Dopo il grande successo dell’edizione di novembre, MdS Editore ripropone Parole a Tavola, la serata che intreccia letteratura e convivialità in un’esperienza pensata per far incontrare lettori e autori in un contesto informale, caldo e partecipato.
Un appuntamento che ha già dimostrato quanto sia forte il desiderio di ascoltare storie dal vivo, condividere emozioni e vivere i libri come occasione di relazione.
Il nuovo incontro si terrà domenica 1 marzo alla Fattoria l’Olmetto, un luogo immerso nel verde e ricco di atmosfera, con un tocco di poesia
Mercoledì 11 febbraio alle 21:15, al Circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano
Lo stupore e la buona fede di tanti soci in proselitismo di Hannoun dimostra che la questione non è qualificabile alla voce degli incidenti di percorso.
Il pittoresco cinque stelle Manlio Di Stefano (già fervente ammiratore di Vladimir Putin) se ne andò a Gaza con Hannoun e con quell’altro funambolo di Alessandro Di Battista, assiduo animatore di talk show dediti alla bolgia. Ma è l’elenco delle occasioni in cui Hannoun è stato ospite in Parlamento per un fugace incontro con l’allora presidente Laura Boldrini, per la conferenza autorizzata da Nicola Fratoianni, per condividere il palco di relatore con Marco Furfaro (Pd), per incontrare Matteo Orfini (sempre Pd) o Stefano Fassina (allora di Sinistra italiana) o altri eletti a cinque stelle, a restituire la facilità con cui si estende la zona grigia. Ed è proprio la presupposta buona fede a restituire la gravità della situazione.
Se un probabile finanziatore di Hamas entra così agevolmente in contatto con le più alte cariche dello Stato e con i più illustri parlamentari, tutti cascanti dalle nuvole, forse è meglio fermarsi due minuti a riflettere: com’è possibile che la frequentazione con certi figuri è tanto scontata e quotidiana?
Un altro amico di questo giornale, Ivan Scalfarotto, ha ieri ricordato della volta in cui definì Hannoun un punto di riferimento di Hamas in Italia, e ne ricavò una querela poi archiviata dal giudice delle indagini preliminari. Chi voleva sapere, poteva sapere, cominciando dall’iscrizione di Hannoun e della sua associazione nelle liste nere d’Israele e d’America, ma purtroppo tutto quanto dicono e fanno Israele e America lo si scansa causa Netanyahu e causa Trump, dimenticandosi che quelle sono ancora democrazie con complesse procedure istituzionali.
Potrebbe essere questa l’occasione - per destra e sinistra - di andare a vedere quali sono i gruppi filopalestinesi a cui finiscono i denari destinati al popolo di Gaza, a meno di ritenere la storia di Hannoun un’eccezione, il che significherebbe sconfinare dal candore all’imbecillità. È, anzi, una storia risaputa e globale. Tutti sappiamo o dovremmo sapere da dove Hamas riceve i denari con cui si arma e con cui i suoi leader conducono vite da nababbi.
Non soltanto dall’Iran o dal Qatar, ma anche o forse soprattutto dai canali umanitari.
La stessa Unione Europea, dopo il 7 ottobre, bloccò un finanziamento per Gaza di quasi 700 milioni di euro, sapendo perfettamente dove di solito vanno a finire, e l’Onu ha ammesso che l’80/90 per cento degli aiuti indirizzati a Gaza sono sequestrati da Hamas, o da altre bande di tagliagole, per alimentare il mercato nero, arricchirsi, armarsi, tenere la popolazione sotto dominio. E del resto non bisogna possedere una scienza divina per domandarsi come mai da quasi ottant’anni esistono campi profughi palestinesi.
Naturalmente rimando all’etica del dottore Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia, il quale ha ritenuto di precisare che l’inchiesta su Hannoun non attenua le responsabilità di Israele (ignoravo che le competenze territoriali dell’Antimafia si spingessero fino al Medio oriente) - ma davvero siamo rimasti in così pochi a chiederci perché da decenni il popolo più finanziato dal soccorso internazionale vive nella più squallida indigenza?
Davvero vogliamo continuare a raccontarci la storiella che è questo il modo per dare una mano ai palestinesi?
Davvero non ci viene il sospetto di essere i principali artefici della loro irrimediabile schiavitù?