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Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.

Signora mi scusi ma glielo devo dire: invece di tegameggiare .....
In un momento come questo, con un evidente crisi .....
Quali sarebbero le leggi violate da Salis in questo .....
. . . ci sono le leggi approvate dal Parlamento e fatte .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
Il dolce tepore dei raggi
del sole
che ha schiuso le gemme
degli alberi da frutto
Ha destato i narcisi e le viole,
e risvegliato
lentamente in .....
lì abbiamo contati i " pippoli " ? Direi che sono circa 15 milioni. . .
none_o
La nebbia avanza.

16/11/2025 - 16:24


Ar Serchio

 
T’ariòrdi ‘r mi’ nonno araccontava
‘vando, tornato stracco dar barchetto,
a noi bambini, avant’e missi a lletto,
la fame e ‘r freddo di scordà’ tentava?  
 
“Un protone da Roma di sordati
arrivonno a ’n pelino dalla proda.
L’utimi, cor broccassi della ‘oda,
chiesino -ma perché ci siam fermati?-
 
Dar primo della fila coll’insegna
risonò -c’è Esare- che ffrenava
e di facci de’ ponti ‘un si trattava
che barche e pali ‘un c’era, o artra legna.
 
-Cos’è, cos’è che ‘ntoppa?- dissen tutti.
-Cesare, Cesare- gridonno ‘n coro,
e ‘ver nome, portato coll’alloro,
risonò pari a ‘vello di ‘ve frutti”.
 
Così Auser o Esar o cchi ttu sia,
ti ritrovasti a esse’ ‘mperatore,
‘vando e romani ti pensonno appóre
una “ci” ‘n capo come ‘na ciacìa.
 
Ma cosa fanno storia e giografia?
Insegnin cose ch’àmpriano er metìdio,
ma la ‘urtùra ha anco ‘r su’ fastidio
e ‘un sa ppiù ‘ndove ‘r còre nato sia.
 
‘Un vò sapé’ se ssopra o ssotto Dalli
er Serchio nasce come pisciatina
per a Vecchiano indà’ nella Marina
senza ‘un avé’ commesso du’ o ttre falli.
 
‘Un vò’ sapé’ se per attrabaccàllo
‘vanti fiorini o llìlleri enno spesi
per mandallo ‘n Quarcònia da’ lucchesi
o se ‘r diavulo un ponte seppe fallo.
 
‘Vand’andava cor su’ amïo Arféo
pe’ ffa danni ‘nfino a Vïopisano,
si scomodonno Lucca e San Frediano,
ma la ‘osa a mme… ‘un m’interessa un béo.
 
Rïordo solo delle tu’ pedate
che montavin le donne der paese
per indà’, cor sapone e cor turchese,
a llavà’ teli, panni e scamiciate.
 
Rïordo la tu’ ghiaia e lla tu’ rena
che ‘r nonno a ppala a mmucchi accatastava,
se inverno o estate certo ‘un importava,
per avé’ ‘vella lira per la cena.
 
Rïordo ‘ barbi e llasche a ppesacchiate
prese con canne lunghe di filata,
un amo, un bécio, filo… ‘na gugliata,
e lle gambe da’ rovi sciagattate.
 
Rïordo e tuffi, schizzi e lle notate
fatte nelle tu’ acque sempre ‘hiare
ch’erin bone da bbé’ fin quasi ar mare
e cche campavin tante famigliate.
 
Rïordo ‘r Rossi, Arzavolino e Argante
che pescavin la notte cor retone
e lle eppie liscose ch’erin bone
colle bocce der vino ch’erin tante.
 
Rïordo che con tutto si pescava:
bettibèlli, tramagli e lle fascine,
nasse e ccorde, ripaiòle e bilancine,
e Pattana ch’ar mare attraversava.
 
Il rïordo più bello era alla fine,
là sulla spiaggia, ar sole nsulla rena,
dov’amore metteva la ‘aténa
colle più grandicelle ragazzine.
 
Ora cosa c’è che devi arrïordà’?
Der traffïo ar mare che Firenze bròcca?
De’ motori che ‘mpallano la Bocca?
O delle cee che ‘un si po’ ppiù pescà?
 
O forse er meglio è d’arrïordassi
delle cicce che fanno la rimbocca,
della murta che Ccraudio ti stiòcca
se la vettura metti avant’a ‘ passi?
 
C’è mma semmai da non dimentïà’
di legà’ barch’e remi coll’ucchetto
pe’ non dovello prende’ ‘nder fiocchetto
e ‘ ragnoline allamate arrimpiattà’!
 
Funit’è lla mi’ storia o ruscelletto.
Chèo ti fece doventà leggenda
e ben lo sa chi mangia la pulènda
che lle tu’ anguille ‘un hanno mai defètto.
 
Se perso hai la “ci” come ‘r mi’ dialetto
per noi resterai sempre ‘mperatore
di tutti ‘ fiumi, acque e der mi’ ‘òre
anco se scorci come ll’Ozzeretto.
 
“Er sangue ‘un è acqua!” dïano tutti,
‘vella der Serchio a mme pperò mi sembra
linfa per er mi còre e per le membra
e senz’Esare…sarebbin giorni brutti!
 
Serchio, ‘vesto è che sento da bbambino:
la tu’ pelle ‘vando la mia mi tocca
effetto è come bbacio ‘nsulla bocca,
perell’artri,..‘vella solo d’un…bacino.

