Ultima chiamata per Parole A Tavola, l'evento organizzato da MdS Editore e Associazione La Voce del Serchio per incontrare a cena i prestigiosi autori della Casa Editrice.
Ecco gli autori che parteciperanno alla cena, pronti a condividere storie, parole e sorrisi
MISURA PER MISURA
Dopo avere ascoltato e letto di tutto sulla campagna referendaria mi sono convinto che ai sostenitori del No non interessa più di tanto valutare il merito delle questioni poste dalla nuova legge.
Perché quei pochi che si sono cimentati con lo spirito e la lettera della riforma lo hanno fatto mistificandone il testo o raccontando frottole. E mi dispiace di non riuscire a trovare altri termini più adatti.
Sono così certo di questo che metto in palio il mio Sì, che sono disposto a cambiare in No, se qualcuno mi riporta una citazione virgolettata della norma che nella riforma pubblicata in Gazzetta Ufficiale renderebbe possibile la sottomissione dei magistrati al governo. L’architrave su cui poggia ogni altra contestazione.
Non mi interessano le dichiarazioni di questo o quel testimonial, ne gli arzigogoli basati sulle ipotesi, voglio che mi si indichi la norma sulla quale poggerebbe l’azzeramento dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati, sia giudicanti, sia inquirenti. Voglio leggere la norma vista la quale si scrive un articolato di legge repressiva.
Col passare dei giorni, dunque, diventa sempre più chiaro che il No, anche per l’evidente impossibilità di contestare nel merito la costituzionalità del nuovo ordine giudiziario, sta puntando a trasformare il referendum in un pronunciamento elettorale pro o contro il governo Meloni.
Sono sempre di più i sostenitori del No che, magari dopo un abborracciato fervorino tecnico, sostengono apertamente che il loro No è soprattutto un diniego politico contro la destra. Magari anche quella d’oltre Atlantico, aggiungerei contro tutte le ingiustizie dell’occidente capitalistico e per la pace nel mondo. Ho trovato anche questo.
Apprezzo la sincerità di quei dirigenti politici, soprattutto PD, che hanno dichiarato apertamente che, pur non avendo obbiezioni nel merito della riforma, al punto che non avrebbero avuto problemi a votare Sì, stante il contesto politico voteranno No, per provare a far cadere il governo o almeno a far scattare il count down per Meloni.
Una motivazione immaginifica negli esiti e del tutto ideologica, che conferma l’elevato tasso di avventurismo delle componenti che dirigono l’attuale PD. Conformi all’estremismo del M5S e di VeS.
Una operazione che mi sembra comunque in perdita, sia perché un gruppo ristretto e fortemente ideologizzato ha deciso di sacrificare sull’altare del politicismo più elitario una riforma garantista, consona alle procedure del processo accusatorio e rincorsa da decenni dal mondo progressista, ma anche perché chi ha stabilito che vincendo il No cadrebbe o avrebbe soverchie difficoltà Meloni?
Io credo, viceversa, che se vincesse il No Meloni non tremerebbe più di tanto. Non solo perché questa legge non le avrebbe fatto mettere sotto controllo la magistratura, ma soprattutto perché per far cadere Meloni ci vuole una coalizione di centro – sinistra forte e unitaria, che dia garanzie agli italiani di saper mantenere una rotta sicura nel rilancio economico del Paese, nella costruzione della Confederazione Europea (il Federalismo pragmatico di Draghi), nel rapporto fermo nei confronti della sempre più evidente pastetta affaristica di Trump con Putin. E questo ad oggi non c’è.
Dunque il No “politico” è un diversivo la cui vittoria non aiuterebbe la costruzione di una forte coalizione di centro – sinistra, ma ne rafforzerebbe solo le attuali componenti estremiste e populiste. Con un danno per la mancanza, probabilmente definitiva, dell’alternativa di un nuovo centro - sinistra e uno speculare vantaggio per la stabilità mefitica che Meloni garantisce per via delle attuali componenti massimaliste del così detto campo largo.
Questo se vogliamo parlare di politica. Chi, viceversa, si voglia omologare allo stesso massimalismo menzognero che guidò la carica del No nel referendum del 2016 si accomodi. Capisco che la battaglia riformista in questi tempi rabbiosi sia dura e si possa sentire il bisogno di integrarsi, più che di costruire una faticosa unità.
Buon fine settimana.