Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.
PERCHÉ LA RUSSIA NON PUÒ FERMARSI...
In queste ultime settimane, con tutto il caos che nel frattempo è sopraggiunto (dall'Iran con le stragi, a Minneapolis con i morti e gli abusi dell'Ice), ci siamo un po' distratti da una guerra di invasione, scatenata dalla Russia, che non si è mai fermata, e che ha provocato, e continua a provocare, grandi distruzioni e centinaia di migliaia di morti.
Ormai viviamo in un mondo nel quale, oltre alla guerra sul campo, siamo soggetti a "bombardamenti di propaganda e dichiarazioni", che provocano altrettanti sconquassi, anche se solo nella percezione della realtà da parte di chi ascolta, fermo restando che sotto le bombe (quelle vere) ci stanno gli Ucraini da ben quattro anni.
Lo "psicopatico americano" ha fatto di recente un altro annuncio (peraltro non confermato formalmente da Mosca), dicendo che Putin sarebbe disposto a "sospendere i bombardamenti sui civili e su Kiev, per una settimana".
Personalmente sono convinto che se effettivamente ci fosse questa disponibilità, questo sarebbe solo in funzione di guadagnare un po' di tempo, per rinfoltire le riserve di armi, ormai consumate in gran numero nelle ultime settimane, con il rischio, procedendo a questo ritmo, di assottigliarsi molto di più, ma questo è solo la mia opinione.
Rispetto invece ad interrompere i bombardamenti (si sente dire "solo su kiev"!?), novità presentata come una sorta di generosa concessione, andrebbe sottolineato che tali azioni (bombardare i civili) rientrano (ancora) tra quelle azioni che il "diritto internazionale" e il "codice di Ginevra" (finché non li cambiano) considerano "crimini di guerra", perseguibili per questo dalla Corte penale internazionale.
Trump, annunciando la disponibilità di Putin, ha invece aggiunto (testualmente, non sto scherzando), che ciò "è molto gentile da parte sua".
Ora, a parte queste "amenità" (si fa per dire) su cui non si sa se ridere o piangere, la mia tesi è che la Russia, a parte qualche piccola pausa diciamo "tecnica", NON SI PUÒ FERMARE, e provo a dimostrarlo (anche con l'aiuto delle cartine).
1) la prima cartina ci mostra ciò che è scaturito dai vari colloqui degli ultimi giorni, sempre con la mediazione americana. Sembrava che l'ultimo piano, accettato peraltro a fatica, dagli ucraini, venisse (sempre dagli USA) proposto in tempi stretti a Putin, per arrivare addirittura ad un incontro trilaterale. Cosa sia intervenuto nel frattempo a bloccare questo percorso non è dato sapere.
Tuttavia tali colloqui avevano generato anche un piano per il "cessate il fuoco", ben rappresentato nella cartina, considerato l'unica soluzione possibile e praticabile per una tregua SERIA (non la pace, non confondiamo) che la parte aggredita e invasa potrebbe accettare, rimandando tutto il resto a negoziati, che (è mia opinione) durerebbero molto a lungo e non otterrebbero altro che congelare la situazione dei confini sulla linea del fronte attuale, creando, come si può vedere, una fascia demilitarizzata, e due fasce adiacenti, prive di armi pesanti, costituendo una zona di sicurezza di una ampiezza complessiva dai 60 ai 100 km, e fermo restando (per gli ucraini) solide garanzie di sicurezza per il futuro.
Consideriamo che l'idea di perdere ("concedere", dal punto di vista ucraino) territori è già un grosso sforzo, da parte di chi ha subito una aggressione e vari altri soprusi (compresi rapimenti e deportazione di bambini), mentre da quattro anni subisce bombardamenti sui civili e distruzioni varie.
In ogni caso, sia Trump che lo stesso Rubio, hanno fatto intendere che gli ucraini hanno dato la disponibilità ad una tregua così strutturata, ma come abbiamo avuto modo di notare, come qualche soluzione, anche parziale, inizia a farsi largo, il regime russo è su ito pronto ad accampare nuove scuse... In questo caso, una su tutte, la "barzelletta" (perché la Costituzione Ucraina è molto chiara e ben costruita, prevedendo appunto il caso soecifico) della non possibilità per Zelensky di firmare un accordo in rappresentanza del proprio paese, in quanto "scaduto", da cui la richiesta/imposizione (barzelletta) all'Ucraina, di fare nuove elezioni, che i filoputiniani nostrani si sono ben "bevuti" ed hanno anche riproposto.
Si badi bene, quand'anche fosse (e non è) nuove elezioni, in un paese in guerra e sotto le bombe, con territori in parte occupati, e più di un quarto della propria popolazione 9,5 milioni, sfollata o rifugata. Se non è una barzelletta questa...
