Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.
L’ESITO DEL REFERENDUM PREDICE QUELLO DELLE POLITICHE?
L’Istituto di studi e ricerche Carlo Cattaneo, il più longevo e titolato in Italia riguardo all’analisi dei risultati elettorali, ha pubblicato il rapporto sul referendum arrivando alle conclusioni che sintetizzo di seguito.
Non ho preso in considerazione un analogo studio dell’Swg, che arriva a conclusioni divergenti da quelle del Cattaneo, perché l’ho trovato carente nella nota metodologica e scarsamente motivato nell’esporre i suoi risultati. Dice il Cattaneo:“Le tendenze che spiegano il risultato sono piuttosto chiare. Gli elettori del CS e di quello che un tempo veniva definito terzo polo (Azione-Italia Viva) hanno partecipato massicciamente al voto (presentano tassi di astensione prossimi allo zero), quelli del CD si sono astenuti in una quota simile agli elettori del M5S (13-15%). Ma, attenzione: gli elettori che nel 2022 avevano votato per il M5S hanno partecipato al referendum in una misura significativamente superiore rispetto alle Europee del 2024 e al ciclo delle regionali, quando il loro tasso di astensione rispetto alle politiche era stato intorno al 30%. Dunque, in occasione del referendum costituzionale, anche l’elettorato del M5S ha risposto in misura molto elevata alla campagna di mobilitazione del partito.
D’altro canto, la defezione dal voto di circa il 12-15% degli elettori che nel 2022 avevano votato per il CD in occasione dei referendum rispetto alle elezioni politiche precedenti, è abbastanza fisiologico.È dunque straordinario non tanto il tasso di astensione tra gli elettori di CD quanto il tasso di partecipazione tra gli elettori dei partiti di opposizione. La quota del “voto divergente” è minima sia da una parte sia dall’altra, con una sola eccezione degna di nota: nelle città del Sud una quota variabile tra il 10% e il 30% di elettori del CD ha optato per il No. Come avevamo già potuto osservare in occasione di elezioni comunali e regionali, gli elettori che nel 2022 avevano votato per l’alleanza Azione-Iv si sono invece divisi: in circa i due terzi hanno votato Sì; un terzo ha votato No.
In sintesi (media nazionale in %) :nel CS: astenuti 0; No 93; Sì 7 # M5S: ast. 14; No 54; Sì 32 # IV+AZ : ast. 2; No 35; Sì 63 # CD: ast. 13; No 8; Sì 79.
Tutto ciò premesso, è dubbio che si possa interpretare il risultato come un predittore del voto in occasione di future elezioni politiche. In ogni caso, se questo fosse vero, se cioè il Sì al referendum fosse un buon indicatore del consenso verso la linea politica del governo e il No un indicatore del consenso verso la linea politica delle opposizioni, le elezioni politiche porterebbero con larga probabilità alla coalizione vincente una maggioranza parlamentare piuttosto risicata, se non solo ad una maggioranza relativa dei seggi.
”Fino a qui la sintesi del Cattaneo.Da questi dati ricavo che, nonostante sia ovviamente migliore lo stato di chi vince un confronto elettorale, forse c’è un eccessiva convinzione da parte delle forze politiche che immaginano che la vittoria del No sia predittiva di una vittoria alle elezioni politiche del 2027.Anche perché contemporaneamente al voto l’ultimo sondaggio, questa volta cito Swg, da il CD al 45,3 (con Vannacci fuori al 3,3) e il CS al 44,2 (con Azione fuori al 3,8) cioè la situazione di parità/stallo diagnosticata dal Cattaneo.
E’ comprensibile che una parte dei magistrati ballino e cantino, hanno conservato il loro potere, ma la retorica che col Sì abbia vinto l’Italia migliore, come se i 2/3 degli ex elettori del terzo polo che hanno votato Sì facessero parte dell’Italia peggiore, non aiuta di certo a recuperare i voti riformisti per superare quello stallo.Oltre tutto su quella linea retorica si rischia di fare da mosche cocchiere ai partiti più grandi e l’elettorato profondo di CS potrebbe pensare di votare direttamente per chi mena le danze.Dare l’impressione che la destra sia in ritirata e che l’avanzata del CS sia tutta in discesa è un errore.
Come quello di trattare con protervia chi, nell’area riformista di ispirazione liberale, ha votato Sì e che probabilmente in quell’area è pure maggioritario