 
 
Così scrissi vent’anni fa a corredo di un libro che doveva parlare solo di animali con poesie dialettali, ma che non poteva tralasciare anche i ricordi della mia vita passata sul Serchio, vita raccontata nel mio primo tentativo di scrittore con ”Dai ponti al mare”.
I ricordi della gioventù, sia belli che brutti, non si dimenticano anche se sono passati tantissimi anni, non come le chiavi o il telefonino appesa usato, e sono solidi appigli quando la “malvagia” realtà dell’età o della malattia ti stringono e non danno respiro, ma io dico come diceva mio nonno:

“quando devo morì … ci voglio esse’ anch’io”.
 

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4/12/2025 - 6:12

AUTORE:
Sonia

Cara Matilde grazie di aver chiesto quello che avrei fatto già da qualche giorno, ma non osavo farlo.
Guardo spesso con trepidazione quest'angolo di vita nella speranza di un cenno, di un piccolo segnale, di una briciola di presenza. Mi manca tanto tutto ciò che ha animato anni mesi giorni di "cure amorevoli"...con cui Umberto ha nutrito i nostri cuori e dilettato lo spirito.

3/12/2025 - 19:04

AUTORE:
Matilde Baroni

Umberto carissimo, a noi che apriamo con speranza questo spazio tuo da sempre ogni tanto ci mandi un saluto? Se ti costa troppa fatica lo puoi far fare da tua moglie che per prima ci ha presentata la situazione? Non tutte le persone che ti seguono, ammirano, stimano e oggi un po' patiscono con te hanno confidenza con la tua famiglia da disturbare e chiedere.
Grazie e che tutto vada per il meglio.

20/11/2025 - 8:50

AUTORE:
Sonia

"La vita passa e noi la lasciamo passare come l'acqua del fiume,
e solo quando manca,
ci accorgiamo che manca"

"Anche noi come l'acqua che scorre,
siamo viandanti in cerca di un mare"

"La vita è anche questo:: disperdersi aspettando qualcosa che forse non arrivera mai,
e gioire per qualcosa che arriva a sorpresa, in un giorno qualunque, senza averlo mai aspettato"

Non possiamo tornare indietro se abbiamo sbagliato.
È la legge della vita che scorre come l'acqua di un ruscello senza ritorno"
(Grazia Deledda e altri)

Ognuno di noi è quel piccolo rio che si unisce al ruscello che va in cerca del fiumiciattolo che va alla ricerca del fiume che va alla ricerca del mare...(sonia)

E i fiumi non sono tutti uguali: dai nani ai giganti...e tu col tuo amato Serchio sei una forza della natura inarrestabile, caro Chiube.

19/11/2025 - 17:53

AUTORE:
Matilde Baroni

La nebbia sta avanzando fitta, sempre più fitta è vero e noi carissimo Umberto che la vita l'abbiamo sempre voluta guardare in faccia invece che brancolare nel buio accendiamo i fari antinebbia, quei fari che ci faranno vedere, non evitare, ma vedere dove stiamo andando. Quei fari per me sono :solidarietà, utilizzo delle esperienze altrui, intelligenza emotiva, uso di tutte le risorse a disposizione, cooperazione, condivisione del bello e del brutto, tenacia, empatia e simpatia anche per le buche e i pietroni che quei fari ci stanno facendo vedere.
E come sempre indispensabile un bel po' di fiduciosa speranza.

18/11/2025 - 9:42

AUTORE:
Sofy

Quando con l'esempio,
con la parola, con cultura,
e con la poesia
si tocca il cuore
suscitando ricordi e nostalgia...
caro Chiube è una grande soddisfazione:
meritata, motivata dalla passione che t'ha accompagnato per tutta la vita.
Sei un grande, e te lo dico
con ammirazione infinita!

17/11/2025 - 12:09

AUTORE:
23 quartine

Caro amico Chiube, ormai ti conoscono con questo nome, bada bene –nome- non soprannome, sei un vero Bagarana e come Lui dormivi e vivevi in una baracca sul Serchio dove ospitavi gli amici che volevano assaporare una vita selvaggia. Siamo venuti in tanti (due o tre alla volta) a passare una notte con la magia del Serchio di notte, i rumori, i pesci che saltavano, le secchiate che ci tiravamo, le guancialate prima dormire (?) e le risate e poi… via con indimenticabili ricordi.
Siamo rimasti in pochissimi a ricordare quelle notti, chi è andato lontano da Migliarino, chi è andato…portandosi in cielo il riflesso blu del Serchio.
Chiube, le tue 23 quartine, 92 righe di puro sogno, sono da ricordare con la speranza che rimangano nei giovani.

16/11/2025 - 18:38

AUTORE:
Sofy

Il mio di nonni diceva invece che: "la morte ci deve trovà vivi!"
Caro Umberto la nebbia sarà anche romantica, col suo stendere un velo sulla natura,
ma in tanti la temono perche' mette paura
o dà un senso di smarrimento
se non addirittura
di sgomento.
Dove l'occhio non vede
il cuore batte all'impazzata, perche' non si sa quale trovata capita davanti
a fà l'improvvisata!
A me personalmente
le sorprese
non sono mai piaciute,
preferisco sapere le cose,
quelle conosciute
e magari spiegate,
ben capite e ben comprese...
perche'non ho pretese
e non mi aspetto certo più
di compiere imprese,
sia pure minime o minuzie...
Le nostre astuzie, caro mio,
sono ormai ridotte all'osso,
anche quello riciucciato,
non ci resta quindi
che affidarci al fato
e che sia generoso,
che tenga in conto
quel ch'abbiamo dato!