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Dopo il grande successo dell’edizione di novembre, MdS Editore ripropone Parole a Tavola, la serata che intreccia letteratura e convivialità in un’esperienza pensata per far incontrare lettori e autori in un contesto informale, caldo e partecipato.

Un appuntamento che ha già dimostrato quanto sia forte il desiderio di ascoltare storie dal vivo, condividere emozioni e vivere i libri come occasione di relazione.

Il nuovo incontro si terrà domenica 1 marzo alla Fattoria l’Olmetto, un luogo immerso nel verde e ricco di atmosfera, con un tocco di poesia

Terremoto a Bruxelles: Federica Mogherini è in manette. .....
. . . quindi ne ho vita passare acqua di sotto i ponti .....
Appunto, non è pertinente ma le si addice pienamente. .....
. . . non so se è pertinente ma non sapevo come poter .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Mercoledì 11 febbraio alle 21:15, al Circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano 

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OCCHI, OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
di Venanzio Fonte
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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OCCHI, OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
di Venanzio Fonte
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Una Persona al di fuori del tempo
(Testo per brano musicale poetico)


Seduto al freddo piove o neve
Ma non ti nota quella gente
Con il tuo sguardo .....
MI DICESTI UNA VOLTA CHE SARESTI STATA MIA PER SEMPRE
ED ERO COSI CONVINTO CHE IL TUO AMORE
NON SAREBBE MAI MORTO
MA ORA TE NE SEI ANDATA E HAI TROVATO .....
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Le parole che ci feriscono: riconoscere la misoginia quotidiana

16/12/2025 - 17:50


La redazione di Spazio Donna apre una nuova riflessione pubblica: parlare di misoginia, oggi, significa parlare del nostro presente. Non riguarda soltanto episodi eclatanti o violenze evidenti; riguarda ciò che respiriamo ogni giorno, spesso senza accorgercene. Riguarda quel linguaggio che ancora ci attraversa e ci definisce, e che troppo spesso non abbiamo scelto noi.

La misoginia non nasce solo nei grandi ingranaggi del potere, ma nelle minuscole crepe della vita quotidiana: nelle frasi dette con leggerezza, nei commenti ironici, nei giudizi affrettati sul nostro corpo, sulla nostra voce, sul nostro modo di stare nello spazio pubblico. È invisibile perché radicata, naturale perché antica, accettata perché familiare. Ma non per questo meno violenta.

Molte donne ci raccontano la stessa sensazione: ogni volta che prendono parola, c’è qualcuno pronto a spiegare meglio; ogni volta che mostrano decisione, qualcuno le invita alla prudenza; ogni volta che esprimono un’emozione, qualcuno la usa per sminuirle. Non sono storie rare. Sono storie normali. Ed è proprio questa normalità che ci deve allarmare.

Il linguaggio è uno dei territori dove la misoginia trova casa. Parole che sembrano neutre e invece non includono; espressioni che presentano l’uomo come misura universale e la donna come deviazione; modi di dire che riducono il femminile a fragilità, servizio, emotività. E non è “solo una questione di forma”: le parole sono strutture politiche, forme di potere, mappe mentali che modellano ciò che crediamo possibile.

Se continuiamo a nominare il mondo solo al maschile, continueremo a immaginare il potere, l’autorevolezza, la competenza solo al maschile. Il femminile resterà un’appendice, un’aggiunta, un’eccezione. E quando un genere è nominato solo per eccezione, lo si condanna all’invisibilità. È così che il sessismo linguistico diventa una forma di violenza silenziosa: ci toglie presenza, e quindi cittadinanza simbolica.

Smascherare la misoginia significa dunque ridare peso alle parole. Chiedersi cosa stiamo dicendo, perché lo stiamo dicendo e quali immagini stiamo riproducendo. Significa emancipare il nostro linguaggio dalla cultura che ci vuole marginali. Significa restituire dignità al femminile, farlo esistere nella lingua e quindi nel mondo.

Non si tratta di diventare “severe”, “sensibili” o “permalose”, come spesso ci viene detto. Si tratta di diventare consapevoli. E la consapevolezza è sempre un atto politico.

Cominciamo da qui: cambiare le parole per cambiare la realtà. Perché nessun cambiamento autentico avviene senza la voce delle donne. E perché nessuna di noi merita di essere nominata a metà.

Adele Di Giulio



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20/12/2025 - 18:20

AUTORE:
AUTRICE Carla

Ho un computer con cui un po' mi rapporto anche al mondo; si dice che navigo. Bene, questo computer mi tratta come fossi un uomo, mi si rivolge al maschile. Ma non dipende dal mio pc ma dalla misoginia con cui è impostata la parte fissa (hard) che l'utente non può modificare. Roba da uomini, così sono state pensate la rete e le sue infinite piattaforme. Così il libro della mia amica che ha pubblicato un bel libro lo trovo tra LIBRI DELL'AUTORE.E Sara che ha fatto quel bel convegno la trovo come PROFESSORE ORDINARIO dell'Università. E TRADUTTORE è diventata Emilia che traduce in altre lingue.
Per non citare gli inviti a me per diventare SOCIO, ABBONATO,LETTORE....Anche l'utenza di uno dei servizi al telefono mi dice di attendere perché mi passerà l'OPERATORE xxx e mi risponde una donna. Fine. Notiamolo, non abituiamoci a essere invisibili e vedrete che a poco a poco capiranno, dovranno ammettere che in Italia la grammatica prevede il genere femminile e quello maschile. Per ora è così.

20/12/2025 - 9:34

AUTORE:
AUTRICE Lunetta

Io devo vivere su un altro pianeta perche' zittire una donna non è poi così tanto facile...assisto di continuo a mariti che non hanno nessun potere decisionale nemmeno al supermercato, figuriamoci nei progetti vacanzieri o comunque visioni a breve e lungo termine...le coppie che riescono a restare "unite" sono quelle in cui i coniugi svolgono mansioni diverse e fuori casa...e succede anche nelle coppie dello stesso sesso.
Da quello che vedo le donne si impongono parecchio e poi, ma solo nel bisogno "si arrendono" e accettano o gradiscono la competenza maschile...
ma quello che mi turba e mi disturba, è che quelle al comando o di potere si impegnano a pianificare e a comandare con le buone, con le " maniere sottili", ma anche con "le maniere forti"...e tra di loro c'è assai poca comprensione...se non c'è complicità.