Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.
LE VOCI DI DENTRO
E’ vero, la campagna elettorale si sta incapricciando perché qualcuno ha fatto in modo che invece del giudizio su una legge gli elettori si pronunciassero pro o contro il governo.
Un brutto affare, perché stravolge il senso di uno strumento costituzionale, come il referendum, e perché chi propone questo stravolgimento evidentemente sa di non avere altro modo per tentare far vincere la sua parte.
Ma, nonostante il frastuono, non è difficile capire cosa fare. Innanzitutto restare ancorati al merito della legge. Il mio consiglio è di leggerla, non fatevela raccontare. Si tratta di soli 7 articoli semplicissimi da capire, l’ottavo è di norme transitorie. I 7 articoli dicono molto chiaramente quali articoli della Costituzione vengono modificati e come. E’ tutto scritto e non c’è nessuna possibilità di nascondere qualcosa.
Scoprirete che non c’è nessuna norma che consenta al governo, qualsiasi governo, di mettere sotto controllo la Magistratura, in particolare i pubblici ministeri. Infatti le garanzie di autonomia ed indipendenza sia dei giudici, sia dei pubblici ministeri, sono confermate in modo esplicito e inequivocabile.
Qualcuno ha detto che se la riforma fosse confermata da una vittoria del Sì il governo, per esso il Parlamento con la maggioranza del centro – destra, troverebbe il modo di sottomettere i magistrati attraverso i decreti attuativi o con una legge ordinaria.
Questo è un falso perché è impossibile modificare la Costituzione, che avete letto conferma esplicitamente l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, con una legge ordinaria. Meno che meno con dei decreti attuativi.
Per mettere la Magistratura sotto controllo servirebbe non questa, ma un’altra legge di riforma costituzionale, che dovrebbe essere approvata per due volte a distanza di sei mesi dai due rami del parlamento e poi essere sottoposta ad un altro referendum costituzionale. Un iter pubblico e lungo che vedrebbe contrarie anche le forze garantiste e liberali che oggi voteranno Sì non ravvisando alcun pericolo in questa legge.
Dunque quella della sottomissione dei magistrati al governo è una balla gigantesca, basta leggere la riforma, confrontare gli articoli vecchi con quelli nuovi e ragionare.
E, poi, ricordare solo una cosa: chi vi ha mentito su questo punto vi ha mentito anche sul resto.
Se poi pensate di mandare a casa Meloni e la destra votando No, è un altro discorso. Dovete impegnarvi in qualche modo da qui alle elezioni che ci saranno tra circa un anno. Perché Meloni non se ne andrà anche se vincesse il No. E le difficoltà che deve affrontare non saranno accentuate né diminuite dal risultato referendario che, probabilmente, vedrà molti astenuti e il vincitore lo sarà di misura.
Il destino di Meloni lo scriverà l’opposizione se sarà in grado di costruire una nuova maggioranza di governo credibile sul piano programmatico e affidabile su quello della stabilità politica.
Chi si aspetta problemi per Meloni dall’esito del referendum resterà deluso perché la signora si è posizionata nel tipico modo win – win, o vinco o vinco. Perché la riforma era voluta da FI e si è rivelata troppo liberale per gran parte degli elettori di FdI e della Lega. Lo scambio con il Premierato e l’Autonomia differenziata non ha funzionato e dunque se vincesse il No Meloni terrà il lutto per tre giorni, e poi via andare, ma avanti. Purtroppo.