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Nato da un’esperienza di servizio civile al Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, il volume racconta con dolcezza il tema della scoperta e della crescita. Giulia Borghi è la più giovane autrice della casa editrice. 

Un racconto tenero, luminoso e profondamente autentico, nato da un’esperienza concreta vissuta nel cuore del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli. 

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spaziodonnarubr@gmail.com
Con gratitudine, senza i vostri sguardi e le vostre voci, questo cammino non sarebbe esistito.
da dire molto...in poco tempo!
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Ed eccoci arrivati all'ultima tappa.
A traguardo raggiunto
non si vince alcun premio.
Che strana melanconica condizione!
Un vuoto riempie l'anima .....
Domenica 10 maggio si svolgerà la manifestazione Nazionale Chiese aperte 2026. Quest' anno la sede di Archeoclub d’Italia di Pisa organizzerà la visita .....
Provincia di Pisa
Discorso del Presidente Angori

25/4/2026 - 19:42

Discorso del Presidente Angori
  
Festa della Liberazione 2026

 Questa mattina come Presidente della Provincia di Pisa ho preso parte alla Cerimonia istituzionale che si è svolta a #Pisa, in Logge di Banchi.
Di seguito, per chi lo vuole leggere, il mio intervento di stamane.   

 
 Senza la scelta di tanti uomini e donne, che in quei tempi drammatici decisero di combattere anche a costo della propria vita contro la barbarie nazifascista, non ci sarebbe l'Italia di oggi. È nostro dovere non dimenticare il loro sacrificio, né dare per scontate le conquiste fatte. Libertà, pace, democrazia, difesa della dignità umana sono valori non negoziabili, che vanno coltivati e difesi, giorno dopo giorno, con l'impegno di tutti. 
Ed è un dovere civile e morale, tanto più come istituzioni, trasmettere alle giovani generazioni il significato di quegli eventi, contro il rischio di sottovalutazione. 
Una responsabilità tanto più forte in questi giorni difficili, segnati da guerre, tensioni internazionali e nazionalismi.

 Vediamo sotto i nostri occhi, infatti, gli scempi compiuti in Ucraina, a Gaza, in Libano, a Cuba, e anche sulla società civile in Iran, con la minaccia sullo sfondo di una guerra nucleare. 
Bambini strappati alle proprie famiglie, bombe sui civili, 
violenza indiscriminata, deportazione, sequestri, esecuzioni sommarie, stupri, torture. E
anche grandi democrazie occidentali liberali che stanno subendo fortissime distorsioni.
E l'occhio umano stesso non può e non deve, a 81 anni dalla Liberazione del nostro Paese, abituarsi ed assuefarsi immagine dopo immagine, parola dopo parola, a tutto questo. 
È tempo invece di esserci essendo vigili: cerchiamo di indagare, scovare, comprendere i 
meccanismi di collegamento, le dinamiche, i nessi causali e le conseguenze che (allora 
come ora, in diversi tempi e diversi spazi) hanno portato agli epiloghi più sconvolgenti e vergognosi per l’umanità. 

 Dobbiamo riconoscere, e imparare a riconoscerlo, ciò che ci riporta verso un baratro senza ritorno della storia: un deterioramento delle 
istituzioni democratiche, smontate scientificamente per lasciare spazio ad una volontà unica, una volontà di potenza che si impone sfacciata e arrogante; una forma democratica senza spirito democratico; un limitare/esasperare/forzare procedure formali dopo averne svuotato l’anima, così che si prestino a diventare un mezzo utile a qualsiasi fine; il produrre leggi ingiuste (applaudite come conquiste di civiltà) perché i tribunali le debbano applicare, o, peggio ancora, speculare sui tempi necessari alla giustizia per mettersi in moto, 
incassando ora un consenso il cui contenuto verrà poi smontato dalle sentenze; ma intanto il danno sarà fatto.
 O ancora, limitare le libertà di espressione (politica, sindacale, artistica) 
controllando e manipolando i canali di comunicazione più diffusi, o facendovi scorrere in prevalenza contenuti artefatti per far sorgere un pensiero omologato, diffuso, e quindi aritmeticamente maggioritario, comprimendo per converso, minoranza e dissenso.

 Monitoriamo con attenzione quando si tagliano i fondi alla scuola e alle libere 
università. Il tutto, attenzione, accompagnato da strumenti per produrre una propaganda di massa martellante, oggi per certi versi ancor più penetrante sul piano della raffinatezza, 
tecnologica e psicologica, che istigano alla diffidenza, al rancore, all’odio, fino a sdoganare ogni orrore detto o fatto al prossimo.

 Monitoriamo bene i processi storici, quando raccontano di un ceto politico aggressivo, abbinato ai grandi poteri economici, strategici e oligarchici, sovrapponendo interesse pubblico e quello privato, confondendolo, o più 
precisamente, corrompendolo; o quando si producono inique concentrazioni di ricchezza e conseguenti ampie fasce di persone povere, precarie, quindi più vulnerabili.

