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Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.

Signora mi scusi ma glielo devo dire: invece di tegameggiare .....
In un momento come questo, con un evidente crisi .....
Quali sarebbero le leggi violate da Salis in questo .....
. . . ci sono le leggi approvate dal Parlamento e fatte .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Il dolce tepore dei raggi
del sole
che ha schiuso le gemme
degli alberi da frutto
Ha destato i narcisi e le viole,
e risvegliato
lentamente in .....
lì abbiamo contati i " pippoli " ? Direi che sono circa 15 milioni. . .
di Mario Lavia
Tutti contro Elly I vecchi leoni della sinistra vogliono fare le scarpe a Schlein, e Conte gongola

31/3/2026 - 9:00

Tutti contro Elly I vecchi leoni della sinistra vogliono fare le scarpe a Schlein, e Conte gongola

Tra i maggiorenti del Pd (e anche fuori dal Pd) cresce la convinzione che il capo dei Cinquestelle sarebbe un candidato premier più forte: i sondaggi lo confermano, e ora le primarie per la segretaria ora sono un rischio. L’ipotesi che sia il risultato elettorale, e quindi Mattarella, a determinare il potenziale premier. Così come prevede la Costituzione


C’è un insieme di fatti che dicono che intorno a Elly Schlein si sta facendo terra bruciata. Un’aria che un po’ somiglia a quella che circonda Antonio Tajani.

Con le debite differenze, i rispettivi mondi di riferimento stanno dicendo a entrambi «grazie per il lavoro svolto». La famiglia Berlusconi guarda oltre il ministro degli Esteri. I «vecchi leoni» del Pd cominciano seriamente a coltivare altri progetti nella consapevolezza che Elly non ce la fa. Che Giuseppe Conte è più forte di lei. Lo dicono i sondaggi, lo si teorizza in ambienti economici: in fondo l’uomo con la pochette è un ex presidente del Consiglio che sa spacciare per abilità politica la sua innata attitudine trasformistica.

Lo si è visto di recente quando ha seppur cautamente sposato la causa della difesa dell’Ucraina. Schlein forse non si accorge del lavorìo in atto contro di lei. Alcuni dei “vecchi” preferirebbero Conte a Palazzo Chigi per andare, uno di loro, al Quirinale. Bindi, Franceschini, Bersani, sono tutti titolati all’altissima carica. La segretaria dunque non può mettere la mano sul fuoco su nessuno, tanto meno sui big che l’appoggiarono alle primarie di tre anni fa.

Spiazzata da Conte, ha cercato invano di mettere il silenziatore alle spesso stucchevoli chiacchiere sulle primarie. Ma evidentemente non ha la forza per imporre la sua linea, giacché politici, ex politici, commentatori e quant’altro ogni giorno si sbizzarriscono a chi la spara più in alto.

In questo carnevale di Rio, nelle ultime ore sono venute avanti nuove suggestioni. Una l’ha formulata Rosy Bindi, l’ex dirigente cui le trasmissioni di La7 sono molto affezionate: ci vuole un federatore che metta d’accordo tutti. Facile, no? Probabilmente Bindi pensa a Pier Luigi Bersani, un altro dei beniamini di La7, generazionalmente e politicamente affine.
Egli dovrebbe mettere d’accordo Elly e Conte, che è un po’ come trovare un accordo definitivo in Medio Oriente. C’è anche chi pensa, per questo ruolo, a Roberto Gualtieri. Non è sfuggito che il sindaco di Roma ha conquistato un proprio pezzo d’immagine nel day after della vittoria del No al referendum, ed è una figura che ha ottimi rapporti con i duellanti. Forse esiste anche questa subordinata: se il federatore fallisse, potrebbe essere egli stesso il candidato premier: solo che Bersani ha già dato (tredici anni fa) e Gualtieri non sembra felice di lasciare il Campidoglio, in vista di una probabilissima conferma per altri quattro anni alle comunali di Roma della primavera del 2027.

Ancora. Al raduno dei democristiani d’antan, padrone di casa Dario Franceschini, ha fatto notizia la presenza di Franco Gabrielli, da tempo indicato come l’uomo nuovo: un altro possibile federatore-candidato? Infine, il “botto” l’ha fatto Paolo Mieli, grande estimatore di Schlein. Forse fiutando la trappola contro di lei, secondo Mieli la leader del Pd dovrebbe dare disco verde a Giuseppi per Palazzo Chigi – un sacrificio di cui la Storia le renderà merito – così da evitare una lotta fratricida che (ma questo Mieli non lo scrive esplicitamente) potrebbe vederla perdente. E se anche prevalesse, non sarebbe certo un plebiscito ma una vittoria risicata che non la porrebbe al riparo da successive manovre: anche Bersani vinse contro Renzi: e si e vista come è finita.
Meglio un passo indietro per mandare avanti l’avvocato del popolo in uno scontro con Meloni da cui potrebbe uscire con le ossa rotte. Elly ferma un giro: un gesto di generosità che la metterebbe al riparo da una possibile sconfitta esiziale. Vecchi e nuovi avversari interni applaudirebbero. E tuttavia pare di poter escludere che Elly Schlein rinunci a candidarsi a premier: sarebbe contraddittorio con la sua scesa in campo di tre anni fa.

