Nato da un’esperienza di servizio civile al Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, il volume racconta con dolcezza il tema della scoperta e della crescita. Giulia Borghi è la più giovane autrice della casa editrice.
Un racconto tenero, luminoso e profondamente autentico, nato da un’esperienza concreta vissuta nel cuore del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli.

SE E’ INGIUSTA NON E’ PACE
L’evoluzione della guerra in Ucraina, aggravata dalle posizioni convergenti di Trump e Putin, conferma ciò che Europa e NATO sostengono fin dall’inizio: il Donbass, così come la Crimea nel 2014, è stato soltanto un pretesto usato da Putin per rimettere in discussione, con la forza, l’ordine politico e strategico mondiale.E ha iniziato dall’Europa, colpendone l’anello più fragile, l’Ucraina, un Paese fuori da UE e NATO, ancora segnato da una democrazia giovane e instabile.Con Trump, un affarista spregiudicato, la guerra di Putin mostra chiaramente il suo obiettivo, non compreso solo da chi non ha voluto vedere: il mondo sta andando verso un ordine globale privo dei vecchi principi etici che, pur con tutte le contraddizioni, avevano permesso all’Occidente di vivere in democrazia.Oggi il capo dell’Occidente è diventato ostile ai suoi stessi alleati, che tratta come beni personali da concedere o cedere in cambio di un posto più ricco nel nuovo equilibrio globale. In questo scenario, i confini dei Paesi più deboli appaiono destinati a diventare fragili e sacrificabili, mentre il potere reale sarà nelle mani di pochi gruppi economici globali.Così come l’Occidente ha abbandonato l’Afghanistan, con una decisione presa durante la prima presidenza Trump, sciaguratamente eseguita da Biden, sembra ora pronto a fare lo stesso con l’Ucraina. La conclusione è amara: non esiste più una patria da difendere in nome della libertà, ma solo la ricchezza di pochi potenti imposta con violenza e soprusi.
A chi immagina che il piano "di pace" Trump – Putin porti la pace è bene ricordare cosa sarebbe del popolo ucraino, russofoni compresi, schierati in maggioranza con il russofono Zelensky, secondo le parole di due tra i principali ispiratori politici del criminale del Cremlino.Timofey Sergeitzef, uno tra i più accreditati consiglieri politici di Putin, scrive un articolo pubblicato da RIA Novosti il 4 aprile 2022, dopo 40 giorni dall’aggressione, per informare il mondo su cosa la Russia intenda fare dell’Ucraina dopo averla conquistata. Spiega bene in cosa consista la pace russa.
Scrive Sergeitzef: "Denazificazione significa de-ucrainizzazione. La storia dimostra che l'Ucraina non è uno Stato naturale, ma i tentativi di costruirla come Stato l’hanno naturalmente portata al nazismo. Gli ucraini sono un costrutto artificiale anti-russo. Non dovrebbero più avere un'identità nazionale. Un Paese denazificato non può essere sovrano. Denazificazione dell'Ucraina significa anche la sua inevitabile de-europeizzazione"."L'élite politica ucraina deve essere eliminata perché non può essere rieducata. Gli ucraini devono sperimentare tutti gli orrori della guerra e assorbire l'esperienza come lezione storica ed espiazione della loro colpa. Tutti gli ucraini che hanno preso le armi devono essere eliminati, perché sono responsabili del genocidio del popolo russo"“La giusta punizione di questa parte della popolazione è possibile solo sopportando le inevitabili fatiche di una giusta guerra contro il sistema nazista, svolto con la massima cura e discrezione nei confronti dei civili”“Il territorio liberato e denazificato dello stato ucraino non dovrebbe più essere chiamato Ucraina. Naturalmente ci vorrà del tempo prima che le persone si riprendano dallo shock delle ostilità, la denazificazione durerà 25 anni, via il nome Ucraina e rieducazione per la popolazione".
"Per attuare il piano di denazificazione dell'Ucraina, la Russia stessa dovrà finalmente rinunciare alle sue illusioni europeiste e filo-occidentali, per realizzarsi come ultima istanza di protezione e conservazione dei valori del Vecchio Mondo". Seguono farneticazioni e minacce all’estensione della denazificazione e della pace russa all’Europa. Come dice Alexandr Dugin “Una Eurasia, da Lisbona a Vladivostok”.Dunque la minaccia alla sicurezza della Russia è pura propaganda. Le ragioni sono altre.Ce lo spiegano le parole di Alexandr Dugin, il Bannon russo ispiratore di Putin:“Quella di Putin in Ucraina è una guerra spirituale. E’ la guerra dei valori russi contro quelli occidentali, moderni e post-moderni. Abbandonarsi alle idee del peccato, alla norma della perversione, questo è un attacco contro la Russia e per questo bisogna cambiare il regime politico a Kiev per fare ritornare l’Ucraina nella sfera politica, militare e strategica russa, abbandonata in un momento di nostra debolezza”.Dunque emerge in tutta la sua evidente contraddizione il paradosso pacifista, perché costringere alla capitolazione l’Ucraina non porterà alla pace, ma il premio all’aggressore richiederà un aumento delle spese militari in un Europa ancora più minacciata.Noi siamo l'Europa, e tutte le sfide si affrontano e si governano su scala europea, perché i nostri competitor, Stati Uniti, Russia, Cina, India, hanno dimensioni in grado di cancellare ciascun singolo paese europeo.Dobbiamo quindi essere pronti. Trump gioca la sua partita contro di noi. A questo punto cosa faremo? L'unica soluzione è realizzare al più presto la nuova difesa europea finanziandola con gli eurobond, il debito comune, e non rifinanziare ciascuna spesa militare dei singoli Paesi.
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