Il 15 aprile, presso l'Auditorium della Biblioteca Civica Agorà di Lucca, durante l'evento nazionale Paper Week 2026, Gavia (Paola Pasqualetti) ha presentato un manoscritto in carta riciclata e rilegato a mano, intitolato "Almeno te sei sorella di Paolo - Emozioni fermate".Si tratta di un "manufatto artistico", un libro-quaderno in copie numerate su carta riciclata, rilegato a mano con un acquarello in copertina, in cui Gavia ha raccontato fatti, emozioni, ricordi della sua vita.
Cantare per esistere: la musica come voce della lotta femminista
Fin dall’antichità il canto è stato uno degli strumenti più potenti di espressione collettiva. Cantare insieme significa condividere emozioni, raccontare storie e costruire memoria. Non è un caso che anche i movimenti femministi abbiano spesso trovato nella musica un linguaggio capace di unire, mobilitare e trasformare.
Le canzoni possono denunciare ingiustizie, raccontare esperienze che spesso restano invisibili e creare un senso di appartenenza tra le donne.
Nella musica italiana, diverse artiste hanno contribuito a portare queste tematiche al grande pubblico, ciascuna con la propria voce e il proprio stile. La voce intensa di Fiorella Mannoia, ad esempio, ha dato forza a brani che raccontano la complessità della vita femminile e le parole non dette delle donne. Prima di lei, Mia Martini ha saputo trasformare fragilità e dolore in interpretazioni profondissime, rompendo il silenzio su emozioni spesso negate alle donne.
Allo stesso tempo, cantautrici come Gianna Nannini e Loredana Bertè hanno incarnato, nella loro musica e nella loro presenza scenica, un’idea di donna libera, capace di rompere gli schemi e di sfidare apertamente le aspettative sociali.
Negli anni successivi, artiste come Carmen Consoli hanno portato avanti una narrazione attenta e consapevole, spesso centrata sulle relazioni, sull’identità e sulle contraddizioni del femminile. Più recentemente, voci come Levante hanno contribuito ad ampliare il linguaggio con cui si raccontano autonomia, fragilità e autodeterminazione, mentre Elisa ha dato spazio a percorsi interiori profondi e universali.
Accanto a queste voci, si muove anche una dimensione più esplicitamente militante della musica femminile italiana, in cui il legame tra arte e impegno politico diventa diretto e dichiarato. Figure come Giovanna Marini hanno fatto della musica uno strumento di memoria e di lotta, recuperando il canto popolare e restituendogli una forza collettiva e consapevole. Nella stessa direzione si collocano esperienze corali come il Coro delle Mondine di Novi, che attraverso le voci delle lavoratrici raccontano una storia di resistenza femminile spesso dimenticata.
Oggi questa eredità continua, trasformandosi in linguaggi nuovi: artiste come Madame portano al centro temi come il corpo, il consenso e l’identità con una forza diretta e senza mediazioni, mentre progetti indipendenti come quello di Nicoletta Salvi scelgono una strada apertamente politica, riscrivendo la tradizione per liberarla da narrazioni patriarcali. Intorno a queste esperienze si muove un tessuto vivo di collettivi e realtà artistiche legate anche a movimenti come Non Una Di Meno, dove la musica torna a essere strumento di piazza, di relazione e di cambiamento.
Ma la musica femminista non vive solo nelle grandi produzioni discografiche. Vive anche nei piccoli palchi, nei circoli culturali, nei festival indipendenti e nelle piazze. Vive nelle canzoni scritte da artiste che scelgono di raccontare il mondo da un punto di vista femminile e critico.
Quando una canzone riesce a dare parole a ciò che molte donne provano ma non riescono a esprimere, allora diventa qualcosa di più di una semplice melodia. Diventa consapevolezza condivisa.
La musica può far riflettere, emozionare, indignare. Può accompagnare le manifestazioni, sostenere le battaglie per i diritti, dare forza a chi cerca il coraggio di cambiare la propria vita.
Per questo la musica continua a essere uno spazio importante per il femminismo: perché attraverso la voce, il ritmo e le parole le donne possono raccontarsi, riconoscersi e immaginare un mondo diverso.
E ogni volta che una donna prende la parola o il microfono si apre un piccolo varco nella storia.
Giovanna Loccatelli