Lei non vuole essere la segretaria di un partito, lei vuole essere quella che prende il posto di Giorgia Meloni. Lo stesso dicasi per Conte, ora gasatissimo per i sondaggi che lo danno in testa alla classifica degli aspiranti premier del campo largo. Dunque nessuno dei due farà un passo indietro a favore dell’altro e neppure a favore di un terzo nome. Primarie obbligate, dunque?
Ma non ha tutti i torti nemmeno la sindaca di Genova Silvia Salis quando bolla le primarie come strumento potenzialmente lacerante del campo largo. Cominciano a essere viste più come un problema che una soluzione. È un rebus, dunque. Che, a conti fatti, si può risolvere in un solo modo. Qualcuno ci sta pensando. «Le urne saranno le nostre primarie», ha detto chiaro e tondo Claudio Mancini, vecchio dalemiano, braccio destro di Gualtieri, al Fatto Quotidiano. Ci vuole coraggio. Se sarà necessario per legge indicare il nome del candidato premier, per il centrosinistra sarà una notte dei lunghi coltelli. 

Ma se non ci sarà l’obbligo di indicare il candidato, allora si può fare: andare al voto senza un candidato premier e battere Giorgia. Sarà poi il presidente della Repubblica sulla base delle indicazioni dei gruppi parlamentari a nominare il presidente del Consiglio. Come prevede la Costituzione. In nome della cui difesa il campo largo ha vinto il referendum. 





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31/3/2026 - 16:25

AUTORE:
Roberto

Mai visto un articolo più scontato ed inutile. Mosso non si smentisce mai. A che serve ripubblicarlo, poi è un mistero.
Le primarie sicuramente non ci saranno, hanno tutti da perdere, Schlein che occupa un posto non meritato, Conte che comunque ha meno voti di partenza.
Mi auguro che davvero si prendano in considerazione altri possibili nomi, ma non è facile. E senza fare le primarie

31/3/2026 - 15:54

AUTORE:
Elettore di cs

...votai per Bersani ed il ritorno in scena di Berlusconi fu anche per colpa mia🥲
Nb: da quando Renzi ha deciso di rientrare nel centrosinistra la capa del governo gli ha fatto una legge ad personam contro e Carlo Calenda non è in gioco.

31/3/2026 - 14:05

AUTORE:
Nando

Se è per i milioni di persone, ci sono anche quelli che votarono Bersani invece di Renzi e Vendola.
I passanti alle primarie ci sono sempre stati, da Prodi a Schlein.
Se le fai aperte a iscritti e simpatizzanti è normale che possono esserci le sorprese.
Fra me e Mario la differenza è che io nun conto 'na mazza, Lui crede di parlare a milioni di persone.
Per sua informazione, Renzi e Calenda non faranno parte del centrosinistra 🤷‍♂️...

31/3/2026 - 10:34

AUTORE:
Elettore di centrosinistra

Le prime primarie inventate, anzi copiate dall'America da Massimo D'Alema per far conoscere al grande pubblco Romano Prodi che era senza un partito d'appoggio ed anche perchè Lui il Massimo, non si poteva candidare alle primarie perchè non lo avrebbe votato neanche su' mà.
Risposero 6 (sei milioni) a quel voto primario, 4,5 milioni per Prodi e 1.5 milioni per Bertinotti.
Poi altri milioni si son mossi per le primarie che elessero Renzi con il 65%. e le ultime primarie vinte 52% a 37% da Bonaccini contro Schlein fra gli iscritti PD, poi in 40mila in tutta italia fra passanti e pentastellati dettero il 52% a chi aveva perso fra gli iscritti al partito e comunque con voti n° mezzo milione scalzo.
Dunque 40 mila di differenzi sono circa 8 cittadini per ogni comune grosso o piccino e quindi ha ragione Silvia Salis, è ora di basta con le lotte fratricide fra alleati e peggio ancora sarebbe come dai sondaggi vediamo che due candidati del PD dividendo i loro voti perdono alla grande con il pentastellato Conte e...
...Mario? dice la sua che vale come quella del sig. Nando che scrive al computer per non perdere inchiostro.

31/3/2026 - 10:04

AUTORE:
Nando

Articolo degno della canzone di Mina : " parole parole, soltanto parole ". D'altra parte qualcosa bisogna pur scrivere per un po' di visibilità. Elly sta' serena, Mario nun ce prende mai....