Dopo il grande successo dell’edizione di novembre, MdS Editore ripropone Parole a Tavola, la serata che intreccia letteratura e convivialità in un’esperienza pensata per far incontrare lettori e autori in un contesto informale, caldo e partecipato.
Un appuntamento che ha già dimostrato quanto sia forte il desiderio di ascoltare storie dal vivo, condividere emozioni e vivere i libri come occasione di relazione.
Il nuovo incontro si terrà domenica 1 marzo alla Fattoria l’Olmetto, un luogo immerso nel verde e ricco di atmosfera, con un tocco di poesia
Mercoledì 11 febbraio alle 21:15, al Circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano

Quando raccontiamo le conquiste delle donne, spesso guardiamo solo oltre oceano. Ma negli stessi anni di grandi spinte emancipatorie in Usa anche in Italia, stava accadendo qualcosa di decisivo.
La riforma del diritto di famiglia del 1975 non fu una concessione di alcune forze, di alcuni partiti ma il risultato di un duro confronto politico e soprattutto della forza del movimento delle donne e di un femminismo vivacissimo, che mise in discussione la famiglia patriarcale e la subordinazione giuridica ed economica delle mogli.
Da quel momento, le donne sposate ottennero visibilità e autonomia finanziaria: poter firmare, amministrare, decidere dei loro beni cosa che prima era subordinata al consenso del marito.
Un passaggio fondamentale verso la libertà.
Questo viaggio nella storia che noi vi stiamo proponendo collega le lotte delle donne americane e delle italiane. Perché i diritti non arrivano mai da soli. Nascono quando le donne smettono di chiedere il permesso e agiscono.
Dal Post:Viaggio nella Storia
Nel 1974, negli Stati Uniti, una donna non poteva aprire un conto in banca né
ottenere una carta di credito senza la firma di un uomo.
Era la legge. Punto.
Il mondo della finanza era controllato dagli uomini – bianchi, ricchi, influenti – e il sistema escludeva tutte le altre. Ma otto donne decisero di dire basta.
Carol Green, Judi Wagner, LaRae Orullian, Gail Schoettler, Wendy Davis, Joy Burns, Beverly Martinez ed Edna Mosely. Otto nomi che oggi pochi ricordano, ma che nel 1978 scrissero una pagina di storia: fondarono la Women’s Bank, la prima banca creata da donne, per le donne.
Nessuna grande eredità e nessun mecenate alle spalle. Ognuna investì 1.000 dollari, risparmi personali, per sedersi al tavolo dei fondatori. E lo fecero in un’epoca in cui quel tavolo era considerato un privilegio maschile.
Il 14 luglio 1978, a Denver, la Women’s Bank aprì i battenti. La fila di persone fuori arrivava all’angolo.
Donne con i risparmi nascosti in contanti. Lavoratrici autonome. Madri single.
Ragazze che volevano il primo conto a loro nome.
Il primo giorno, i depositi superarono un milione di dollari.
Non fu solo un gesto simbolico. Fu un atto concreto di libertà economica.
Perché se non puoi gestire il tuo denaro, non puoi scegliere la tua vita.
La Women’s Bank offriva conti correnti, prestiti, mutui senza chiedere il permesso a nessun uomo.
E, per la prima volta, alle clienti venivano poste domande che parlavano davvero della loro vita:
“Di cosa hai bisogno?”
“Qual è il tuo progetto?”
“Come possiamo aiutarti ad arrivarci?”
Fu un successo clamoroso. In poco tempo, la banca si espanse, ispirò altri modelli, cambiò le regole.
E mentre tutto questo accadeva in America, anche in Italia qualcosa stava finalmente cambiando.
Fino al 1975, una donna sposata italiana non poteva aprire un conto corrente, firmare un contratto, accendere un mutuo o vendere una proprietà senza l’autorizzazione delmarito. La legge la considerava “minore” sotto il profilo giuridico ed economico. Ma nel maggio 1975, con la riforma del diritto di famiglia, tutto cambiò. La donna sposata divenne finalmente soggetto autonomo. Poteva lavorare senza chiedere il permesso. Poteva amministrare i propri beni. Poteva firmare da sola.
Anche in Italia, dunque, la metà degli anni ’70 fu un punto di svolta. Un momento in cui le donne, a est e a ovest dell’Atlantico, iniziarono a conquistare il controllo sulle proprie vite non solo sul piano culturale, ma anche su quello economico.
Perché la libertà comincia anche da qui: da poter mettere una firma.
Da poter intestare a proprio nome un conto corrente.
Da una decisione presa senza doverla spiegare a nessuno.
E tutto parte sempre da quelle che si stancano di chiedere il permesso.
Che si siedono al tavolo.
O, quando il tavolo non c’è, se lo costruiscono.
Perché il potere non si chiede.
Si prende – insieme.
In Italia non esiste attualmente una banca “ufficialmente fondata da donne e dedicata solo alle donne come clientela esclusiva, nel senso di un istituto bancario legalmente riservato solo alle donne (come accade – ad esempio – in alcuni progetti internazionali di microfinanza). Tuttavia ci sono banche e servizi finanziari che promuovono attivamente l’autonomia economica e l’empowerment femminile, con prodotti o iniziative pensati per sostenere donne e imprenditrici e favorire l’accesso al credito.
💜 Banche con forte impegno per le donne e prodotti dedicati
1. Banca Etica
È un istituto di finanza etica molto attivo nel sostenere l’inclusione sociale e l’imprenditoria femminile. Pur non essendo un banco per sole donne, dedica quota rilevante dei finanziamenti a imprese guidate da donne e progetti che favoriscono l’uguaglianza di genere e l’indipendenza economica.
2. Prodotti dedicati all’imprenditoria femminile
Alcune banche tradizionali offrono linee di credito o prodotti specifici per imprenditrici, come per esempio FUTURA di BdM Banca, un finanziamento pensato per donne che vogliono investire nella propria impresa.
3. Iniziative di inclusione e autonomia finanziaria
L’Associazione Bancaria Italiana (ABI) ha promosso progetti come “Banche per l’autonomia finanziaria ed economica delle donne” nell’ambito dell’alleanza “Una donna, un lavoro, un conto”, per favorire competenze finanziarie e strumenti di gestione indipendente, in collaborazione con molte banche italiane.
💡 Contesto più ampio
Il sistema bancario italiano non esclude le clienti donne, ma il divario di accesso al credito esiste: ad esempio, alle donne viene erogato complessivamente meno credito rispetto agli uomini, evidenziando come l’equità finanziaria sia ancora un tema da affrontare con politiche e prodotti mirati.
La Redazione di Spazio Donna
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