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Il 15 aprile alle ore 17.30, presso l'Auditorium della Biblioteca Civica Agorà di Lucca, durante l'evento nazionale Paper Week 2026, verrà presentata una creazione di Gavia ( nome d'arte di Paola Pasqualetti).

Si tratta di un "manufatto", un libro-quaderno in copie numerate su carta riciclata, rilegato a mano con un acquarello in copertina.

Una forma di editoria antica, sostenibile, indipendente.

Un libro dal contenuto ludico-educativo, con scrittura leggera ma non superficiale, di una raccolta di piccole storie belle dal titolo : "Almeno tu sei sorella di Paolo".  

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OCCHI, OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
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Incontrati per caso...
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Un frullo d'ali
Un candido planar di petali
Un altro frullo
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Poi l'uccellino stanco
si posa sula siepe.
Lo zampettare .....
buongiorno. volevo ricordare che la situazione in via mazzini dal campo sportivo al semaforo aurelia è diventata insopportabile . tra velocita , mezzi .....
di Pietro Giordano
Mattarella non è il Papa. E il Papa non è il Presidente - Quando il pacifismo diventa confusione dei ruoli

27/12/2025 - 8:42

Mattarella non è il Papa. E il Papa non è il Presidente
Quando il pacifismo diventa confusione dei ruoli


Negli ultimi giorni una parte del pacifismo cattolico italiano ha scelto un bersaglio sorprendente: Sergio Mattarella, accusato di essere “guerrafondaio” e contrapposto al Papa come se i due svolgessero lo stesso mestiere, rispondessero allo stesso mandato, parlassero dallo stesso luogo morale e istituzionale.
È una forzatura grave. E dispiace vederla sostenuta anche da un giurista raffinato come Tommaso Greco.

Nel suo recente post Facebook, Greco arriva a evocare il Papa come correttivo morale dell’azione del Presidente della Repubblica, invitando Mattarella – implicitamente – a “guardare al Papa” per cambiare posizione. Ma qui non siamo più nel legittimo dibattito etico: siamo nella confusione dei piani, dei ruoli e delle responsabilità.

Il Papa è una guida spirituale universale. Parla alle coscienze, richiama l’ideale, indica l’orizzonte ultimo della pace, della fraternità, della riconciliazione. Non governa Stati, non garantisce alleanze, non ha la responsabilità diretta della sicurezza di un popolo.

Il Presidente della Repubblica, invece, non annuncia il Vangelo. Custodisce la Costituzione. Rappresenta l’unità nazionale. È garante degli impegni internazionali dell’Italia, della sua collocazione europea e atlantica, della sicurezza collettiva.

Mettere questi due ruoli in contrapposizione non è solo scorretto: è intellettualmente inaccettabile.

Colpisce che proprio chi si richiama al pensiero cristiano dimentichi un punto decisivo: la Chiesa non ha mai predicato un pacifismo assoluto. Ha sempre riconosciuto – da Agostino a Tommaso, fino al Magistero contemporaneo – la legittimità della difesa, personale e collettiva, quando è l’unico mezzo per proteggere vite innocenti e fermare un’aggressione ingiusta.

Non è Mattarella ad “andare contro il Papa”. È una parte del pacifismo cattolico che va oltre il Papa, trasformando l’annuncio profetico della pace in una prescrizione politica immediata, astratta, valida sempre e comunque, anche a costo di consegnare i più deboli alla violenza altrui.
Mattarella non ha mai glorificato la guerra. Non ha mai usato un linguaggio bellicista. Ha parlato – come impone il suo ruolo – di difesa del diritto internazionale, di sostegno ai popoli aggrediti, di responsabilità dell’Europa.

Accusarlo di “guerrafondaio” significa svuotare le parole di senso, trasformare il pacifismo in slogan e rinunciare a distinguere tra chi aggredisce e chi subisce.
È un errore morale prima ancora che politico.

C’è un rischio, in questo dibattito: quello di un cristianesimo che si rifugia nella purezza dell’intenzione e abbandona la complessità della storia. Un cristianesimo che chiede allo Stato di comportarsi come una coscienza individuale, dimenticando che la politica è il luogo della responsabilità tragica, non dell’innocenza.

Il Papa può – e deve – dire “la pace è possibile”.

Il Presidente deve anche chiedersi: chi paga il prezzo se la pace viene imposta solo a chi è aggredito?


Forse una replica a Tommaso Greco era necessaria. Non per polemica personale, ma per rispetto della verità.
Perché la pace non nasce dalla confusione, né dalla delegittimazione delle istituzioni democratiche.

E perché contrapporre Mattarella al Papa significa indebolire entrambi.

La pace, quella vera, non si costruisce disarmando la ragione. Si costruisce tenendo insieme coscienza morale e responsabilità politica. Senza scorciatoie.

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