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Ultima chiamata per Parole A Tavola, l'evento organizzato da MdS Editore e Associazione La Voce del Serchio per incontrare a cena i prestigiosi autori della Casa Editrice.
Ecco gli autori che parteciperanno alla cena, pronti a condividere storie, parole e sorrisi

Certamente per chi arriva da paesi sottosviluppati .....
. . . c'è gente che rischia la vita seriamente per .....
Ricapitolando: siamo una colonia anglo americana, .....
Oggi 8 Marzo auguri a tutte le donne.
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Si canta Amore a Sanremo
Invitano a diventare
più civili
i carri
del Carnevale viareggino
che al Lupo fa un inchino
e alle ingiustizie
uno sberleffo
In .....
buongiorno. volevo ricordare che la situazione in via mazzini dal campo sportivo al semaforo aurelia è diventata insopportabile . tra velocita , mezzi .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
Una donna che ha detto "NO" al potere

28/2/2026 - 7:43



La Redazione di Spazio Donna continua a intrecciare memoria e gratitudine, portando alla luce storie di donne che, con rigore e coscienza, hanno difeso la vita anche quando farlo significava
restare sole contro poteri enormi. Donne che hanno scelto la fedeltà alla propria letica invece del consenso, la responsabilità prima del successo. Oggi rendiamo omaggio a una scienziata che, con un semplice ma fermissimo “no”, ha cambiato il destino di migliaia di persone: la dottoressa Frances Kelsey.
 
Settembre 1960, Washington D.C. Frances Kelsey ha 46 anni quando inizia a lavorare alla Food and Drug Administration negli USA. È farmacologa, laureata in medicina, ricercatrice. In un ambiente dominato quasi esclusivamente da uomini, le viene affidata una pratica che sembra di poco interesse: valutare la richiesta di autorizzazione per la produzione e l’uso di un nuovo sedativo, il Kevadon, a base di talidomide.
Il farmaco che è già commercializzato in Europa e in Canada viene prescritto anche alle donne in stato di gravidanza contro la nausea mattutina. L’azienda produttrice, la Richardson-Merrell, prevede un’approvazione rapida anche negli Stati Uniti.
Ma Frances Kelsey legge attentamente tutta la documentazione a disposizione e qualcosa non le torna.
Gli studi sono incompleti, le informazioni sugli effetti in gravidanza e sui nati insufficienti, le ricerche sul metabolismo del farmaco vaghe. Decide di non firmare.
Inizia così contro di lei una pressione feroce: telefonate da superiori, tentativi di screditarla, accuse di eccessivo zelo in questa ricerca.
Le viene detto che sta ostacolando il progresso, che il farmaco è già approvato altrove, che il mercato lo reclama. Sarebbe stato semplice cedere. Firmare. Adeguarsi.
Lei non lo fa.
Per undici mesi respinge la richiesta, chiedendo studi più approfonditi e dati più chiari. Nel novembre 1961 arriva la notizia che cambierà tutto: in Germania e in altri Paesi europei nascono
migliaia di bambine e bambini con gravissime malformazioni agli arti e agli organi interni. Il legame con la assunzione della talidomide è evidente.
Oltre 10.000 piccoli vengono colpiti. Moltissimi non sopravvivono. Questa tragedia colpì anche in Italia.
Negli Stati Uniti, invece, la diffusione del farmaco non viene permessa. La tragedia quindi viene evitata grazie alla scelta solitaria e rigorosa di quella donna.
Nel 1962 il presidente John F. Kennedy le conferisce il “President&39; s Award for Distinguished Federal Civilian Service”: e lei è solo la seconda donna a riceverlo. Ma il riconoscimento più grande per lei resta invisibile: le migliaia di vite tutelate.
Nata in Canada nel 1914, Frances Oldham Kelsey aveva studiato farmacologia alla McGill University e conseguito il dottorato all’Università di Chicago. Fin dagli anni Trenta aveva compreso
quanto un controllo superficiale sui farmaci potesse avere conseguenze devastanti. La sua carriera alla FDA è proseguita fino ai suoi 90 anni, sempre guidata dalla stessa bussola: responsabilità scientifica e coscienza etica.
La sua storia ci ricorda che l’eroismo non è sempre solo spettacolare.
 
A volte è una donna seduta a una scrivania che rilegge dati, fa domande, e ha il coraggio di dire “no” quando tutto intorno preme perché dica  un “sì”.
Non fermò una possibile tragedia con le armi..
Fermò con una firma.
E quella scelta fece la differenza.



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