Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.
C'era una volta un povero uccellino, ancora senza penne, caduto dal nido nei giorni della merla.
Con cambio di consonante, una vacca pietosa gli caca addosso, coprendolo di merda (calda). Sopraggiunge una faina, che lo monda della medesima, nella gratitudine dell'implume. E se lo mangia.
Morale, abbastanza frusta e risaputa: non è detto che ti copre di merda ti vuole male, e neanche che chi te la leva di dosso ti vuole bene. Cambia scena: tempi nostri. A Torino siamo nei giorni della merla e, con cambio di consonante, anche della merDa.
Fase uno: un poliziotto resta accerchiato dal black block (o da chi cazzo sono). Nonostante la bardatura che gli protegge il corpo, perde il casco, trasformando la sua testa in bersaglio altamente pagante (e letale, ove raggiunto da una sprangata).
Fase due: il tapino cade per terra, accerchiato da tre energumeni, che menano sodo.
Fase tre: da dietro, arriva un quarto, con un martello in mano, a dar man forte (si direbbe).
Fase quattro: forse, per riscaldarsi, rifila una martellata nel groppone al più grosso dei tre, lo sbilancia, lo sorpassa, e si getta sul poveretto (ma anche si interpone fra la masnada e il medesimo).
Fase cinque: lo piglia a martellate forsennate (maggiore è la frequenza, minore è l'intensità) sulla testa, anzi, no. Sul busto, sicuramente protetto da un corpetto antiproiettile, duro agli urti, quel tanto che basta a che arrivino i soccorsi dalla parte opposta. Anzi, aggiunge una cattiva pedata nel culo, che ha il pregio di allontanarlo di più dalla massa pestante, e avvicinarlo ai soccorsi.
Fase sei: il filmato della scena va in rete. Tutti possono vederlo. Anche i Black Block, al di fuori della concitazione della ressa, e analizzare le martellate, a partire dalla PRIMA.
Fase 7: il martellatore viene subito identificato (hai a prova', diceva 'r mi' nonno. Lo sapevi da anche prima) ma il dato che conta è che la notizia viene diffusa subito. Questo legittima il martellatore a levarsi dal branco, in quanto braccato dalla polizia. Con questo evita che qualcuno del branco gli mostri la prima martellata e il relativo destinatario. Conclusione: peccato! Come infiltrato è bruciato e può solo tornare all'ovile con la sua vera identità, dopo breve opportuna latitanza. Ce ne vuole uno nuovo.
O, forse, c'è già.
Preciso che questa è fiction e che potrebbe essere il tema di un noir o di un giallo che mi accingo a scrivere. Comunque, i filmati sono in rete e potete dare un'occhiata, per farvi un'idea.
C'è troppa gente che guarda, senza vedere, come dice il mio amico Andrea Nacci, grande scrittore.