Dopo il grande successo dell’edizione di novembre, MdS Editore ripropone Parole a Tavola, la serata che intreccia letteratura e convivialità in un’esperienza pensata per far incontrare lettori e autori in un contesto informale, caldo e partecipato.
Un appuntamento che ha già dimostrato quanto sia forte il desiderio di ascoltare storie dal vivo, condividere emozioni e vivere i libri come occasione di relazione.
Il nuovo incontro si terrà domenica 1 marzo alla Fattoria l’Olmetto, un luogo immerso nel verde e ricco di atmosfera, con un tocco di poesia
Mercoledì 11 febbraio alle 21:15, al Circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano
Dal 2019 a oggi l’inflazione cumulata è intorno al 20%.
Nello stesso periodo il carrello della spesa è aumentato di circa il 24% e le bollette di oltre il 30%.
I salari? Sono cresciuti molto meno: circa la metà, e in molti casi anche meno ancora.
Il risultato è semplice: il potere d’acquisto è più basso di quello del 2019.
Su la Repubblica l’economista Marco Leonardi ha definito la linea del governo Meloni sui salari “politica del criceto”: si corre, si annuncia, ma alla fine si resta fermi. I prezzi salgono, gli stipendi inseguono in ritardo e non recuperano mai davvero.
Leonardi lo spiega senza ideologia: se i prezzi aumentano del 20%, uno stipendio da 100 dovrebbe diventare 120 solo per non perdere terreno. Invece spesso si arriva a 108, 110.
Quella differenza non è astratta: è reddito perso, ogni anno.
E quando arrivano gli aumenti, una parte viene subito mangiata: dall’inflazione e anche dal fiscal drag che fa pagare più tasse.
Il punto politico è questo: il governo ha lasciato correre il costo della vita senza costruire una vera protezione per chi lavora.
Nessun meccanismo automatico sui salari, contratti rinnovati tardi, risposte deboli di fronte a un problema strutturale. Niente salario minimo. E a pagare son sempre gli stessi: le famiglie.
Se i prezzi salgono, devono salire anche i salari.
Non bonus una tantum, ma regole che difendano il lavoro e il potere d’acquisto delle famiglie.
Bisogna rafforzare i contratti collettivi perché tornino a difendere davvero i salari. Non con slogan, ma con regole chiare.
Quando l’inflazione riparte, gli aumenti devono scattare automaticamente, senza aspettare anni di rinnovi.
E se un contratto scade e il rinnovo arriva in ritardo, gli aumenti devono comunque continuare, per evitare che il tempo diventi un modo per far perdere salario reale ai lavoratori.
Non è il ritorno alla vecchia scala mobile, ma un meccanismo moderno, legato agli indici dei prezzi, che protegge il potere d’acquisto e ridà credibilità alla contrattazione.
Perché se i prezzi corrono e i contratti restano fermi, a perdere è chi lavora.