Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.
Tre anni dopo - I tormenti della giovane Schlein: alla fine il vecchio Pd ha “occupato” lei
Le trionfali primarie del 26 febbraio 2023 sono uno sbiadito ricordo, la segretaria che avrebbe dovuto portare una ventata di rinnovamento è stata fagocitata dall’apparato, e i veri leader restano quelli di sempre da Bersani a Bettini a D’Alema
Malgrado il giaccone, le sneaker e gli occhiali da sole sulla fronte, il Pd non si è rinnovato. Gli storici diranno se sarà stata questa la principale scommessa perduta di Elly Schlein, la ragazza del secolo attuale che avrebbe dovuto «occupare il Pd» con la sua carica giovanile, l’armocromia e il look antiburocratico.
Ma le cose, esattamente tre anni dopo le primarie proprio contro un figlio del partito come Stefano Bonaccini (26 febbraio 2023), non sono andate come lei pensava. Il Pd oggi assomiglia al vecchio Pds ma senza la forza emotiva ed evocativa che quel partito erede del Pci inevitabilmente trascinava con sé. Con in più un tocco di sagacia democristiana altrettanto professionale di quella comunista. Tra le due grandi chiese politiche, la cultura lib-lab che avrebbe dovuto fare da collante del partito è sparita: quei pochi grumi sono stati asfaltati dalla furia antirenziana, mentre il wokismo della leader è patina più che sostanza.
I giovani del Nazareno o non hanno memoria o all’opposto sono nipotini sbiaditi di quelli che c’erano prima. Che sono i veri leader del partito: Dario Franceschini, Pier Luigi Bersani, Goffredo Bettini, i relativamente più giovani Andrea Orlando, Francesco Boccia, il già citato Bonaccini.
Quando il gioco si fa duro, sono loro che cominciano a giocare. Quando le acque si agitano, sono loro che prendono la parola, che indicano la rotta, che stabiliscono il perimetro del fattibile. Al lancio di Rinascita, la nuova rivista online, la relazione è stata del suo direttore, Goffredo Bettini, e le conclusioni di Massimo D’Alema, come nel 1978 ai tempi della loro Fgci. D’Alema non fa parte del gruppo dirigente del Pd ma – come dire – è come se lo fosse: non sarà più seduto a capotavola, ma negli angoli del palazzo la sua voce non ha mai smesso di essere ascoltata. Cosa c’entri Elly Schlein in questo scenario non si capisce. Eppure lei era tutt’orecchi alla inaugurazione di Rinascita (nel giorno in cui avrebbe dovuto essere a Kijiv, ma di questo abbiamo già parlato).
O meglio, si capisce nel senso che lei sa che quelle vecchie glorie sono più capaci di pensare rispetto ai giovani, o ex giovani, del Nazareno. Di politica ne capiscono. Loro e i cacicchi sul territorio. Così il partito funziona come in tempi lontanissimi: c’è una segreteria formale che gestisce il day by day e c’è un politburo informale che detta la linea. È la stagione del Termidoro guidato da una presunta giacobina, con una facciata di rinnovamento e una sostanza di continuità.
Perché la giovane leader non butta via niente, tanto meno le lezioni dei vecchi “élephantes”, come si denominavano gli anziani dirigenti socialisti francesi. Perché non l’ha fatta lei una rivista politica? Perché non mette su qualcosa di nuovo, un giornale, una radio, invece della mitica Fondazione già nata morta? Perché non cambia lo spartito della lettura del mondo?
Il paradosso è crudele: la segretaria più giovane della storia del Pd guida il gruppo dirigente reale più vintage di quella stessa storia. Ora, non è un delitto avere memoria. È un problema vivere solo di quella. Tre anni dopo, se la scommessa era «occupare il Pd», l’impressione è che il Pd, il vecchio Pd, abbia occupato lei.