Il 15 aprile, presso l'Auditorium della Biblioteca Civica Agorà di Lucca, durante l'evento nazionale Paper Week 2026, Gavia (Paola Pasqualetti) ha presentato un manoscritto in carta riciclata e rilegato a mano, intitolato "Almeno te sei sorella di Paolo - Emozioni fermate".Si tratta di un "manufatto artistico", un libro-quaderno in copie numerate su carta riciclata, rilegato a mano con un acquarello in copertina, in cui Gavia ha raccontato fatti, emozioni, ricordi della sua vita.

O me o te - La sinistra si radicalizza, la destra s’irrigidisce, e finisce a torte in faccia mentre il mondo rotola
L’asse Schlein-Conte-Fratoianni si risalda nella contrapposizione sempre più dura al governo, che a sua volta non lascia spazio al dialogo. Il dibattito in Parlamento sulla guerra conferma il muro contro muro, con insulti reciproci (e una Meloni in balia degli eventi)
Tre no. Al referendum sulla separazione delle carriere. Alla legge contro l’antisemitismo. Soprattutto, alla guerra e alla concessione delle basi.
Cose diverse, certo. Che messe una accanto all’altra disegnano l’ultima e definitiva postura del centrosinistra o meglio dell’asse Pd-M5s-Avs: una postura molto spostata a sinistra, per dirla brutalmente. Ed è questa la fisionomia con la quale l’asse di cui sopra sfiderà la destra di Giorgia Meloni alle elezioni. Preso uno per uno, ciascun no ha le sue ragioni.
Quello che alla fine viene fuori è un frullato antiriformista sulla giustizia, un certo sapore antisionista e un rinnovata forma di pacifismo integrale. Lettura sulla quale si può non essere d’accordo, in tutto o in parte: ma l’immagine politica che si vuole dare è questa. Il denominatore comune è facile da individuare: la lotta sempre più dura al governo. Che non è certo un obiettivo né improprio né immotivato. Anzi.
È la risposta uguale e contraria al generale irrigidimento della destra: si pensi a come la maggioranza porta avanti, per modo di dire, la legge elettorale. E per alcuni è anche il fisiologico ritorno a quella limpida contrapposizione tra destra e sinistra che si dava per annegata tra le onde del populismo e del qualunquismo.
Se questa è la fotografia dell’attuale dinamica – ribadita ieri nella discussione parlamentare sulla guerra: muro contro muro con insulti da ambo le parti – prima o poi bisognerà chiedersi se questo schema gioverà all’asse Schlein-Conte-Fratoianni. Intanto emerge un problema, e cioè la difficoltà di accordarsi non tanto con Matteo Renzi quanto con quell’elettorato, che va bene oltre Italia viva, che non apprezza questa dinamica da gioiosa macchina da guerra. Il giudizio di Renzi sull’attacco all’Iran non è quello dei partner, e nemmeno sulla questione delle basi italiane, che potrebbe diventare un enorme pomo della discordia dentro il cosiddetto campo largo.
Il leader di Italia viva recupera il rapporto con Schlein nell’attaccare frontalmente il governo fino a esplicitare in Senato ciò che circola da qualche giorno e cioè un conflitto tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e il sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega ai servizi Alfredo Mantovano, persino adombrando un ruolo non chiaro dei servizi segreti in questa lotta politica tra i due (e sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Meloni: chissà se ne parlerà mercoledì prossimo quando sarà obbligata per legge a riferire in Parlamento).
Dal canto suo ieri in Parlamento si è vista tutta l’incertezza della maggioranza. Che non ha chiarito il giudizio politico del governo sull’attacco americano e israeliano e men che meno informare le Camere su come intende posizionarsi nei prossimi giorni. Si è visto un Crosetto molto agitato: «Sono convinto che mai, negli ultimi decenni, si sia arrivati come adesso sull’orlo dell’abisso». In balìa degli eventi, Meloni ha comunicato via radio (Rtl 102,5, grande botta pubblicitaria) che non siamo e non saremo in guerra: che rimane una frase genetica, un auspicio, un esorcismo.
Se le cose stanno cosi, la politica italiana è entrata in un stato di fibrillazione che è quasi da allarme rosso. Il centrosinistra si radicalizza, la destra si ritrae a testuggine. Un ariete contro l’altro. Mentre il mondo rotola, da noi ci si prende a torte in faccia sperando che la febbre passi presto.
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