Dopo il grande successo dell’edizione di novembre, MdS Editore ripropone Parole a Tavola, la serata che intreccia letteratura e convivialità in un’esperienza pensata per far incontrare lettori e autori in un contesto informale, caldo e partecipato.
Un appuntamento che ha già dimostrato quanto sia forte il desiderio di ascoltare storie dal vivo, condividere emozioni e vivere i libri come occasione di relazione.
Il nuovo incontro si terrà domenica 1 marzo alla Fattoria l’Olmetto, un luogo immerso nel verde e ricco di atmosfera, con un tocco di poesia
Mercoledì 11 febbraio alle 21:15, al Circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano
La tenuta di Migliarino Pisano è pervenuta in Casa Salviati ai primi del 1500. Come si puà rilevare dalle planimetrie allegate, soltanto ai primi del secolo djciannovesimo venne iniziata la trasformazione del terntorio, sia agricolo che forestale, attraverso l’opera del Principe Francesco Borghese e, in modo particolare, del suo terzogenito Scipione, divenuto Duca Salviati (1823-1892). Inizialrnente venne trasformato a coltura agraria, da quella primitiva a pascoli, incolti e acquitrini, tutto il territorio compreso nell’ansa del flume Serchio e già nel 1830 erano state costruite cinquanta case coloniche e costituiti altrettanti poderi, condotti a mezzadria. A partire dal 1854 ii Duca Scipione iniziò la trasformazione della zona forestale della proprietà, costituita da macchia cedua di leccio e quercia, da pascoli e da incolti, in pineta di pino domestico (pinus pinea - pino da pinoli) tra Migliarino e Torre del Lago. Per quest’opera chiamò a coadiuvarlo ii forestale Keller. La macchia venne cosi divisa in quadrati, delimitati da strade dai nomi locali caratteristici, strade da mare a monte nord a sud (vedasi carta dell’anno 1879). Nella macchia e nei campi vi era selvaggina stanziale e migratoria e a primavera, tra le tante altre specie si notavano nei campi covate di fagianotti e in macchia dei cinghialotti striati appena flati. Ii Duca Scipione, assieme a sua Madre, Adele de La Rochefoucauld, costruì e diede vita ad una scuola materna, ad una scuola elementare, ad un ambulatorio. Per curare l’andamento di queste realizzazioni, ideate per coloro che lavoravano nella tenuta, egli e sua madre fecero venire dalla Francia le Suore della Carità di San Vincenzo che si occuparono, e si occupano tuttora, dell’educazione scolastica e religiosa dei bambini. I locali della scuola furono ampliati e modernizzati dalla Duchessa Immacolata Salviati circa nel 1965, in memoria del figlio Gherardo. Ultimamente Ia scuola elementare è stata parificata. Le Suore curarono ambulatoriamente ed a domiciio i dipendenti ammalati. Il Duca Antonino destinò un grande locale delle scuole all’installazione di telai a mano per dare lavoro alle ragazze della tenuta. Questi locali furono strasformati durante la prima guerra mondiale in ospedale per italiani e prigionieri tedeschi feriti. Nel 1879 ii Duca Scipione ricostruì ii vecchio oratorio di San Ranieri, trasformandolo ed ampliandolo nella Chiesa di San Vincenzo e San Ranieri, divenuta poi parrocchia della Diocesi di Pisa. Proprio in questi giorni si celebra con solennitâ la ricorrenza del centenarlo della riedificazione nel 1879.
