Il 15 aprile, presso l'Auditorium della Biblioteca Civica Agorà di Lucca, durante l'evento nazionale Paper Week 2026, Gavia (Paola Pasqualetti) ha presentato un manoscritto in carta riciclata e rilegato a mano, intitolato "Almeno te sei sorella di Paolo - Emozioni fermate".Si tratta di un "manufatto artistico", un libro-quaderno in copie numerate su carta riciclata, rilegato a mano con un acquarello in copertina, in cui Gavia ha raccontato fatti, emozioni, ricordi della sua vita.
Referendum Giustizia, Ceccanti: “Il mio Sì è di merito, guai a votare per fazioni. La sinistra? Ha sbagliato sin dall’inizio”
Referendum Giustizia, intervista a STEFANO CECCANTI, costituzionalista ed ex parlamentare Pd, che voterà Sì: “L’organo che gestisce le carriere, cioè il Csm, non può essere unico. Le correnti vanno superate, per i magistrati avrei preferito il collegio uninominale al sorteggio ma è comunque un metodo legittimo.
Quanto all’Anm, non mi sarei costituito in Comitato promotore, è scelta che politicizza”
Lo si attende per la prima metà di marzo 2026. Nel mentre, i sondaggi alimentano calcoli, previsioni e proiezioni politiche che guardano dritte al 2027, quando il governo Meloni arriverà a scadenza. Il referendum confermativo sulla separazione delle carriere dei magistrati – che rinsalderebbe l’esecutivo in caso di vittoria o, con esito contrario, darebbe nuova linfa all’opposizione – divide la platea di magistrati, avvocati, costituzionalisti, tecnici e politici tra chi sostiene le ragioni del Sì e chi quelle del No. Divide destra e sinistra (lasciando ancora praterie e punti interrogativi al centro), divide giuristi ed esperti di una materia articolata, a tratti ostica e decisamente complessa.
Stefano Ceccanti, costituzionalista ed ex parlamentare Pd, è professore ordinario di Diritto pubblico comparato alla Sapienza di Roma. Di lui è stato scritto che, quando interviene sulle riforme istituzionali, non si comporta da “tifoso” ma argomenta nel merito, smontando e analizzando: a lui, che si dichiara a favore del Sì, FIRSTonline ha chiesto chiarimenti e pareri su alcuni tra i punti più dibattuti e contestati di questa riforma della Giustizia.
Professor Ceccanti, chi è contrario nel merito sostiene che, con la riforma Nordio-Meloni, ci sarà una carriera dei magistrati nella quale si entrerà con concorso separato, guidata da un Csm fatto tutto di pm e che si svolgerà interamente dentro la prospettiva dell’accusatore. Quindi, non potrà che essere una soluzione destinata ad aggravare quegli aspetti, chiamiamoli degli “eccessi giudiziari”, di cui sono accusati i pm medesimi. Cosa risponde?
“Si può essere favorevoli o contrari alla separazione delle carriere. Se si è favorevoli, l’organo che gestisce le carriere – il Csm – non può essere unico. A quel punto, c’è il problema dell’equilibrio in ciascuno dei due Csm tra magistrati e giuristi di estrazione parlamentare, che, per preservare autonomia e indipendenza, non può che essere analogo a quello attuale, prevalenza dei magistrati e vice-presidenza a un componente scelto dal Parlamento. Il rimedio agli eccessi, per chi crede nella separazione, sta appunto nella separazione. Una volta scelta quella strada, con due Csm, non si può che risolvere così il nodo della composizione”.
Il metodo del sorteggio per il Csm viene definito “un abominio” da chi non sosterrà la separazione delle carriere. Viceversa, c’è chi afferma, come Carlo Cottarelli, che “depoliticizzare impedirà di fare giochini”. Per lei può essere davvero un correttivo giusto ai difetti del correntismo?
“Il correntismo esiste e quindi lo status quo va superato. Io lo avrei superato, per quello che riguarda i magistrati, con il collegio uninominale e non con il sorteggio, che, tuttavia, è un metodo legittimo trattandosi di organo di gestione. Ma questo non impedisce di ritenere gli aspetti positivi della riforma complessivamente prevalenti”.
Vero è che la sinistra, con l’Anm, grida al pericolo democratico. Lei non ne vede?
“Discutiamo di questioni reali e non di fantasmi”.
A proposito di Anm: l’associazione dovrebbe accettare o no un confronto tv col Guardasigilli Nordio (che su questo tasto insiste a più riprese)?
“Al posto dell’Anm non mi sarei costituito in Comitato promotore, scelta che politicizza l’associazione. Una volta fatto quel passo, però, non si può esimere dai confronti”.
Lei, che è stato parlamentare del Partito democratico, ha detto che è incomprensibile il No dei dem. Secondo l’ex senatore Pd Luigi Zanda ci sono ragioni politiche evidenti che “obbligano” l’opposizione a votare No: in primis, il coinvolgimento pressoché nullo in Parlamento per quel che riguarda il testo; e poi, la mossa del governo che ha fatto chiedere il referendum ai propri parlamentari sollecitando così un voto di fiducia popolare.
“Mi scusi ma io sono un elettore, vengo convocato a votare in un referendum, mi studio il quesito e valuto su quello. Come si è arrivati a convocarlo non è un problema mio. Avrei preferito una riforma a due terzi e non essere convocato, ma così è.
La maggioranza si è chiusa?
Sì, ma l’opposizione ha proposto un compromesso: separazione sì, sorteggi no? Non risulta. Quindi la mancanza di dialogo è colpa di entrambi. Una volta approvata a maggioranza, il referendum si sarebbe fatto comunque perché l’opposizione lo avrebbe chiesto comunque. Non mi sembra quindi che siano argomenti rilevanti. L’unico è il merito del quesito”.
Quanto all’esito, chi sarà l’ago della bilancia: forse il centro liberaldemocratico?
“Arbitri sono i cittadini che spero non votino per schieramento politico, su cui si vota nelle elezioni rappresentative”.
I sondaggi, comunque, continuano a indicare il Sì in vantaggio. Ed è innegabile che la consultazione guardi già alle Politiche 2027.
Da 1 a 10, quanto sbaglia la sinistra se imbastisce una campagna referendaria incentrata contro Meloni?
“Non mi permetto di dare consigli anche perché giudico la posizione di non tentare un compromesso sbagliata sin dall’inizio. Avendo sbagliato l’inizio, è difficile che la sinistra non ne faccia altri”.
A gennaio, intanto, nel centrodestra si aprirà il cantiere della legge elettorale. Dopo la vittoria di Roberto Fico in Campania e Antonio Decaro in Puglia, nelle forze di governo c’è la certezza che il centrosinistra andrà avanti con il campo largo. Da qui la necessità, per Meloni & Co., di voler garantire una “stabilità” con il sistema di voto. A quali rischi si va incontro?
“Nel momento in cui le due leader si dichiarano a priori indisponibili a Governi tecnici o basati su coalizioni spurie, è inevitabile ricorrere a un premio se si vuole evitare un pareggio che sarebbe ingestibile. Se si rispettano le condizioni poste dalla Corte nella sentenza Italicum almeno il 40 per cento dei voti e al massimo il 55 dei seggi pericoli non ce ne sono”.
Vicenda “bambini del bosco”, dibattito pubblico e polemiche: crede sia stata colta l’occasione per demonizzare i giudici in vista del referendum e alimentare l’idea che i magistrati siano mostri?
“Mi dichiaro incompetente sul tema ed eviterei di strumentalizzare i casi giudiziari che accadono da qui al referendum”.