Ai tifosi nostrani di Putin verrebbe da dire la stessa cosa del noto sketch di Gigi Proietti, quando si rivolge allo spettatore contestatore, in galleria, e gli dice "io nun ce ll'ho co' te, ce ll'ho con quello lì accanto, che nun te bbutta de sotto"... ma questo è un altro discorso.
2) passiamo alla seconda cartina, questa ci mostra la situazione attuale, quella che i russi, nonostante centinaia di migliaia di perdite subite non riescono a sbloccare. Si vede chiaramente la parte di regioni già annesse per intero da Putin, e la parte mai conquistata (comunque pretesa), ancora in mano agli ucraini. Aggiungo che è ovvio, logico e realistico, che gli ucraini non vogliano, e neppure possano, accettare di ritirarsi fino ai confini ovest delle regioni, cedendole completamente. E non possono farlo, non per puntiglio nazionalistico (che sarebbe anche giustificato) ma per il semplice motivo che su quella linea del fronte hanno costruito e allestito strutture di difesa e varie installazioni, che appunto tengono bloccati i russi da quattro anni, e che, tra le tante ragioni, sarebbe logisticamente problematico riallestire molti km più indietro, e sotto la "pressione" dell'esercito russo, considerando peraltro che l'Ucraina è fatta di grandi pianure, senza alcun ostacolo naturale per bloccare un esercito che avanza, abbandonare quindi quelle difese, sarebbe come un pugile che abbassa le braccia, equivarrebbe a spalancare le porte a Putin verso il resto del paese. Putin lo sa bene ed è per questo che insiste su questo punto, di quei km fa u a questione di principio, perché vuole un'Ucraina indifesa, per poterla aggredire di nuovo, anche per questo rifiuta (con gravi minacce) l'idea della presenza di truppe europee sul territorio ucraino, e vuole ridurre nel numero gli effettivi dell'esercito ucraino stesso. Tradotto, secondo lui i russi possono avere tutti gli alleati che vogliono, dai coreani agli iraniani, fino ad africani, Yemeniti e cubani (i cinesi molto più sornioni, stanno un passo indietro) mandandoli anche in prima linea, gli ucraini invece devono rimanere soli, e guai agli europei se ci provano. È la prima volta che mi capita di vedere che un paese aggredito, per avere degli alleati, deve ottenere il permesso dell'aggressore...
3) Passiamo alla terza cartina. Ho detto: "Per poterla aggredire di nuovo" la cartina, che ci mostra l'idea ("di ripiego", ma solo tattico) di Putin, da questa infatti si comprendono meglio le implicazioni ideologiche. Chi ha masticato onestamente un po' di storia sa che cosa è L'IDEA DELLA "NOVOROSSIJA" (la "Nuova Russia"), cioè un'idea COLONIALISTA, che nacque già con la zarina Caterina II, e ricomprendeva anche la Crimea (la quale, checché ne dicano D'Orsi e Barbero, non è vero che "è sempre stata russa", ha sempre sembai subito, fin da allora, azioni pesanti di "russificazione", altro tena che suggerisco sempre di approfondire), un idea comunque, che viene ripresa da Putin nei suoi vaneggiamenti storico-ideologici, e che ricomprenderebbe anche altre quattro regioni (Karkiv, Zaporizzija, Mikolaiv e Odessa) oltre a quelle già illegittimamente annesse, acquisendo così territori anche oltre il fiume Dnipro, ricongiungendosi con il territorio della Transnistria (per il diritto internazionale, ancora "Regione della Moldavia"), chiudendo quindi all'Ucraina ogni accesso al Mar Nero, privandola anche del porto di Odessa (impedendole quindi ogni traffico commerciale se non sotto il controllo di Mosca) e riducendola in sostanza ad una grande pianura, povera e priva di ogni risorsa, alla mercé degli altri (insomma una Bielorussia in tono minore).
Come ho detto questa sarebbe l'idea "di ripiego", perché la prina ipotesi (fallita), quella più semplice individuata in origine, era di catturare ed eliminare Zelensky, abbattere il suo governo e sostituirlo con uno compiacente e di suo gradimento, come appunto la Bielorussia. Tutto qua.
Ma LA RUSSIA NON PUÒ FERMARE LA GUERRA (almeno in poco tempo) anche per altri importanti motivi:
l'economia russa è ormai una "economia di guerra" a tutti gli effetti, che drena imponenti risorse al sistema pubblico statale, al punto che la spesa militare copre ormai il 40% del bilancio L'economia russa è in crisi, le riserve sono pressoché esaurite, e gli indicatori sono tutti in rapida discesa, nonostante la propaganda. Anche qui dovrei aprire un'ampia parentesi, ma non è questo il momento.