 Stiamo attenti e vigili quando la seconda carica dello Stato afferma che il 25 aprile "andrà a onorare anche i repubblichini e il loro sacrificio", quando la Storia ha consegnato migliaia di documenti e testimonianze sulle violenze, torture, fucilazioni di massa perpetrate da costoro ai danni di partigiani, antifascisti e civili inermi. 

 Guardiamo con attenzione se e dove queste cose accadono. Perché, se e dove accadono queste cose, allora lì la democrazia è in pericolo.

 E se ben guardiamo la Storia stessa ci consegna delle testimonianze importanti.
 "Capii allora che per cambiare il mondo bisognava esserci" : questa celebre frase, pronunciata da Tina Anselmi (partigiana, sindacalista e prima donna ministro in Italia), sintetizza la necessità della partecipazione attiva e vigile di ciascuno, necessaria per trasformare la società nel profondo, allora come oggi. 

 Le donne partigiane furono oltre 70.000 a partecipare attivamente alla Resistenza italiana (dal 1943 al 1945), svolgendo ruoli cruciali come staffette, combattenti, infermiere e organizzatrici. Nonostante il loro contributo fondamentale, spesso rischioso e determinante per la logistica, la loro storia è stata a lungo definita "resistenza taciuta", emergendo pienamente solo decenni dopo.

 Tra queste donne figurava anche Fausta Giani Cecchini, che ricordiamo in questa celebrazione odierna: prima partigiana, che in seguito fu la prima Sindaca di Pisa nel 1968 e, dopo un decennio, la prima Presidente donna della Provincia di Pisa. 
La partecipazione femminile alla Resistenza fu non solo un atto di guerra contro il nazifascismo, ma anche un momento di emancipazione e lotta per la libertà personale e politica, e la storia di Fausta Giani Cecchini ne è una concreta dimostrazione. 

 Nell’ultima parte di questo mio intervento, infine, voglio accennare a uno dei più grandi lasciti della Resistenza: 81 anni di pace, grazie alla costruzione dell’Europa. 
Pace vera, tra vincitori e vinti.
Pace giusta, basata sul rispetto e sul valore di un futuro condiviso.
Coerente agli ideali di De Gasperi, Adenauer e Shuman, “oggi il progetto europeo continua ad essere ciò che è stato fin dalle sue origini: un vincolo al quale liberamente gli Stati e i popoli si legano, una protezione eguale per tutti, un’opportunità di pace e di 
progresso che con evidenza attrae altri popoli alle frontiere dell’Unione” (L. Jahier). 

 Oggi la nostra Unione, anche sotto la pressione d’incombenze militari internazionali e minacce commerciali a un livello altissimo di crisi, può trovarsi nel punto di svolta per poter 
assurgere ad autentico soggetto politico.
 Ecco perché a qualcuno fa paura un’Europa unita: usa il linguaggio “sovversivo” della solidarietà tra Stati vicini e non egoistici principi sovranisti; perché crede, innanzitutto, nella forza “sovversiva” della diplomazia e non nelle armi. Perché, se vuoi la pace, e la storia europea ce lo insegna, i muri li devi abbattere, non costruirli. 

 Non possiamo fare a meno dell’Europa che ci ha dato la pace, un mercato comune, la moneta unica, un equilibrio sociale, l’Erasmus, risorse del PNRR per 
rigenerare le nostre città in un vincolo di bilancio comune.
 Chi non vuole questo modello, 
che rappresenta la via praticabile realmente alternativa “sovversiva” sul piano economico, sociale ed etico rispetto ai sovranismi, cerca oggi di frantumarlo minacciando una guerra tariffaria, una guerra dei dazi subdola, che non si combatte con i soldati e con i fucili, ma 
con il nostro portafoglio, penalizzando gli investimenti delle nostre imprese, mettendo a rischio il lavoro che, come insegna la Costituzione, è il fondamento della democrazia.

 Alla fine, come in tutte le guerre, saranno sempre i più poveri di pagare il prezzo più alto.

 In conclusione, ecco, che proprio nei momenti in cui la democrazia sembra imperfetta o pronta a vacillare, è lì che dobbiamo averne più cura.
Non lasciamoci tentare dall’apatia del disimpegno (del non voto) o da banalizzazioni:
 i partigiani, uomini e donne, combatterono perché ciascuno di noi potesse vivere in un Paese dove una 
Costituzione garantisce che le opinioni si possano esprimere liberamente, dove la diversità è un valore, dove la legge tutela i deboli.
  Alle più giovani generazioni, affidiamo questa eredità. Siate competenti, siate 
partecipi, siate coraggiosi e siate vigili! Perché far vivere la democrazia è il compito 
più importante del vostro presente.

 Viva Pisa, Viva l’Italia,
Viva il 25 Aprile!>>














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