.
Riconoscere la nostra fame, di cibo, di amore, di sesso, di giustizia, è un atto politico. È rivendicare il diritto a esistere con pienezza. Ed è proprio attraverso questa consapevolezza che trasformiamo la nostra relazione col cibo in un atto di autodeterminazione.
Non siamo più prigioniere del giudizio. Siamo donne che scelgono. Che mangiano. Che desiderano. Che vivono.
Greta Sofia Martinelli