Nato da un’esperienza di servizio civile al Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, il volume racconta con dolcezza il tema della scoperta e della crescita. Giulia Borghi è la più giovane autrice della casa editrice.
Un racconto tenero, luminoso e profondamente autentico, nato da un’esperienza concreta vissuta nel cuore del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli.

In Francia è l’ora dell’incertezza. Gli scenari: decisivi i socialisti
Il prossimo premier verrà dal centro o dai riformisti. È l’unica alternativa possibile allo scioglimento
Roma, 9 settembre 2025 – Con la sconfitta del governo Bayrou si apre una fase di incertezza. Si tratta della terza crisi parlamentare sotto la V Repubblica, ma mentre le due precedenti (Pompidou 1962, Barnier nel 2024) provenivano da mozioni di sfiducia dei gruppi di opposizione, in questo caso è stato Bayrou a porre la fiducia per verificare se fosse ancora in grado di governare, vista la necessità di varare un bilancio austero con mobilitazioni sociali. Non volendo tirare a campare ha preferito lasciare in modo solenne. Il nodo sta nella composizione dell’Assemblea uscita dalle elezioni 2024, che è in sostanza formata da cinque forze: le estreme dei lepenisti e dei seguaci di Mélenchon, i centristi macroniani, che hanno ai loro lati i Repubblicani sul centrodestra, socialisti e verdi sul centro-sinistra. Per riuscire a governare, posta la irresponsabilità delle estreme, le uniche soluzioni passano per accordi che vadano dai Repubblicani alla sinistra riformista passando per il centro macroniano. La legislatura è iniziata col governo Barnier, spostato sul centrodestra, anche perché in quella fase socialisti e Verdi facevano fatica a staccarsi da Mélenchon; si è poi passati a Bayrou, una delle personalità del centro macroniano; ci si attende infine un esecutivo con un premier a cavallo tra centro e sinistra riformista, l’unica alternativa allo scioglimento.
Sullo sfondo l’appuntamento centrale, dato che Macron non si dimetterà anzitempo, resta quello delle Presidenziali 2027, dopo le quali, con tutta probabilità, il neo-eletto scioglierebbe l’Assemblea per sperare sul fatto che gli elettori (come sempre accaduto dal 2002, tranne che nel 2022) nelle successive elezioni parlamentari gli potrebbero dare una maggioranza coerente a suo sostegno, rimettendo il sistema nella sua fisiologia. Questo ammesso che non si producano nel frattempo due variabili che potrebbero mettere in discussione questo esito. Il primo è l’adozione di un sistema proporzionale per impedire che qualcuno possa vincere in modo chiaro le elezioni parlamentari, al fine di rendere stabile un sistema basato sull’aggregazione al centro, in particolare stabilizzando l’autonomia della sinistra riformista da Mélenchon e che continui a tagliare le ali estreme. Si teme altrimenti che un’estrema possa vincere da sola.
Ma cosa accadrebbe se Le Pen e Mélenchon, che non sono sommabili in positivo, con la proporzionale avessero insieme la maggioranza? Non sarebbe questa paralisi un male maggiore? Il secondo è una navigazione debole del nuovo governo successivo a Bayrou che potrebbe portare a uno scioglimento prima delle Presidenziali, dall’estate 2026. In quel caso, visto che l’Assemblea ha una durata minima di un anno, il presidente eletto nel 2027 non potrebbe sciogliere di nuovo e quindi la formazione di una maggioranza coerente per effetto di trascinamento non vi sarebbe. La formazione di un nuovo governo, la cui chiave sta oggi nei Socialisti, può quindi essere un passaggio positivo, ma a patto di evitare questi due rischi.
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