Il 15 aprile, presso l'Auditorium della Biblioteca Civica Agorà di Lucca, durante l'evento nazionale Paper Week 2026, Gavia (Paola Pasqualetti) ha presentato un manoscritto in carta riciclata e rilegato a mano, intitolato "Almeno te sei sorella di Paolo - Emozioni fermate".Si tratta di un "manufatto artistico", un libro-quaderno in copie numerate su carta riciclata, rilegato a mano con un acquarello in copertina, in cui Gavia ha raccontato fatti, emozioni, ricordi della sua vita.

Ho già più volte espresso la mia totale disistima per Elly Schlein.La ritengo responsabile di una svolta populista radicale nel PD.
Capace di strumentalizzare ogni causa – Gaza, i diritti, le disuguaglianze – pur di racimolare qualche voto. Ma questa tornata referendaria, credo, mostri ancora di più la sua responsabilità. E quella della dirigenza del partito.Il sostanziale lasciapassare dato da Schlein a una politicizzazione e una polarizzazione esasperata ha un effetto preciso: il degenerare della politica e l’infantilizzazione dell'elettorato. Perché Schlein, ancora una volta, ha scelto di non trattare i suoi elettori da adulti. Li ha trattati da bambini. Bambini a cui far paura con lo spettro del Bau Bau fascista. "Vota no, o arriva il fascismo". "Vota no, o la democrazia è perduta". È un gioco che a sinistra va avanti da decenni. Non si chiede di votare per un programma, per un'idea, per una proposta. Si chiede di correre alle urne per salvare la democrazia. Si ricorre al "voto utile". Si grida all'emergenza.
Così, la politica non si fa più con i contenuti. Si fa con i leader che chiedono di contrastare Meloni. Che chiamano alle barricate. Che dipingono ogni voto come una battaglia esistenziale.
Lo stesso è accaduto con il referendum. Si è invitato a votare dando l'idea che si votasse per difendere la democrazia. Per difendere la Costituzione. Per fermare il fascismo. Basta intervistare persone che si ritengono di sinistra. Sentirai dire: "Voto no perché difendo la Costituzione". "Voto no perché difendo la democrazia".
Frasi fatte. Slogan. Senza contenuto.
Ora, a prescindere dalle mie idee sul referendum, questa è un'immensa sconfitta. Per tutti.
Perché non si è data un'opportunità di crescere. Di studiare. Di confrontarsi sui contenuti. Si è scelto di restare in superficie. Di giocare sulle paure. Di usare lo spauracchio.
È un modo per tenere l'elettorato nell'infanzia. Per non farlo mai diventare adulto.Perché l'adulto studia, si informa, valuta, decide. Il bambino ha paura e cerca protezione. E la sinistra, oggi, preferisce un popolo di bambini spaventati piuttosto che di adulti consapevoli.
La conseguenza è sotto i nostri occhi. Un dibattito pubblico impoverito. Una polarizzazione sterile. Una campagna elettorale permanente fatta di slogan e paure, non di proposte e confronto. E un elettorato che non sa più cosa vota, ma sa solo contro chi vota. Fino a quando?
Fino a quando continueremo ad accettare questa infantilizzazione? Fino a quando lasceremo che la politica ci tratti da bambini, invece di pretendere di essere trattati da adulti? Non lo so. So che finché ci sarà chi grida "al lupo, al lupo" – e troverà qualcuno disposto a credergli – il gioco continuerà.
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