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Dopo il grande successo dell’edizione di novembre, MdS Editore ripropone Parole a Tavola, la serata che intreccia letteratura e convivialità in un’esperienza pensata per far incontrare lettori e autori in un contesto informale, caldo e partecipato.

Un appuntamento che ha già dimostrato quanto sia forte il desiderio di ascoltare storie dal vivo, condividere emozioni e vivere i libri come occasione di relazione.

Il nuovo incontro si terrà domenica 1 marzo alla Fattoria l’Olmetto, un luogo immerso nel verde e ricco di atmosfera, con un tocco di poesia

Terremoto a Bruxelles: Federica Mogherini è in manette. .....
. . . quindi ne ho vita passare acqua di sotto i ponti .....
Appunto, non è pertinente ma le si addice pienamente. .....
. . . non so se è pertinente ma non sapevo come poter .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Mercoledì 11 febbraio alle 21:15, al Circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano 

per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
OCCHI, OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
di Venanzio Fonte
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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OCCHI, OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
di Venanzio Fonte
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Una Persona al di fuori del tempo
(Testo per brano musicale poetico)


Seduto al freddo piove o neve
Ma non ti nota quella gente
Con il tuo sguardo .....
MI DICESTI UNA VOLTA CHE SARESTI STATA MIA PER SEMPRE
ED ERO COSI CONVINTO CHE IL TUO AMORE
NON SAREBBE MAI MORTO
MA ORA TE NE SEI ANDATA E HAI TROVATO .....
di Alberto Bianchi
Sorteggio Csm, il cortocircuito di Maurizio Landini

23/1/2026 - 9:26

Sorteggio Csm, il cortocircuito di Maurizio Landini


Le parole di Maurizio Landini sul sorteggio per il Csm – pronunciate a margine di un’iniziativa a sostegno del No al referendum sulla riforma della giustizia, organizzata a Napoli da Fp (Funzione pubblica Cgil) – non sono una critica: sono un cortocircuito logico travestito da indignazione. La sua provocazione – “Perché non sorteggiamo i parlamentari? Perché non sorteggiamo i sindaci?” – non è un argomento, è un espediente retorico che confonde piani istituzionali radicalmente diversi. E quando si confondono i piani, o non si capisce la materia o non la si vuole capire.
Il punto è semplice, e proprio per questo la sua distorsione è grave: le istituzioni rappresentative si fondano sul voto, gli organi di autogoverno sulla garanzia di indipendenza e imparzialità. I parlamentari esercitano una funzione politica, i membri del Csm una funzione tecnica di governo interno della magistratura. I primi rispondono agli elettori, i secondi rispondono alla Costituzione.

Mettere sullo stesso piano elezione e selezione significa negare la differenza tra rappresentanza e funzione, tra mandato politico e responsabilità ordinamentale.
Il sorteggio non è un feticcio né una panacea: è una proposta — discutibile, migliorabile, criticabile — per spezzare un meccanismo correntizio che ha prodotto degenerazioni sotto gli occhi di tutti. Ridurlo a una barzelletta da comizio è un modo per evitare il merito. È più facile gridare allo scandalo che affrontare la realtà: la magistratura ha un problema di autoreferenzialità e di lottizzazione interna, e fingere che non esista non è difesa della democrazia, è negazione della realtà.
E qui sta il punto più debole della sortita di Landini: evocare il “rischio per le istituzioni democratiche” senza distinguere tra ciò che è democratico perché eletto e ciò che è democratico perché indipendente. La democrazia non è un monolite indistinto; è un sistema di pesi e contrappesi, di poteri che si legittimano in modi diversi. Pretendere che tutto funzioni come un’assemblea elettiva significa non capire la natura stessa dello Stato costituzionale.
La sua provocazione sui parlamentari e sui sindaci, poi, è rivelatrice: è l’argomento di chi non vuole discutere, non di chi vuole capire. È un artificio che serve a screditare la proposta trascinandola nel grottesco, non a valutarne la razionalità. È la scorciatoia di chi preferisce l’applauso immediato alla fatica dell’analisi.
Chi ha davvero a cuore la qualità delle istituzioni non confonde i livelli, non mescola funzioni, non usa la democrazia come un passe-partout retorico. La difende distinguendo, non appiattendo. La rafforza chiarendo, non urlando. La onora riconoscendo che non tutto ciò che non è elettivo è antidemocratico, e che talvolta proprio la distanza dal voto è ciò che garantisce l’imparzialità.
Le parole di Landini, invece, cancellano queste distinzioni con un colpo di spugna. E non per distrazione: per convenienza. La sua è una scelta deliberata di politicizzare il referendum, trasformarlo in un terreno di scontro identitario, in un Sì o No al governo, sottraendolo al confronto serio sulle ragioni e sui limiti della proposta. È molto più semplice evocare un presunto attacco alla democrazia – attacco che non c’è nella proposta di riforma sottoposta al voto referendario – che discutere nel merito di come si selezionano i membri di un organo di autogoverno. Ma questa scorciatoia retorica ha un prezzo: distorce il dibattito, confonde i cittadini e svuota la discussione dei contenuti reali. Ed è proprio qui che risiede la responsabilità più grave di Landini: nel piegare il confronto democratico a una narrazione che evita accuratamente il merito dei problemi.


Alberto Bianchi
Sessantacinquenne, romano, studi classici, lavora presso Direzione Trenitalia spa, gruppo Fs italiane. Sin da giovane, militante della sinistra: prima nelle fila della Federazione Italiana Giovanile Comunista (FIGC), poi nel PCI (componente migliorista), fino allo scioglimento del partito. Successivamente ha aderito al PDS, poi DS. Attualmente è socio ordinario di Libertà Eguale.







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