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Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.

Signora mi scusi ma glielo devo dire: invece di tegameggiare .....
In un momento come questo, con un evidente crisi .....
Quali sarebbero le leggi violate da Salis in questo .....
. . . ci sono le leggi approvate dal Parlamento e fatte .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Ci hanno chiamato tutti a votare
trascinandoci
in questa consultazione popolare
che, tra tante riforme
importanti da fare
questa non era sicuramente .....
lì abbiamo contati i " pippoli " ? Direi che sono circa 15 milioni. . .
di Mario Lavia
Il sonno di Schlein - L’Europa si affida a Draghi e Letta per salvarsi da Trump, e il Pd finge di non conoscerli

11/2/2026 - 8:56


Il sonno di Schlein - L’Europa si affida a Draghi e Letta per salvarsi da Trump, e il Pd finge di non conoscerliMentre l’Ue, anche quella conservatrice, chiama i due italiani a guidare la resistenza politica contro Trump, tra i progressisti italiani quei nomi restano ai margini del dibattito. Schlein è troppo impegnata in battaglie interne e in alleanze contraddittorie, e rischia di perdere la bussolaUn paradosso, anzi una follia della sinistra italiana. In queste ore a dare sostanza alla “resilienza” europea di fronte al ciclone Donald Trump sono le idee di due italiani, Mario Draghi e Enrico Letta. È davvero uno strabismo della storia che siano i conservatori europei a valorizzare il lavoro di due rappresentanti del riformismo liberale del nostro Paese, mentre nella sinistra italiana quei nomi sono scivolati ai margini del dibattito, e le loro lezioni di “educazione europea”, il titolo del gran romanzo di Romain Gary, riposte in soffitta.Va detto anche che i leader europei si ricordano di Draghi soltanto a singhiozzo. Ogni tanto lo chiamano per avere lumi, lui offre le sue proposte e poi tutto resta più o meno come prima. Tanto che l’anno scorso l’ex Presidente del Consiglio, un po’ affranto, gli ha scagliato bruscamente il famoso «Do something» (che da allora compare sotto a testa de Linkiesta).Adesso di nuovo l’Europa chiama lui e Letta perché portino i mattoni di una nuova costruzione europea in grado di reggere al disegno trumpiano di distruzione del ruolo politico dell’Unione europea in parallelo con l’assalto militare di Vladimir Putin all’Ucraina.La personalità forse più dinamica della famiglia socialista, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, ha convocato per domani presso il castello Alden Biesen di Rijkhoven, in Belgio, un incontro informale con i leader europei, con ospiti speciali, appunto, Draghi e Letta. L’incontro mira a creare un nuovo consenso strategico per rafforzare la competitività dell’Unione e difendere il mercato unico dalla concorrenza globale sleale. Scudi anti-Trump, si potrebbero definire.Anche se dalla riunione di domani non usciranno decisioni concrete, si sarà fatto comunque un importante passo avanti nella definizione di un’Europa totalmente autonoma. Si arriva alla magione belga con un circolo virtuoso per cui ai propositi neo-europeisti di Friedrich Merz e Giorgia Meloni (il cui europeismo però è incenerito e sotterrato dal suo allineamento politico a Trump) fa seguito un forte impulso nella stessa direzione da parte di Emmanuel Macron, che ha assunto e rilanciato il monito draghiano: senza investimenti europei rapidi l’Unione europea rischia di essere spazzata via.Merz, Macron, i baltici, gli scandinavi fanno riferimento a quella agenda Draghi che fino alla segreteria di Enrico Letta – naufragata per altre ragioni – era una bussola anche per il Partito democratico. Sembra un secolo fa. In appena tre anni Elly Schlein e il suo gruppo dirigente bersaniano e ex SeL hanno messo nel cassetto tutto quanto.Si occupano più di Paolo Petrecca e di Andrea Pucci che di Draghi e Letta. Già, il Partito Democratico si attarda con i ProPal di ogni risma e con una contrarietà alla difesa europea di sapore gruppettaro, e così resta impicciato dentro un’alleanza con due partiti, Alleanza Verdi-Sinistra e Movimento 5 stelle, contrari all’invio di armi all’Ucraina – in un momento delicatissimo del conflitto – che convergono in questo con il putiniano fascistoide Roberto Vannacci.Ma a Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Giuseppe Conte non gliene chiedono conto. E non si preoccupano minimamente che in campagna elettorale il trio giallo-rosso andrà nelle piazze a sostenere il no al sostegno militare all’Ucraina e al processo di riarmo europeo. Proprio come farà il nero Vannacci. La contraddizione con la linea ufficiale del Pd è fortissima. Ma tutto fila testardamente via come se il riarmo e il sostegno armato all’Ucraina fossero temi come gli altri e non autentiche discriminanti valoriali.Riprendere in mano la bussola europeista di Mario Draghi e Enrico Letta, di Paolo Gentiloni, di Romano Prodi, di Walter Veltroni, di David Sassoli: il Partito democratico tornerebbe a fare il Partito democratico. Se non lo farà il Nazareno, forse qualcuno lo farà da un’altra parte. «Do something» (fare qualcosa).

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