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Il 15 aprile, presso l'Auditorium della Biblioteca Civica Agorà di Lucca, durante l'evento nazionale Paper Week 2026, Gavia (Paola Pasqualetti) ha presentato un manoscritto in carta riciclata e rilegato a mano,  intitolato  "Almeno te sei sorella di Paolo - Emozioni fermate".Si tratta di un "manufatto artistico", un libro-quaderno in copie numerate su carta riciclata, rilegato a mano con un acquarello in copertina, in cui Gavia ha raccontato fatti, emozioni, ricordi della sua vita.

Signora mi scusi ma glielo devo dire: invece di tegameggiare .....
In un momento come questo, con un evidente crisi .....
Quali sarebbero le leggi violate da Salis in questo .....
. . . ci sono le leggi approvate dal Parlamento e fatte .....
da dire molto...in poco tempo!
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Moreno domanda a Gemini: il film il mandolino del capitano Corelli ha vinto qualche premio cinematografico?
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Alessandro Garzella
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di

Fabiano corsini
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Pisa, 22 aprile
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Tirrenia, nuova gestione per il Bagno Roma
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Associazioneamicidipisa Info
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Il dolce tepore dei raggi
del sole
che ha schiuso le gemme
degli alberi da frutto
Ha destato i narcisi e le viole,
e risvegliato
lentamente in .....
Caro sindaco Cecchelli ieri mi sono recata a fatica in via Niccolini presso l'ufficio competente a ritirare i sacchi per l'indifferenziata, previo appuntamento .....
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La memoria delle donne ha una voce: facciamola cantare

10/3/2026 - 7:49




Da un 8 marzo all’altro

Dopo la parola, dopo la scrittura, forse è arrivato il momento di dare spazio anche alla nostra voce, al canto.

Noi donne abbiamo compreso quanto sia necessario prendere parola. Abbiamo capito che scrivere è uno strumento potente di autoconsapevolezza, di libertà e di trasmissione di esperienza. In molti luoghi sono nati gruppi di scrittura creativa di donne, spazi preziosi in cui pensieri e storie trovano forma e dignità.

Quello che invece ancora fatica a prendere corpo è la voce condivisa: il canto, il cantare insieme.

Eppure la tradizione femminile del canto è antichissima. La Toscana ha avuto grandi voci di donne come Caterina Bueno e Dodi Moscati; il Lazio ha espresso figure straordinarie come Sara Modigliani e Giovanna Marini, e tante altre che hanno custodito e tramandato il patrimonio dei canti popolari.

Le donne hanno sempre accompagnato il lavoro e la vita con la voce. C’erano le malinconiche ninnananne delle madri toscane, stremate dopo una giornata di lavoro, spesso sole ad addormentare i figli. C’erano i canti delle mondine nelle risaie del Nord, quelli delle lavandaie chine sull’acqua fredda, delle raccoglitrici di olive nel Sud.

E poi i canti d’amore e di attesa, intonati per i compagni perseguitati dal potere o lontani.

Con il femminismo degli anni Settanta arrivarono anche canzoni nuove, ironiche, irriverenti, come quelle di Fufi Sonnino e del movimento femminista romano: voci che ridevano, protestavano, sfidavano il silenzio imposto alle donne.

Oggi però, quando siamo insieme, spesso restiamo mute. Non sappiamo più cosa cantare, né da dove cominciare.

Per questo, da Spazio Donna, lanciamo una domanda e una proposta: dopo aver riconquistato la parola e la scrittura, vogliamo riprenderci anche la voce e il canto?

A Bolsena, un piccolo gruppo di donne ha iniziato proprio da qui: ha recuperato gli antichi canti delle lavandaie che un tempo si incontravano al gelido lavatoio comunale. Hanno scelto di indossare abiti simili e, in molte occasioni pubbliche, si ritrovano a cantare insieme.

Tra loro ci sono donne diversissime per età, storie e percorsi. Eppure, attraverso il canto, è nata una vera sorellanza di voci.

Forse è proprio da qui che si può ripartire: dalla memoria, dalla condivisione, dal coraggio di lasciare uscire la voce.

Perché anche la storia delle donne passa dal canto. E ogni voce che si unisce alle altre rende quella storia più forte, più viva, più nostra. 🎶✨

La Redazione di Spazio Donna


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11/3/2026 - 14:29

AUTORE:
AUTRICE Matilde

Dopo qualche decennio di messaggi mediante i social senza né punti, né apostrofi chi insegna ha lanciato l'allarme: dai licei escono ANALFABETI. Correre ai ripari e obbligare di nuovo nelle scuole a scrivere a mano.
Ma noi, noi donne questo lo avevamo già da tempo capito. In molti luoghi dove esiste una biblioteca, un circolino, un punto di aggregazione arrivano donne a scrivere insieme come non si era mai visto prima. E oggi voglio condividere con voi che leggete questa notizia: sono Socia di un gruppo buddista laico che tra le tecniche di cammino spirituale prevede tra l'altro il silenzio, il raccoglimento, la meditazione. Ora per la prima volta mi è arrivato l'invito ad una meditazione guidata mediante l'uso della scrittura a mano definita da loro STRUMENTO DI ESPLORAZIONE INTERIORE.E noi scegliamo di condividere con altre donne la ricerca non solo individuale e solitaria delle nostre vite. La scrittura per conoscerci e farci conoscere.

11/3/2026 - 8:58

AUTORE:
AUTRICE Sonia

Chi volesse contribuire ad arricchire l'archivio del suddetto museo, può anche inviare per posta i reperti o qualsiasi raccolta a mo' di diario, che desidera tramandare ai posteri.

11/3/2026 - 5:46

AUTORE:
AUTRICE Sonia

A proposito di memoria e scrittura, non possiamo dimenticare il Museo del Diario, piccolo ma unico in Italia, e non poteva che essere in Toscana, precisamente a Pieve Santo Stefano in provincia di Arezzo...perche' il diario era il primo scrigno segreto delle adolescenti, non per nulla era dotato di una minuscola chiave che ne garantiva il silenzio e la segretezza...e poi le ragazze e le giovani donne soprattutto, hanno affidato al diario sentimenti pensieri riflessioni e pene d'amore. Ma non mancano i diari delle donne più mature a cui hanno confidato i ricordi personli e la memoria condivisa...ed è grazie a questi preziosi diari, rinvenuti magari in soffitte e cantine, che si ricostruisce la Storia.
Effettivamente abbiamo perduto l'abitudine di cantare, non sentiamo più il desiderio di esprimere il nostro stato d'animo attraverso le parole cantate dei testi delle canzoni. Ricordo la mia mamma che cantava spesso e anch'io da piccina cantavo più le canzoni inventate da me che quelle ascoltate in radio: addirittura cantavo in una lingua sconosciuta imitando l'inglese, e facendo ben attenzione che nessuno mi sentisse perche' mi vergognavo.
C'erano anche i cori delle parrocchie paesane che permettevano alle donne di cantare in occasione delle Messe solenni...ma poiche' le prove si facevano dopo cena, a me non era permesso partecipare.