Dopo il grande successo dell’edizione di novembre, MdS Editore ripropone Parole a Tavola, la serata che intreccia letteratura e convivialità in un’esperienza pensata per far incontrare lettori e autori in un contesto informale, caldo e partecipato.
Un appuntamento che ha già dimostrato quanto sia forte il desiderio di ascoltare storie dal vivo, condividere emozioni e vivere i libri come occasione di relazione.
Il nuovo incontro si terrà domenica 1 marzo alla Fattoria l’Olmetto, un luogo immerso nel verde e ricco di atmosfera, con un tocco di poesia
Mercoledì 11 febbraio alle 21:15, al Circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano

Nella mia vita ho pianto tanto. Ma tanto davvero. C’è stato un periodo in cui ero una specie di spugna emotiva: non solo assorbivo le mie complicazioni (che già non erano poche), ma mi prendevo pure carico delle disgrazie altrui. Come se non bastasse la mia vita, mi caricavo anche quella degli altri. Un talento speciale nel complicarsi l’esistenza!
Ero fragile, ipersensibile, mi sembrava che il dolore arrivasse fino all’anima. Tutto era grigio, pesante, soffocante. Mi sentivo schiacciata dal mondo, con quel peso fisso sul petto che non ti lascia respirare. Ogni piccolo imprevisto, ogni parola storta sembrava solo confermare: “Ecco, vedi? La tua vita è tutta così”.
Poi, all’improvviso, qualcosa è cambiato. È stato come svegliarsi una mattina e scoprire che i colori erano tornati. Non so dire come sia successo, ma il cuore si era fatto più leggero, il petto meno oppresso. Ho avuto quasi l’impressione di aver pianto talmente tanto da aver finito la scorta di lacrime. E, paradossalmente, proprio lì ho iniziato a respirare di nuovo.
Da quel momento ho cominciato a guardarmi intorno con occhi diversi. Ho incontrato persone che, senza saperlo, mi hanno regalato pezzi preziosi: la loro leggerezza, l’allegria, la capacità di ridere delle piccole cose. Ho assorbito buonumore e positività come un terreno assetato che finalmente riceve acqua.
È stata una vera e propria rivoluzione dentro di me. Non solo ho imparato a ridere di più, ma ho anche scoperto che il dolore può essere parte della vita, non il suo fulcro. Così, mentre mi allontanavo dal passato, ho capito che le lacrime – pur importanti – non definivano completamente chi fossi. Erano solo il filo di un tessuto ricco e variegato, sul quale ho iniziato a ricamare nuove esperienze ed emozioni.
Ho capito che piangere non è un segno di debolezza: è il modo con cui le donne fanno spazio dentro di sé per la rivoluzione successiva. Ho finito le lacrime, ma non la forza. E quella, credetemi, non si esaurisce mai.
Il pianto mi ha insegnato che le donne non si rompono: si trasformano. E quando smettono di piangere, sanno ridere ancora più forte.
Piangere mi ha salvata. Ma ridere, oggi, è la mia più grande vendetta.
Greta Sofia Martinelli
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