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Dopo il grande successo dell’edizione di novembre, MdS Editore ripropone Parole a Tavola, la serata che intreccia letteratura e convivialità in un’esperienza pensata per far incontrare lettori e autori in un contesto informale, caldo e partecipato.

Un appuntamento che ha già dimostrato quanto sia forte il desiderio di ascoltare storie dal vivo, condividere emozioni e vivere i libri come occasione di relazione.

Il nuovo incontro si terrà domenica 1 marzo alla Fattoria l’Olmetto, un luogo immerso nel verde e ricco di atmosfera, con un tocco di poesia

Terremoto a Bruxelles: Federica Mogherini è in manette. .....
. . . quindi ne ho vita passare acqua di sotto i ponti .....
Appunto, non è pertinente ma le si addice pienamente. .....
. . . non so se è pertinente ma non sapevo come poter .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Mercoledì 11 febbraio alle 21:15, al Circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano 

per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
OCCHI, OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
di Venanzio Fonte
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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OCCHI, OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
di Venanzio Fonte
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Una Persona al di fuori del tempo
(Testo per brano musicale poetico)


Seduto al freddo piove o neve
Ma non ti nota quella gente
Con il tuo sguardo .....
MI DICESTI UNA VOLTA CHE SARESTI STATA MIA PER SEMPRE
ED ERO COSI CONVINTO CHE IL TUO AMORE
NON SAREBBE MAI MORTO
MA ORA TE NE SEI ANDATA E HAI TROVATO .....
Di Mario Lavia
Contaminazione populista-Schlein non vuole cedere la sinistra a Conte e Fratoianni e quindi diventa come loro

18/6/2025 - 10:43

Contaminazione populista - Schlein non vuole cedere la sinistra a Conte e Fratoianni, e quindi diventa come loro.


Il gruppo dirigente del Pd vuole tenere dentro tutti, compreso l’elettorato estremista e antieuropeo dei suoi alleati. Non si capisce il perché di questa decisione, che taglia fuori quel gruppo di riformisti ancora poco decisi nel capire come comportarsi rispetto alla segretaria

Un chiodo fisso dell’attuale gruppo dirigente del Partito democratico è quello di tenere dentro tutti: fa parte del mito della nostra gente, espressione tipica – «la nostra zente» – degli emiliano-romagnoli che al Nazareno comandano e che infatti è spesso adoperata anche da Elly Schlein, è come un sentore di ditta che permane al tempo dei dirigenti un po’ no global di oggi.

Così si spiega la scelta di essere in qualche modo presenti alla manifestazione del 21 giugno cui il Pd non aderisce, a differenza dei nuovi pacifisti guidati da Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni, la coppia alla quale il Partito democratico non intende regalare la rappresentanza, appunto, nemmeno di un’oncia della sua zente.

Quando vede che un corteo è promosso dalla Cgil, sempre più braccio organizzativo della nuova sinistra Pd-M5s-Avs, dall’Arci, da sigle che si riallacciano al vecchio collateralismo di epoca Pci, nella sede del Nazareno scatta il riflesso condizionato: dobbiamo esserci anche noi. Anche a costo di palesare qualche piccola contraddizione. Si griderà contro la Nato? E vabbè, che vuoi che sia. Contro il Piano di riarmo fatto proprio dal Parlamento europeo, anche dai socialisti, anche, seppure tra mille convulsioni, dal Pd? Un momento: è Peppe Provenzano, responsabile Esteri, a dire a Linkiesta che no, il Partito democratico quel Piano, che tra l’altro «è finito», non l’ha mai votato. Strano, tutto il mondo aveva capito che era andata come ha scritto il Sole24ore quel giorno, il 2 aprile: «No all’emendamento a favore del riarmo e sì nel voto finale sulla “Relazione annuale sulla politica di sicurezza e difesa”. Questa la mediazione che ha evitato nuove spaccature, dopo quella lacerante di alcune settimane fa, nella delegazione Pd in Europa guidata da Nicola Zingaretti».

Quella Relazione conteneva il recepimento del Piano. E infatti ancora ieri Repubblica scriveva così a proposito della manifestazione di sabato 21: «La piattaforma è contro il piano di riarmo europeo, bocciato al Parlamento europeo da M5s e Avs, e sul quale il Pd ha mosso critiche, pur votandolo». Provenzano, che non ha voluto parlare sulla questione della manifestazione, ci ha detto però che abbiamo tutti capito male.

Al di là di queste schermaglie emerge il punto politico. La strategia di Elly Schlein è chiara: recuperare tutti gli elettori di sinistra in un tempo in cui soffiano forti quei venti radicali e populisti, che possono essere facilmente intercettati da Alleanza Verdi-Sinistra e Movimento 5 stelle, più pronti alla contaminazione con l’estremismo antieuropeo e neo-terzomondista dell’arcipelago pacifista.
Schlein non se la sente di dare battaglia alla sua zente. Meno che mai Pier Luigi Bersani, che sarà in piazza. Non dirige le masse, ne è diretta. Un tempo non sarebbe passato per la testa non diciamo a Enrico Berlinguer e Giorgio Napolitano ma neppure a Massimo D’Alema, Achille Occhetto, Walter Veltroni e meno ancora a Pierluigi Castagnetti, Arturo Parisi, Franco Marini di condividere un centimetro di marciapiede con quelli di Potere al popolo che il 21 grideranno “fuori l’Italia dalla Nato” o “Israele assassina”.

Il problema è che non si capisce dove vengano prese decisioni tipo questa, appunto, di mandare qualcuno a un corteo che sarà dominato da slogan estremisti. Chi decide? Un piccolo gruppo ancora più ristretto della segreteria.

La colpa non è di Schlein. La colpa è di chi dissente dalla sua linea. I riformisti, sempre in attesa di capire cosa fare, di individuare il momento buono per chiarire la situazione una volta per tutte. Naturalmente i riformisti staranno alla larga dal corteo di sabato:

«Viviamo in un’epoca carica di paure e incertezza – ci ha detto Lia Quartapelle – l’Europa è la nostra prospettiva e il nostro futuro. Per questo, è cruciale partecipare alle decisioni europee sulla difesa e sulla sicurezza, per influenzarne gli esiti a partire dal piano von der Leyen. Non parteciperò quindi a una manifestazione che si chiama fuori da questo sviluppo dell’integrazione europea».
Sempre a proposito della minoranza riformista, c’è una novità non trascendentale ma che ha una sua importanza: in una riunione dei riformisti dem che si è tenuta lunedì, si è deciso di procedere a un chiarimento definitivo con Stefano Bonaccini sul suo ruolo di leader della minoranza dopo che progressivamente si è avvicinato a Schlein, secondo alcuni troppo, ed è ora di sciogliere questo nodo.

 



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