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Quattordicesima edizione del concorso letterario-artistico di MdS Editore, con il sostegno di Unicoop Firenze, la collaborazione dell'associazione La Voce del Serchio e il patrocinio del Parco Naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Il titolo è RIFUGI, parola che parla di protezione, di difesa, ma anche della ricerca di uno spazio in cui poter essere davvero se stessi.
È un tema ampio, vivo, capace di accogliere storie, visioni, fragilità e desideri.

Signora mi scusi ma glielo devo dire: invece di tegameggiare .....
In un momento come questo, con un evidente crisi .....
Quali sarebbero le leggi violate da Salis in questo .....
. . . ci sono le leggi approvate dal Parlamento e fatte .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Il dolce tepore dei raggi
del sole
che ha schiuso le gemme
degli alberi da frutto
Ha destato i narcisi e le viole,
e risvegliato
lentamente in .....
lì abbiamo contati i " pippoli " ? Direi che sono circa 15 milioni. . .
di Mario Lavia
Io sono Giuseppi - Meloni prepara il rilancio, Conte scrive il manifesto, e Schlein non sa cosa fare

1/4/2026 - 9:39

Io sono Giuseppi - Meloni prepara il rilancio, Conte scrive il manifesto, e Schlein non sa cosa fare

La presidente del Consiglio parlerà in Parlamento dopo la batosta, il grillino girerà piazze e talk show con “Una nuova primavera”, mentre la segretaria del Pd non ha idee né proposte riconoscibili

Nell’arco di pochi giorni avremo due manifesti politici: uno di Giorgia Meloni, l’altro di Giuseppe Conte. La presidente del Consiglio vuole uscire dalla narcosi post-sconfitta; l’avvocato del popolo punta a diventare il suo rivale diretto. Meloni parlerà il 9 aprile alla Camera. Il 14 aprile uscirà il libro di Conte. Sarà una specie di “Io sono Giuseppe”. Ma ha un titolo più suadente, “Una nuova primavera”.

La presidente del Consiglio, a Montecitorio, farà un discorso che vorrebbe fosse quello del rilancio. Vedremo cosa s’inventerà soprattutto sulla politica economica ora che, accanto alla protesta di una parte del Paese, si aggiunge un esibito dissenso da parte degli imprenditori: e questa è una novità.

Meloni vuole scacciare i fantasmi del rimpasto, di una crisi, di elezioni a breve. Io sono qui – sarà il senso del discorso – e nessuno pensi di potermi mandare via. Ma quale sarà dunque il suo nuovo racconto? Il rischio è di cantare la stessa canzone di tre anni fa sulla sicurezza, sul ponte tra Europa e Stati Uniti, su misure economiche-spot. E zero riforme strutturali.

Non ha molto da promettere, la presidente del Consiglio: i soldi sono pochi, il tempo per fare grandi cose non c’è. Potrà però riequilibrare il suo trumpismo assoluto. In questo senso, il caso-Sigonella, venuto fuori ieri, segnala una postura più dignitosa del governo italiano rispetto alla totale assenza di considerazione mostrata dagli americani. Non siamo davanti a un dissenso politico generale, ma a un incidente politico, questo sì. Un’altra novità sarebbe l’apertura di una stagione diversa e più dialogante con le opposizioni, per esempio prendendo l’impegno di non forzare la mano sulla legge elettorale.

La presidente del Consiglio vuole fortemente superare il Rosatellum per ottenere una legge che impedisca il pareggio. L’esito del referendum dovrebbe sconsigliarla dal voler fare da sola, cosa che solleverebbe le ire del Campo largo, pronto a gridare all’attacco alla democrazia. Peraltro, un accordo non dovrebbe essere impossibile, lavorando su tempi più lunghi, se è vero che anche Elly Schlein non vuole una legge che non dia un vincitore certo. Vedremo dunque se ci sarà una sorta di Meloni-bis in grado di porre le basi per una sua ripresa anche personale dopo giorni di cupo silenzio.
Il libro di Conte, «Una nuova primavera – La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia» (Marsilio), è il manifesto con cui il capo del Movimento 5 Stelle si porrà di fatto come la vera alternativa a Giorgia Meloni. Dalle scarne anticipazioni emerge la consueta fragilità ideologica, d’altronde in linea con un personaggio che ha sempre rifiutato precise collocazioni culturali e politiche («né di sinistra né di destra») in nome di un pragmatismo impastato con il tipico trasformismo di ascendenza meridionale, come lo ha descritto Sabino Cassese.

Scrive, per esempio, l’avvocato: «Di fronte alle ingiustizie del nostro tempo dobbiamo sentire il dovere di reagire per difendere i diritti di coloro che hanno perso ogni tutela, per riaffermare i valori che ci tengono insieme». Una frase che potrebbe dire chiunque. Lontano dalla destra, con la quale (Salvini) pure si alleò pur di andare a Palazzo Chigi, Conte mantiene vivo il nocciolo del populismo antieuropeista (contro «l’Unione europea dei burocrati e l’America dei tecnocrati») tanto per non disperdere il consenso anti-Bruxelles che, sin dall’epoca di Beppe Grillo, gonfiò le vele del Movimento 5 Stelle.
Dunque Meloni e Conte, un po’ per un fortuito gioco di date e un po’ perché la realtà è questa, sono al centro del ring. Tutto, adesso, sembra tagliare fuori la leader del Partito democratico dalla contesa principale. Anche lei avrebbe bisogno di un nuovo racconto, che non può esaurirsi nella quotidiana polemica contro il governo o nella riproposizione dei soliti slogan. Anche per recuperare smalto, ha bisogno di un colpo d’ala. D’inventarsi qualcosa di più eccitante della campagna d’ascolto. Ci vorrebbe qualche idea per Elly Schlein che, un po’ a sorpresa – in fondo ha vinto un referendum – è la grande vittima di questa fase politica.





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