Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.
CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF?
Nella campagna referendaria del No vedo affermarsi tra le forze del centro – sinistra l’egemonia dei cascami di una cultura giustizialista, antipolitica e conservatrice nella quale facevo fatica a riconoscermi da anni e faccio fatica a riconoscermi oggi, fosse anche solo tatticamente.
La cosa che più impressiona è la facilità di tanti militanti riformisti, democratici e liberali che, per una comprensibile contrarietà alla destra, sono disposti a sacrificare la battaglia riformista per la giustizia giusta. Per abbandonarla basta convincersi che, vuoto per pieno, c’è da fronteggiare un attacco fascista alla Costituzione?
Il No ondeggia, dunque, tra un tema tecnico, che abbandona appena lo si smonta, e la chiamata alla lotta politica generale. Che, comunque, fa aggio su qualunque ragionamento nel merito, definito tecnico, perché l’obbiettivo vero è affossare la riforma per assestare un colpo a Meloni.
Ieri un quotidiano sosteneva di avere avuto notizia certa che il ministro della Giustizia e il suo staff avrebbero già pronta l’ossatura dei decreti attuativi che completerebbero l’opera di sottomissione della magistratura nel quadro dell’involuzione autoritaria di Meloni.
Se si legge l’articolo senza farsi prendere dall’ansia per l’incombente pericolo per la democrazia, gli elementi che vengono riportati come prova della prossima catastrofe costituzionale sono a dire poco risibili.
Ne cito solo uno per brevità. Ma la lettura del presunto scoop è comica. Si tratta della diminuzione dei membri dei due CSM, quindi dei togati, che sarebbe la dimostrazione della volontà punitiva e di indebolimento del potere giudiziario.
Facciamo due conti insieme.
Attualmente i membri eletti dell’unico CSM sono 30, dei quali 20 togati (2/3, proporzione stabilita dalla Costituzione e che la riforma conferma) e 10 laici. I togati sono eletti da circa 7000 giudici e circa 2200 pubblici ministeri. Vale a dire che, sdoppiando il CSM unico, il nuovo CSM dei giudici si occuperà del 76% dei giudicanti e il nuovo CSM dei PM si occuperà del restante 24% degli inquirenti.
Se si mantengono nel complesso i 20 seggi dei togati vuol dire che il CSM dei giudici avrà 14 togati più 7 laici e il CSM dei PM avrà 6 togati e 3 laici. C’è qualcosa di pericolosamente autoritario in questo?
Qualcuno tra i contrari alla riforma aveva parlato di aumento dei costi, ora ci si lamenta perché i membri togati sarebbero troppo pochi.
Il punto non sono le bugie e le mistificazioni del fronte del No. E’ comprensibile, non hanno argomenti e si danno all’allarmismo politico come se avessero scoperto oggi la pericolosità di Trump e Meloni.
Non è questo che impressiona, ma il fatto che ci caschino tante brave persone che fino a ieri avevano capito benissimo la dinamica di potere negativa difesa da una parte della magistratura che quel potere gestisce e non vuole perdere.
Dicano onestamente che sacrificano una buona riforma per tentare di battere Meloni e non ci facciano perdere tempo per spiegare cose che non vogliono capire. Magari senza aggiungere che la riforma migliore “la faremo dopo”. Ce lo vedi Conte?