Dopo il grande successo dell’edizione di novembre, MdS Editore ripropone Parole a Tavola, la serata che intreccia letteratura e convivialità in un’esperienza pensata per far incontrare lettori e autori in un contesto informale, caldo e partecipato.
Un appuntamento che ha già dimostrato quanto sia forte il desiderio di ascoltare storie dal vivo, condividere emozioni e vivere i libri come occasione di relazione.
Il nuovo incontro si terrà domenica 1 marzo alla Fattoria l’Olmetto, un luogo immerso nel verde e ricco di atmosfera, con un tocco di poesia
Mercoledì 11 febbraio alle 21:15, al Circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano
Elezioni: tra i 2 litiganti, a sinistra, spunta Bonaccini
Napoli, assemblea Pd, o meglio di Energia Popolare, la corrente capitanata da Stefano Bonaccini e che a giudicare dai presenti è più viva che mai, nonostante le critiche che lui ha subito, incolpato di essere troppo accomodante con Elly Schlein e taciturno sul poco spazio che lei sembra lasciare a chi è fuori dal suo cerchio magico.
Energia Popolare: la conta dei presenti a Napoli
Lo stato di salute (politico) di Bonaccini e delle sua corrente si può definire decisamente buono se ci si riferisce a quanti hanno risposto al suo appello e si sono fiondati a Napoli: i presidenti di Regione come Antonio Decaro (Puglia), Eugenio Giani (Toscana), Michele De Pascale (Emilia-Romagna), i sindaci Roberto Gualtieri (Roma), Stefano Lo Russo (Torino), Giuseppe Sala (Milano), Gaetano Manfredi (Napoli), Silvia Salis (Genova), gli europarlamentari Nicola Zingaretti, Simona Bonafè, Lucia Annunziata, un folto gruppo di parlamentari guidati da Valeria Valente e da Piero De Luca (che è anche segretario regionale Pd), figlio dell’ex presidente della Campania, Vincenzo.
Ovvio che Bonaccini appaia soddisfatto e saluti, sornione: «Qualcuno aveva detto che mi avevate abbandonato tutti e invece vi ritrovo più numerosi di prima». Poi dal microfono, avverte: «Se il centrosinistra si divide come nel 2022, Meloni può andare anche in vacanza in campagna elettorale e tornare riposata a Palazzo Chigi».
L’avvertimento è per Giuseppe Conte, mentre per quanto riguarda il Partito democratico: «La pluralità di idee è un punto di forza, ma solo se si lavora insieme e uniti e non, come accaduto troppo spesso negli anni scorsi, per litigare tra noi da mattina a sera. Servono idee. Non chiediamo posti, ma pretendiamo ascolto».
Bonaccini e il rapporto con Elly Schlein e Giuseppe Conte
Dalla platea qualcuno urla: vogliamo te nel 2027. Parte l’applauso. Ipotesi azzardata? Non tanto perché tra i litiganti (Elly Schlein e Giuseppe Conte) e tra i fantasiosi outsider (Ernesto Maria Ruffini) potrebbe uscire dal cappello proprio lui, che aveva vinto le primarie tra gli iscritti del partito. Ma ha fatto l’errore di accettare che a votare fossero anche i non iscritti ed è stato sconfitto proprio da questi ultimi, tanto che il suo gruppo non ha mancato di rimarcare la stranezza di un partito che sceglie un segretario col voto di chi non ne fa parte. Ma una candidatura alla presidenza del Consiglio di Bonaccini rimarginerebbe questa ferita e metterebbe d’accordo anche i riformisti che si stanno molto agitando in questo periodo, da Graziano Delrio a Giorgio Gori, da Marianna Madia e Lia Quartapelle.
Bonaccini ha 59 anni, è un politico di lungo corso, convinto riformista con una notevole esperienza amministrativa come presidente della Regione Emilia-Romagna (2014-2024), conosce assai bene i meccanismi del potere, in questi mesi si è adoperato per l’unità del Pd sostenendo Elly Schlein ma cercando di tutelare le correnti riformiste in fibrillazione contro il radicalismo schleiniano.
