Nato da un’esperienza di servizio civile al Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, il volume racconta con dolcezza il tema della scoperta e della crescita. Giulia Borghi è la più giovane autrice della casa editrice.
Un racconto tenero, luminoso e profondamente autentico, nato da un’esperienza concreta vissuta nel cuore del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli.

Sempre più donne si ritrovano a desiderare un corpo più magro. Un desiderio che non nasce solo da una questione di salute, ma spesso da uno sguardo esterno che giudica, misura, pretende.
Molte iniziano con le diete: restrittive, faticose, frustranti. Provano ogni metodo possibile, incontrano nutrizionistə, seguono consigli contrastanti, alternano speranze e fallimenti. E quando il corpo non risponde come dovrebbe – o meglio, come ci si aspetta che risponda – la delusione si trasforma in colpa.
Così, alcune arrivano alla chirurgia. Liposuzione, bendaggio gastrico, palloncino intragastrico. In certi casi, si arriva a interventi più invasivi e definitivi: riduzione dello stomaco, bypass gastrico. Soluzioni drastiche che modificano per sempre il corpo, lasciando segni visibili e invisibili.
Ma cosa ci sta dietro a questa scelta? Cosa ci porta a vedere nel nostro corpo un nemico da correggere, da tagliare, da ridurre? Ci chiediamo mai se, prima di cambiare il corpo, non sarebbe il caso di ascoltarlo? Di costruire con lui un dialogo gentile, paziente, affettuoso?
Perché non è possibile amare un corpo che si subisce. Non si può entrare in armonia con sé stesse se non si accoglie ogni parte di sé, anche quelle che la società definisce "sbagliate".
Ogni cicatrice è una storia: racconta il dolore, la fatica, la speranza. Ma può anche raccontare l’assenza di una cura profonda, quella che parte dall’anima, dalla mente, dalla consapevolezza.
E allora, prima di affidarci al bisturi, fermiamoci. Chiediamoci: chi ha deciso che il mio corpo non va bene? Per chi sto cercando di essere più magra? Che cos'è davvero la salute?
Essere donne in una società che ci impone modelli impossibili è già una sfida. Ma possiamo scegliere di volerci bene. Possiamo scegliere la cura, non la punizione.
Possiamo scegliere l'ascolto, non il controllo. Perché il corpo non è un progetto da rifare, ma una casa da abitare.
Giovanna Loccatelli
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