Dopo il grande successo dell’edizione di novembre, MdS Editore ripropone Parole a Tavola, la serata che intreccia letteratura e convivialità in un’esperienza pensata per far incontrare lettori e autori in un contesto informale, caldo e partecipato.
Un appuntamento che ha già dimostrato quanto sia forte il desiderio di ascoltare storie dal vivo, condividere emozioni e vivere i libri come occasione di relazione.
Il nuovo incontro si terrà domenica 1 marzo alla Fattoria l’Olmetto, un luogo immerso nel verde e ricco di atmosfera, con un tocco di poesia
Mercoledì 11 febbraio alle 21:15, al Circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano
L’illusione pacifista - La politica europea ha pochi leader all’altezza della minaccia Putin-Trump (uno è Zelensky)
A Davos il presidente ucraino ha posto una domanda semplice e brutale: che cosa è disposto a fare il Vecchio continente per difendersi da Mosca (e da Washington)? Sono pochi quelli in grado di raccogliere la sfida che passa comunque per la costruzione di una difesa comune
A Davos, Volodymyr Zelensky ha guardato negli occhi l’Europa e le ha chiesto: «What are you willing to do?», come canta Rihanna. Già, è questa la domanda del momento storico. Che cosa è disposta a fare l’Europa, stretta tra i carri armati di Mosca e la lucida follia di Washington?
Il presidente ucraino non ha speso molte parole per spiegarlo, anzi, per ri-spiegarlo. «L’Europa ha bisogno di forze armate unite, forze che possano davvero difendere l’Europa oggi». Poi ha aggiunto: «L’Europa si affida solo alla convinzione che, se dovesse presentarsi un pericolo, la Nato agirà, ma nessuno ha mai visto l’alleanza in azione».
In poche frasi, con la semplicità che promana dalla ragione, Zelensky ha spiegato agli europei una verità che ancora fatica a entrare nella testa delle anime belle del pacifismo di ogni genere. Tra il tycoon e lo zar, all’Europa, nuda e sola, non resta alternativa alla creazione di «forze armate unite»: per scongiurare la guerra, non per minacciarla.
La lezione del capo della Resistenza ucraina – avamposto della Resistenza europea – suona come la conclusione politica del vertice. Un vertice che poteva andare peggio, molto peggio.
Il punto dolente, però, è sempre lo stesso. Maleodorante. Zelensky lo ha chiarito evocando «il giorno della marmotta», in cui tutto si ripete in un susseguirsi di falsi movimenti. «Proprio l’anno scorso, qui a Davos, ho concluso il mio discorso con le parole: l’Europa deve sapere come difendersi. È passato un anno e nulla è cambiato. Siamo ancora in una situazione in cui devo dire le stesse parole». In questa frase c’è tutto lo sgomento di un uomo che da quattro anni guida il suo Paese in un conflitto devastante, senza che l’Europa abbia compiuto passi avanti concreti per mettere in campo la propria forza.
Perché Bruxelles è Bruxelles: un luogo di pantano, in cui gruppi dirigenti non all’altezza – peraltro circondati da amici di Vladimir Putin – annaspano. C’è chi si aggrappa a Donald Trump come la scolaretta di Palazzo Chigi, chi prova a fare qualcosa come i Volenterosi che sembrano non quagliare mai, chi mette i bastoni tra le ruote come il dittatore di Budapest, chi si mostra imbelle come una certa sinistra. A partire dalla ditta del Nazareno che, per paura della ditta “pacifista” di Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni, si inventa supercazzole per non apparire «riarmista»: un epiteto che ricorda i «socialfascisti» di un secolo fa. E questo mentre Zelensky premia Pina Picierno, sempre del Pd, con un riconoscimento all’alto valore civile.
Così si procede a strappi. Si teme una tempesta da Mar-a-Lago, si aspetta che passi ’a nuttata, confidando che poi tutto si aggiusti, danzando sul filo dell’incoscienza sonnambula. Finché non arriva qualcuno – Mark Carney, il giovane invecchiato Emmanuel Macron o, infine, l’eroe di Kyjiv – a prendere per il bavero il mondo civile.
In un clima che sta cambiando, l’Europa si ricorda di essere l’Europa. Con Christine Lagarde che si alza da tavola, con il rifiuto di entrare in quella banca d’affari che è il Board of Peace (e meno male che Sergio Mattarella ha dovuto ricordare alla presidente del Consiglio che esiste una Costituzione). Alla fine persino il mad dog della Quinta Strada, sulla Groenlandia, si è dovuto fermare.
Poteva andare peggio, se fosse stato per i tanti Chamberlain e Daladier di oggi. Di destra e di sinistra.