Dopo il grande successo dell’edizione di novembre, MdS Editore ripropone Parole a Tavola, la serata che intreccia letteratura e convivialità in un’esperienza pensata per far incontrare lettori e autori in un contesto informale, caldo e partecipato.
Un appuntamento che ha già dimostrato quanto sia forte il desiderio di ascoltare storie dal vivo, condividere emozioni e vivere i libri come occasione di relazione.
Il nuovo incontro si terrà domenica 1 marzo alla Fattoria l’Olmetto, un luogo immerso nel verde e ricco di atmosfera, con un tocco di poesia
Mercoledì 11 febbraio alle 21:15, al Circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano
«Non siamo responsabili per la perdita di vite umane».
C’è qualcosa di più violento delle bombe che cadono sui condomini di Kiev o sulle trincee nel fango del Donbass.
È la calma piatta, burocratica e agghiacciante con cui Vladimir Putin si autoassolve davanti al mondo.
Ascoltare il capo del Cremlino dire che «non ha iniziato lui questa guerra» non è solo frustrante. È un insulto all'intelligenza e alla memoria dell'Occidente. È la manifestazione plastica di un potere che non conosce vergogna, guidato da un uomo che ha trasformato il cinismo in dottrina di Stato.
Putin applica alla geopolitica la logica tossica dell'abusante domestico: colpisce la vittima e poi le sibila all'orecchio: "Guarda cosa mi hai costretto a fare". Riscrivere la storia partendo dal 2014, trasformando un'invasione pianificata in una "reazione inevitabile", è l'ultimo rifugio dei codardi. Perché ci vuole coraggio per dichiarare una guerra, ma ce ne vuole molto di più per ammettere di esserne gli unici, sanguinari artefici. Putin quel coraggio non ce l'ha. Preferisce nascondersi dietro la narrazione del "complotto occidentale", usando la menzogna come un'arma di distrazione di massa.Smettiamola di chiamarla "strategia". Questa è pura viltà morale. Di fronte a queste parole, non esiste più spazio per i "né-né", per gli equidistanti, per chi ancora cerca di analizzare le "ragioni profonde" di Mosca. Non ci sono ragioni profonde nel massacrare civili e poi dire "non sono stato io".C'è un aggressore e c'è un aggredito.
C'è un dittatore che mente sapendo di mentire e un popolo che muore per restare libero. Chi oggi sceglie ancora di credere a questa narrazione, o anche solo di giustificarla parzialmente, non sta facendo analisi politica. Sta scegliendo da che parte stare nella storia. E ha scelto la parte sbagliata.