Ha un ottimo rapporto con Romano Prodi e quanto rimane dell’Ulivo, da europarlamentare si è speso per l’alleanza tra socialisti e popolari. Non ha mai smesso di dialogare coi 5stelle anche nei momenti più critici del movimento e se il campo largo non è naufragato al primo stormir di fronde è anche merito suo.
Sicurezza e preferenze: i temi caldi del PD
Adesso, da Napoli, potrebbe partire la sua corsa alla candidatura in vista delle politiche del prossimo anno. Intanto, ringrazia: «Che bella giornata a Napoli. Non per qualcuno o qualcuna di noi, ma per il Pd. Che vogliamo più riformista e più popolare, ma sempre unito. Più di mille presenti, decine ad alternarsi al microfono. Per proporre idee e costruire l’alternativa perché, la prossima volta, vogliamo vincere».
E lancia la prima proposta: «Il Pd deve insistere per ripristinare le preferenze per l’elezione al parlamento. Non si capisce perché per essere eletti al parlamento europeo, ma anche nei consigli regionali o comunali decidono gli elettori attraverso le preferenze, mentre solo per l’elezione di deputati e senatori i cittadini non possono scegliere».
Poi sostiene che è urgente che il Pd metta tra le priorità quella della sicurezza e invita sul palco di Napoli il sindaco Manfredi, che propone: «Non possiamo più aspettare, è il momento del fare. La sicurezza non è un argomento di destra, ma un bene comune dei nostri cittadini, soprattutto per chi vive nelle periferie. La logica è da un lato il controllo del territorio, importante da garantire ai nostri figli e alle donne che debbono avere libertà di muoversi senza timore. Ma dall’altro lato il problema è sociale. Abbiamo qui esempi che insegnano: il rione Sanità, i Quartieri Spagnoli dove non si poteva entrare fino a dieci anni fa e sono diventati luoghi per turisti. E Scampia, la Gomorra d’Italia: con la ricostruzione del nuovo quartiere stiamo eliminando il bubbone che rappresentava lo stigma della città».
Bonaccini lo abbraccia e aggiunge: «La sicurezza è la prima forma di libertà per un cittadino. Anche la sinistra deve occuparsi di sicurezza perché in una comunità poco sicura chi paga di più sono le persone fragili. Soprattutto va respinta una narrazione rispetto alla quale sicurezza è aumento delle pene invece di certezza delle pene».
Energia Popolare incomincia a costruire, da Napoli, un programma di governo. Se a spiegarlo agli elettori, impersonarlo, dargli forza sarà il fondatore della maxi-corrente saranno le prossime mosse della politica a dirlo.
Per la gara col centrodestra nel 2027 occorre sciogliere al più presto il dilemma tra Schlein e Conte ed evitare il rischio di rimanere ancora a lungo in un cul de sac esiziale e questo rende tutt’altro che fantasiosa la possibilità che Bonaccini diventi il candidato, con la benedizione anche dei centristi capeggiati da Matteo Renzi, secondo cui una coalizione troppo spostata a sinistra non sarebbe competitiva. Uno dei possibili scenari è che la Schlein faccia un passo indietro e il Pd chieda a Bonaccini di partecipare alle primarie di coalizione per la scelta del candidato, vincendo a man bassa su Conte.
A conclusione della convention napoletana, ha lanciato un inno alle primarie: «Se non reintrodurranno le preferenze, perché io temo che non ci siano partiti di destra che le vogliano, potremmo fare come con Pier Luigi Bersani nel 2012: le primarie per scegliere una parte rilevante dei candidati e delle candidate del Pd. Noi abbiamo bisogno di coinvolgere elettori, elettrici per ridargli il senso che non sono le segreterie nazionali a Roma che decidono sulla testa degli elettori.
L'unità della coalizione non è sufficiente per battere la destra ma certamente è condizione necessaria, perché se anche cambiasse la legge elettorale, comunque il premio di maggioranza rimarrà e tutto dobbiamo fare meno che come tre anni fa quando sciaguratamente il centro sinistra si divise addirittura in tre».