Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.

Don Antonio Dei è stato il parroco di Montescudaio dal 1951 al 1971. Iniziai a frequentarlo nel 1953 all’inizio delle scuole elementari ed in seguito durante la dottrina per la preparazione alla prima Comunione e poi alla Cresima.
Era preparato, caritatevole e sempre pronto ad aiutare tutti i compaesani con un gesto, un’ aiuto, una parola di conforto.
Conosceva bene le necessità di tutti i suoi parrocchiani.
Lo ricordo sempre con affetto e riconoscenza a distanza ormai di oltre 70 anni.
Tanti ricordi affollano la mia mente; proverò a riordinarli iniziando dalla frequentazione della Parrocchia.
Tra gli amici che frequentavano, con me la scuola, i giochi e la parrocchia, ricordo i ragazzi Marco e Orano Modesti, Renatino, Renato Burlacchini e poi la bambine come Adriana Corsini.
Quando servivo la S. Messa la celebrazione avveniva ancora con il Sacerdote rivolto verso l’altare e quelle volte che io e gli altri chierichetti eravamo indecisi a suonare la campanella bastava un sguardo furtivo di Don Antonio verso il basso per farci capire che era il momento di scampanellare.
E quando beveva il vin santo ci guardava, dall’alto in basso, con uno sguardo severo ma anche caritatevole perché si accorgeva che era stato ridotto notevolmente il contenuto della già piccola ampolla. Com’era buono quel vin santo!
Quando entravamo, con gli altri ragazzi, nel campanile a suonare le tre campane, la piccola, la media e la grande eravamo felici ed emozionati perché ci attaccavamo alle grosse funi per farci trascinare in alto provando un brividi di gioia.
Quando poi si suonava il “doppio” l’emozione era ancora più intensa.
Ma ricordo anche un episodio che fu per me traumatico e che condizionò a lungo la mia paura per i luoghi bui.
Una sera, dopo la funzione religiosa in chiesa, per far prima ad uscire passai alla porta interna della casa che dava direttamente sulla strada. Attraversano la sacrestia c’era il corpo del babbo di Don Dei morto sul letto con le lampade accese intorno.
Che spavento e che paura provai allontanandomi di corsa !
In chiesa, all’epoca, il coro retrostante l‘altare era riservato agli uomini; piaceva andarci anche a noi ragazzi per sentirci più grandi.
Ricordo una volta di averlo accompagnato durante la visita delle case per la benedizione Pasquale.
Quante caramelle rimediai e nella busta delle offerte racimolai molte monetine.
Era i l tempo che le 10 lire avevano ancora un bel valore : dalle “bimbe” in Piazzetta ci prendevi un gelatino !
Don Antonio aveva come Perpetua sua sorella.
Ricordo bene che al catechismo c’erano due fratelli un bambino ed una bambina.
Il bambino diceva che da grande voleva fare il Prete e la bambina “e io la sorella del Prete” .
A dimostrazione della loro ammirazione per Don Antonio.
Anch’io subii il suo amore per la religione cristiana e l’insegnamento della stessa attrezzando un piccolo altare in casa.
Quando scendevo a passeggio con mia zia Diva, ipovedente, la lasciavo di fronte alla porta laterale della Chiesa della Compagnia ed io entravo e alzandomi sulla punta dei piedi arrivavo all’altare facendo finta di celebrare come il prete, poi mi rivolgevo ai fedeli e impartivo la benedizione.
L’arte dell’esibizionismo era già entrata in me.
Alla domenica pomeriggio Don Antonio celebrava una Messa nella piccola chiesa del cimitero.
Io lo attendevo in fondo alle mie scale, proprio di fronte al Comune, e al suo passaggio mi univo a lui.
Lo assistevo durante la Messa celebrata di fronte a solo tre o quattro donne anziane vedove tutte vestite di nero.
All’interno c’era una grande foto di un certo Vincenzo Mori; era stato un benefattore ma non un mio parente.
Ricordo bene anche una Infiorata (credo quella del 1955).
Partecipai anch’io alla raccolta nei campi vicini e al Boschetto di fiori e del verde necessario a stendere il tappeto dove poi passò la processione con la Madonna.
In quegli anni venivano spesso nelle Parrocchie i Predicatori.
Erano preti o frati che rimanevano nel Paese alcuni giorni e predicavano il Vangelo sia in Chiesa sia in altri luoghi della comunità religiosa.
Ho ritrovato una usanza simile 30 anni dopo a Ponsacco dove alcuni frati vennero a predicare nelle case degli abitanti del Villaggio 17 luglio dove ho abitavo.
Tornando a Montescudaio ricordo di un predicatore brasiliano di nome Padre Mendes che si affezionò particolarmente alla mia famiglia.
Una sera, all’ora di cena, venne a salutarci ed io al pensiero che non lo avrei più rivisto e che si stava trasferendo così lontano in aereo, mi emozionai così tanto da piangere a lungo dietro la porta di casa!
Nel teatrino della Parrocchia i giovani del paese mettevano in scena uno spettacolo di rivista. Ricordo Mario Corsini, Luciano Sandri, Rugiano d’Antilio con mio padre ed un altro Mario che accompagnavano lo spettacolo suonando le chitarre ed il mandolino.
Come mi divertivo!
Forse è da lì che decisi che avrei fatto anch’io l’attore da grande.
Don Antonio oltre a mettere a disposizione il teatro collaborava alla riuscita della serata.
Un ricordo particolarmente vivo ed emozionante era nel periodo natalizio quando i fedeli si inginocchiavano alla balaustra e Don Antonio passava con una grande statua di Gesù Bambino di gesso a farcela baciare.
Alla grazia delle attenzioni sanitarie; tante persone anziane e bambini si affollavano a baciare la statua lasciando anche tracce di saliva.
Durante il Rosario, ancora recitato in latino, aspettavo la risposta delle pie donne che rispondevano, fra l’altro, INCATENORUMME.
Questa parola così detta mi divertiva molto e ridevo ascoltandola.
Don Antonio credo che fu tra i promotori della Sagra del Vino, nata negli anni seguenti, alla quale partecipava spesso anche mio padre Mario che tornava così al suo paesello come lui chiamava Montescudaio.
Infine Don Antonio quando veniva a Pisa si fermava sempre da noi in portineria di fronte alla stazione dei treni.
Cosa che facevano, del resto, anche molti alti compaesani.
E quelle poche volte che restava a pranzo da noi era un piacevole incontro per sapere le ultime novità del Paese e per ricordare i tempi ormai passati in povertà ma felici sperando sempre in un mondo migliore.
E aveva sempre un buon consiglio, una parola di speranza.
Esemplare è la scritta che ha volto incisa sulla siu tomba : “VOGLIATEVI BENE ” un ultimo grido di amoore per il suo popolo.
Grazie Don Antonio di quello che mi hai insegnato con la parola e con il tuo esempio.
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