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Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.

Signora mi scusi ma glielo devo dire: invece di tegameggiare .....
In un momento come questo, con un evidente crisi .....
Quali sarebbero le leggi violate da Salis in questo .....
. . . ci sono le leggi approvate dal Parlamento e fatte .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Ci hanno chiamato tutti a votare
trascinandoci
in questa consultazione popolare
che, tra tante riforme
importanti da fare
questa non era sicuramente .....
lì abbiamo contati i " pippoli " ? Direi che sono circa 15 milioni. . .
di Massimo Gnagnarini
Il vero nodo del PD non è chi esce, ma chi decide cosa significa essere riformisti.

20/2/2026 - 0:34

Il vero nodo del PD non è chi esce, ma chi decide cosa significa essere riformisti.


Si dice che Elisabetta Gualmini e altri cosiddetti “riformisti” non c’entrino nulla con il Partito Democratico. E che, se qualcuno di loro dovesse lasciare, sarebbe quasi una liberazione.

Ma ne siete davvero sicuri?Il PD nasce nel 2007 dall’incontro tra culture diverse: post-comunista, cattolico-democratica, liberal-sociale.

Non è mai stato pensato come un partito di sinistra tradizionale, ma come una forza riformista, europeista, a vocazione maggioritaria. Un partito che voleva governare, non testimoniare.

L’idea originaria non era l’omogeneità ideologica, ma la sintesi. Non la purezza identitaria, ma la responsabilità.Se guardiamo alle stagioni di governo guidate da figure come Romano Prodi, Matteo Renzi o Paolo Gentiloni, vediamo un partito che teneva insieme diritti civili e sostenibilità economica, lavoro e imprese, integrazione europea e riforme strutturali. Questo non era un incidente di percorso. Era parte del progetto.Dunque oggi il PD fa i conti con la sua identità riformista che molti per comodità avevano confuso e liquidato come una sorta di deriva Renziana.

Dire che l’area riformista “non c’entra nulla” significa rileggere la storia del PD in modo selettivo. Perché il riformismo non è un corpo estraneo: è una delle sue matrici fondative. Il punto vero non è chi è più PD degli altri. Il punto è quale profilo consenta al partito di parlare a un elettorato largo e competitivo per il governo del Paese. Un PD più omogeneo può essere più coeso, certo. Ma potrebbe anche essere più stretto, meno plurale, meno capace di rappresentare mondi diversi.

Il PD è nato per superare le vecchie appartenenze, non per riprodurle in forma ridotta. E allora la domanda resta: chi oggi si compiace delle possibili uscite sta difendendo l’identità originaria del partito… oppure la sta restringendo? 

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