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Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.

Signora mi scusi ma glielo devo dire: invece di tegameggiare .....
In un momento come questo, con un evidente crisi .....
Quali sarebbero le leggi violate da Salis in questo .....
. . . ci sono le leggi approvate dal Parlamento e fatte .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Il dolce tepore dei raggi
del sole
che ha schiuso le gemme
degli alberi da frutto
Ha destato i narcisi e le viole,
e risvegliato
lentamente in .....
lì abbiamo contati i " pippoli " ? Direi che sono circa 15 milioni. . .
di Lorenza Violini
REFERENDUM E VITTORIA DEL NO | Quando la “Costituzione più bella del mondo” è un’ideologia a senso unico

27/3/2026 - 9:02

REFERENDUM E VITTORIA DEL NO | Quando la “Costituzione più bella del mondo” è un’ideologia a senso unico

"La Costituzione non si cambia" è stato uno dei mantra del No in vista del referendum. Ma così la nostra Carta perde il suo smalto
“Questa riforma non s’ha da fare”. Così ha sentenziato il popolo sovrano, echeggiando diktat manzoniani, dando la maggioranza al No (53,74%). Non solo. In sottofondo alla mancata approvazione della modifica costituzionale aleggia un altro niet, ancora meno comprensibile ma altrettanto imperioso: la Costituzione non si tocca, va difesa fino alla morte (dell’avversario) perché la nostra Carta è “la più bella del mondo” e ci ha sempre difeso contro tirannidi minacciate o autoritarismi che si profilino, volti ad annientare la nostra democrazia.

Le problematiche di quell’istituto di democrazia diretta che è il referendum, frutto di un preciso e voluto sviluppo storico (per fare l’esempio più noto: la strumentalizzazione ad opera dei radicali dell’art. 75 Cost., che diede un ampio palcoscenico alla loro esigua presenza in Parlamento) sono state ancora una volta messe in luce dall’ultima celebrazione referendaria, cosicché viene da pensare – con una sottile sfumatura di rammarico – alla saggezza dei padri costituenti della Costituzione federale tedesca, il noto Grundgesetz, la madre di tutte le costituzioni del dopoguerra.


I giuristi tedeschi, infatti, non inserirono in Costituzione il referendum, nel timore che esso si traducesse in una forza di destabilizzazione della forma di governo, così come era stato sotto la vigenza della Costituzione di Weimar.
E noi, oggi, ancora una volta siamo testimoni dell’ambiguità dello strumento, che pure il popolo italiano dovrebbe ben conoscere per essersi trovato molte volte nella necessità di esprimersi: nella scheda sta scritta una domanda, ma la risposta che viene data non si innesta nella carne viva della domanda. Diviene invece una manifestazione plebiscitaria circa il gradimento politico di chi la domanda stessa ha formulato: il governo in carica e il suo indirizzo politico, le sue scelte sul piano nazionale e internazionale, la geopolitica del momento, la situazione economica percepita come svantaggiosa per gli elettori e via discorrendo.

Non si risponde dunque, se non in minima parte,  ma si tende a confondere la pronuncia referendaria con il procedimento elettorale. E così la riforma costituzionale, ultimamente, fa da sfondo – da pretesto – agli umori politici del corpo elettorale.
Questo atteggiamento ha dominato la scena di chi si è orientato al No, anche se certamente non è stato l’unico attore dell’azione. Esperti, magistrati, nostalgici del reddito di cittadinanza, odiatori di Trump e molti altri ancora sono entrati in scena e hanno determinato la maggioranza dei voti, mentre la musica suonava  uno spartito per lo più tetro. La paura infatti è stata tra i sentimenti dominanti nei dibattiti, molto fortemente evocata per rendere invisa la riforma, quella stessa paura del futuro che tanto domina il clima culturale attuale, fortemente sponsorizzato dai media.
Per il resto la campagna elettorale, con i suoi toni accesi, la scivolate di stile, il disinteresse per un tema “troppo difficile” ha contributo a far pendere la bilancia verso il rifiuto. Così come la sensazione che toccare la Costituzione sia comunque un rischio, nonostante pure i padri costituenti avessero deciso di correrlo, prevedendo ben due procedimenti alternativi per arrivare al risultato: la maggioranza dei due terzi o la sola maggioranza assoluta accompagnata dal referendum (eventuale, ad ogni buon conto). Quante volte, nei dibattiti, si è dovuto dire che no, non è vero che la Costituzione non si può cambiare. Povero articolo 138 Cost., così mal conosciuto, così bistrattato, così abilmente sottaciuto.
Ci sarà tempo di recuperare quanto di positivo si è visto e vissuto, di ricucire il dissidio, di riflettere guardando al futuro e di pensare al cambiamento.

Esso è fondamentale, se non vogliamo che “la Costituzione più bella del mondo” finisca nel dimenticatoio e lì si trasformi in una vecchietta avvizzita.

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