Il 15 aprile, presso l'Auditorium della Biblioteca Civica Agorà di Lucca, durante l'evento nazionale Paper Week 2026, Gavia (Paola Pasqualetti) ha presentato un manoscritto in carta riciclata e rilegato a mano, intitolato "Almeno te sei sorella di Paolo - Emozioni fermate".Si tratta di un "manufatto artistico", un libro-quaderno in copie numerate su carta riciclata, rilegato a mano con un acquarello in copertina, in cui Gavia ha raccontato fatti, emozioni, ricordi della sua vita.

Io sono una fan di Fiorella Mannoia.
Mi piace come donna, per il suo modo di stare al mondo, e mi piace per le scelte che ha fatto come artista: una cantante che non si è mai tirata indietro quando si è trattato di parlare di donne, diritti, libertà.
Allo stesso tempo, riconosco che lei stessa non ama definirsi in modo rigido come “attivista femminista” nel senso militante del termine. Si racconta piuttosto come un’artista profondamente impegnata, culturalmente e socialmente, su questi temi. Ed è proprio questa sua posizione, a mio avviso, a renderla ancora più interessante: una voce libera, che attraversa il femminismo senza etichette strette, ma con grande consapevolezza.
Ci sono però diversi aspetti del suo percorso che sento molto vicini al pensiero femminista.
Prima di tutto, il suo impegno concreto contro la violenza sulle donne. È tra le promotrici degli eventi legati a “Una Nessuna Centomila”, un progetto fondamentale che sostiene i centri antiviolenza e tiene alta l’attenzione sul femminicidio. Non è solo musica: è presa di posizione, è responsabilità pubblica.
Poi ci sono le sue parole. In tante interviste ha spiegato che il femminismo, per lei, significa parità di diritti, parità salariale, libertà di scelta. E mi colpisce sempre quando invita anche gli uomini a sentirsi parte di questa battaglia: non come spettatori, ma come alleati.
Nel tempo ha ricevuto anche riconoscimenti importanti per questo impegno, segno che la sua attenzione verso le questioni femminili non è episodica, ma costante, radicata.
E infine ci sono le canzoni. È lì che, forse, tutto diventa ancora più potente. Molti dei brani che interpreta raccontano l’esperienza delle donne in modo profondo, complesso, mai superficiale.
Penso subito a Quello che le donne non dicono: una canzone che per me è diventata quasi un simbolo. Parla di ciò che resta nascosto, delle ferite taciute, della forza silenziosa. Negli anni è stata letta anche come denuncia del silenzio imposto dal patriarcato.
Oppure Il peso del coraggio, che sento come un invito a esporsi, a non restare in silenzio. Mi dà sempre l’idea che il cambiamento abbia un costo, ma che valga la pena affrontarlo.
C’è poi Sally, una storia dura, fatta di giudizi e cadute, ma anche di resistenza. Ogni volta che la ascolto penso a quante donne si sono sentite raccontate lì dentro.
Con Mariposa, invece, ho sentito qualcosa di ancora più esplicito: un gioco potente sugli stereotipi imposti alle donne nel corso della storia. Santa, strega, madre, ribelle… tutte etichette che ci stanno strette. E quella immagine della strega e della farfalla insieme mi sembra una dichiarazione di libertà bellissima.
E poi Combattente, che per me è un vero inno alla resistenza quotidiana. Anche quando non parla solo di donne, finisce per parlarci lo stesso.
Se devo riassumere quello che sento, direi questo: Fiorella Mannoia forse non è un’attivista femminista nel senso più stretto e militante, ma è una voce pubblica fortemente impegnata. Una voce che ha saputo dare spazio alle donne, alle loro storie, alle loro ferite e alla loro forza.
Per questo, io la considero profondamente vicina al femminismo culturale italiano. Non solo per quello che dice, ma per come lo canta. E per quello che, ogni volta, riesce a farci sentire.
Alessandra Orsini
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