Proseguendo l’opera iniziata dal padre, ii Duca Antonino (1860- 1920) dedicò gran parte della sua vita e della sua attività al miglioramento della tenuta di Migliarino. Fu considerato molto impegnato per i suoi tempi; raro esempio di competenza, onestà e coraggio. Egli seguiva, giorno per giorno, i lavori che venivano eseguiti nella macchia e nei campi, (come dimostrano i prospetti da lui ideati), andando personalmente a rendersi conto deli’esecuzione, interessandosi degli operai e contadini e delle necessità delle loro famiglie. Vi era gran bisogno per la popolazione di trovare da lavorare, non essendovi attività industriali o agricole nelie zone limitrofe. A quell’epoca fu dato lavoro, istruzione e appoggio morale e materiale a centinaia di famiglie. L’opera più importante del Duca Antonino fu Ia bonifica del padule di Malaventre, iniziativa forse unica allora di bonifica idraulica eseguita con capitale privato (circa 1000 ettari). Costruì nel 1911 una stalla per vacche da latte selezionate (razza pisana, ora scomparsa), complesso all’avanguardia per quei tempi. Miglioò i vigneti già esistenti, ne irnpiantò dei nuovi facendo venire i vitigni dafla Francia. Fece costruire un grande fabbricato per magazzino cereali e per una cantina. Il primogenito del Duca Antonino, Duca Pietro, continuô con passione l’allevamento della razza cavalli mezzo sangue. Assieme ai suoi fratelli incrementò il circolo e lo spaccio aziendale, quali luogo di ritrovo e ristoro della gente del luogo. L’attuaie Duca Salviati ne è presidente. I figli del Duca Antonino, padri degli attuali proprietari, iniziarono la coitivazione del tabacco Virginia e Kentucky e ne organizzarono Ia lavorazione costruendo un fabbricato apposito per la medesima. Nel 1930 venne iniziata la lavorazione deile pine fino al prodotto finito (costruzione locali e macchinari), tuttora in attività, sebbene ridotta a motivo della difficolta di reperire manodopera (costituita da scuotitori manuali, che staccano le pine salendo sulle piante da novembre ad aprile) e per la variazione dell’equilibrio biologico delia macchia (scoiattoli, ghiri, inquinamento marino, etc.). La foresta di pinus pinea, clifesa verso mare da una fascia di pinus pinaster, e basata su un ciclo di 100 anni circa e pertanto ogni anno viene tagliata una superficie pari ad un centesimo (taglio raso), successivamente seminata sempre a pinus pinea. Dagli inizi del secolo ad oggi i metocli delle vane operazioni forestali si sono molto trasformati. Il costo dei singoli lavori è, malgrado i mezzi meccanici attuali, altissimo. Fino a qualche anno fa Ia semina avveniva a mano, seme per seme, con retino attorno per proteggere Ia piantina dalla selvaggina. Attualmente ii terreno è lavorato a macchina ed ii seme sparso a spaglio. I diradi e le potature, necessarie per lo sviluppo dei pini, sono costosi ed improduttivi, malgrado l’impiego di motoseghe. Il legname ricavato dai tagli è costituito da tondame da sega e da legna per cellulosa. La pineta di Migliarino in fondo, uoò essere considerata, pur con ciclo assai più lungo, come un terreno a cultura agraria, con il suo susseguirsi di tagli a raso, semine e piantagioni, diradi e potature, scuotitura e raccolto del frutto. La produzione di pine è molto diminuita per i motivi già esposti. In generale l’andamento della produzione è un po’ come quello dell’ulivo, con un anno abbondante ed uno scarso. Le pine si aprono sulle aie e col calore del sole e poi passano alla lavorazione meccanica fino al prodotto finito (mandorla di 1/a e 21a scelta). Alcuni anni fa tutti i pinoli venivano scelti a mano; oggi, in gran parte con sistema elettronico. Le pine sono classificate in buone, pagliose e gallere. Le buone danno pinolo ottimo e abbondante e possono essere adoperate poi, quali , cioè per funzioni ornamentali. Ogni quintale di pine da circa kg. 3 di pinolo sgusciato. I successori e attuali propretari, venuta pratieamente a cessare la conduzione mezzadrile, in questo dopogerra hanno proseguito a conto diretto la coltivazione dei terreni, basandola sui cereali (frumento e granturco), sulla barbabietola da zucchero e su colture orticole di primo e secondo raccolto. Successivamente agli anni sessanta si sono sviluppate attività di notevole interesse, quali la <>, a livello mondiale, per Ia produzione di talee di garofano e due allevamenti avicoli. Sia nello scorso che nell’attuale secolo la famiglia Salviati ebbe ed ha collaboratori di grande valore per competenza, dedizione e passione per la terra di Migliarino. Nell’impossibità di citare il nome e il merito di tanti, si vuole qui ricordare ii primo amministratore del Duca Scipione e poi di suo figlio Antonino, Niccola Marcangeli, che fu a Migliarino per cinquanta anni fino ai primi del 900; e la memoria del Conte Dott. Vincenzo Venerosi Pesciolini, chiamato dal Duca Antonino nel 1918. Anche lui, per quasi mezzo secolo, dedicà la sua competenza e passione a Migliarino.