Tutto questo si traduce in una grande quantità di aziende, con milioni di persone che ci lavorano, che, anziché produrre beni di consumo, sono state riconvertite alla produzione militare e di armamenti (che oltretutto non ce la fanno neppure ad esaudire la "domanda" per intero, viste le forniture che la Russia assume da Iran, Corea ed altri), produzione militare che, oltre alle perdite umane, viene riversata al fronte per sostenere lo sforzo bellico, e il tutto si realizza garantendo a tutta questa gente, oltre che agli stessi militari, stipendi di gran lunga superiori, in alcuni casi anche doppi o tripli, rispetto a quelli degli altri normali lavoratori.
Da aggiungere che la produzione militare, non destinata alla vendita bensì ad essere "consumata" al fronte, non porta al Pil del paese un contributo alla pari degli altri beni di consumo, che invece accrescono la ricchezza delle famiglie, mi spiego, un automobile o una lavatrice, rendono una famiglia più "ricca", bombe o droni che vengono esplosi, o carri armati che vengono distrutti, non arricchiscono nessuno, e aumentano solo il consumo e il dispendio di risorse.
Insomma, fermare questa macchina comporterebbe in Russia gravissime difficoltà per le aziende nel riconvertirsi ad altro, rispetto ad una produzione che, a quel punto, non troverebbe più sfogo, provocherebbe qualche altro milione di disoccupati, abituati a vivere con redditi superiori alla media, e di colpo senza lavoro.
Ed anche molti militari, nelle stesse condizioni, passerebbero, in assenza di guerra, a fare i reduci, con l'aggravante che tutti i criminali arruolati nelle carceri, con la promessa della libertà dopo il servizio, si ritroverebbero anche loro per le strade, e sicuramente tornerebbero a delinquere, aumentando così i problemi già critici di una società già molto pervasa dalla criminalità stessa.
Questi sono i problemi cui andrebbe incontro Putin, nel caso in cui fermasse il conflitto, oltre a quelli di carattere personale, di dover rendere conto da una parte ai più "scalmanati" del suo regime (che pure ci sono), e dall'altra alle famiglie russe più in generale, anche per i "risultati" ottenuti, dopo quattro anni di guerra, e dei prezzi pagati anche con le perdite dei loro cari.
Ribadisco quindi, per tutti i "soloni" da tastiera che filosofeggiano sulle furie belliciste di Zelensky e dei "guerrafondai europei", facendo un grande mescolone, che la situazione è ben diversa, da come la raccontano:
- da una parte c'è un paese (l'Ucraina) che è stato invaso, con un popolo che resiste da quattro anni, perché non vuole più essere sottomesso ad un altra nazione che lo ha sempre sottomesso e sfruttato. È vero, sono anche per questo stanchi della guerra, e desiderano la pace, per ricominciare a lavorare e ricostruire il proprio paese, lo vogliono fare però, dentro una Europa alla quale sentono di appartenere a pieno titolo.
- dall'altra, quello che abbiamo appena detto, ovvero un paese, il cui regime confonde i cittadini con una propaganda e censura imponenti, al punto tale che non sanno ancora se sono un paese alla pari degli altri, oppure un "impero" contro il resto del mondo, che sta andando verso una crisi pesante, il cui dittatore cambia la a storia e ragiona in termini "coloniali", fino al punto di disconoscere il diritto internazionale, e l'esistenza stessa di un popolo e della sua identità (quante volte abbiamo sentito dire che "l'Ucraina non esiste", ed è "una invenzione"?). Un dittatore che osteggia in tutti i modi l'Europa, ma non può più fermare (sottolineo in breve tempo) una macchina bellica, senza che il paese subisca devastanti ripercussioni nella società e nell'economia.
Le cartine, riassuntive dei fatti (la proposta elaborata, la realtà sul campo, le pretese russe e le ambizioni ideologiche) dimostrano la distanza abissale che c'è, non tra due posizioni, che i tifosi putiniani cercano (invano) di far apparire "equivalenti", bensì tra le ambizioni russe (a cui non metto aggettivi), e la realtà delle cose.
A questo punto il quesito, secondo logica, sarebbe il seguente:
CHI È CHE RIFIUTA LA PACE, E NON VUOLE (O NON PUÒ) FERMARSI?
A questa domanda ciascuno dovrebbe rispondere dopo aver approfondito i vari aspetti.
Buon fine settimana a tutti.
P.S. - inutile ripetere gli avvertimenti per i "leoni da tastiera", d'ora in avanti si procede in automatico.