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di Mario Lavia
Zero a zero in direzione - Non piove su Schlein, ma il cielo del Pd non è sereno

7/2/2026 - 9:08

La direzione si schiera con la segretaria, che così pensa di evitare il processo in caso di vittoria del Sì al referendum. La minoranza scalpita ed è ormai riconosciuta come realtà consolidata che porta sul tavolo questioni di merito

Se vince il No, vinco io. Se vince il Sì perdiamo tutti: il partito è avvisato. È evidente che Elly Schlein vuole giocarsela, questa incerta partita sul referendum sui magistrati. La confusa “campagna d’ascolto”, in realtà, consiste in una serie di iniziative volte a mobilitare il partito sul territorio e a svegliare sonnacchiosi gruppi dirigenti locali. Il clima è già da campagna elettorale e quando è così non è il caso di approfondire le spaccature.

Ha parlato per mezz’ora contro il governo Meloni, Elly Schlein, perché ci crede. Se vincesse il No per lei sarebbe un colpaccio mica da poco: avrebbe seppellito una delle riforme-chiave del governo Meloni e compattato la sinistra dura e pura consolidando l’intesa con Giuseppe Conte, il rivale con cui se la vedrà più avanti. Alcuni sondaggi indicano che ce la può fare. Il colpaccio, secondo alcuni, potrebbe spingerla a convocare un congresso-primarie senza avversari (ma allora è un plebiscito).

Ieri, alla direzione del partito – zero novità politiche –, è emerso un passetto unitario in più visto che i riformisti si sono astenuti sulla relazione della segretaria: 162 favorevoli, 18 astenuti. Una relazione prodiga di riconoscimenti verso il ruolo di una minoranza che scalpita ma che ormai è riconosciuta come una realtà consolidata che pone questioni di merito, come ha osservato Piero Fassino. È venuta fuori una differenza tra i riformisti tra chi (Pina Picierno, Claudia Mancina) morde il freno avvertendo che già parecchia gente se ne sta andando via. In particolare, Picierno è stata molto allarmata, facendo balenare lo spettro di una «rottura», a dimostrazione che il Pd non si è “schleinizzato”. La pacificazione non c’è. Al massimo, un tregua. Altri hanno valorizzato di più il ruolo costruttivo della minoranza (Lorenzo Guerini, Giorgio Gori) sempre rimarcando differenze per esempio sulla politica internazionale.

Il dibattito, a porte chiuse, è molto ruotato sulla dialettica maggioranza-riformisti stavolta senza asprezze. Gianni Cuperlo, Roberto Speranza, Francesco Boccia hanno più dialogato che polemizzato. D’altronde questa tregua a Schlein serve come il pane. Anche per evitare che in caso di vittoria del Sì venga processata: a parte Picierno e Mancina, gli altri dirigenti i riformisti voteranno No, come la segretaria. Ovviamente il problema di una linea incerta e di una pratica che rinvia i nodi da sciogliere restano tutti lì. Com’era prevedibile, la direzione è finita zero a zero. Non ha piovuto. Ma il cielo del Pd sereno non è.





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