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Dopo il grande successo dell’edizione di novembre, MdS Editore ripropone Parole a Tavola, la serata che intreccia letteratura e convivialità in un’esperienza pensata per far incontrare lettori e autori in un contesto informale, caldo e partecipato.

Un appuntamento che ha già dimostrato quanto sia forte il desiderio di ascoltare storie dal vivo, condividere emozioni e vivere i libri come occasione di relazione.

Il nuovo incontro si terrà domenica 1 marzo alla Fattoria l’Olmetto, un luogo immerso nel verde e ricco di atmosfera, con un tocco di poesia

SOLIDALI, MA GIA' PARTONO DISTINGUO ED ACCUSE
È .....
Niscemi dichiarata zona ad altro rischio nel 2009
Finanziata .....
Che tempi signora mia, dopo il figlio pure il padre. .....
Un amico ha mandata questa risposta data alla domanda .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com


Mercoledì 11 febbraio alle 21:15, al Circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano 

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OCCHI, OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
di Venanzio Fonte
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OCCHI, OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
di Venanzio Fonte
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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AMARSI

Amarsi è scendere nei ricordi,
festeggiare i momenti .....
MI DICESTI UNA VOLTA CHE SARESTI STATA MIA PER SEMPRE
ED ERO COSI CONVINTO CHE IL TUO AMORE
NON SAREBBE MAI MORTO
MA ORA TE NE SEI ANDATA E HAI TROVATO .....
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MESTIERI DI STRADA (3)

27/12/2010 - 9:01

E' festa e allora compriamo i dolci (naturali) dal:

peracottaio ed anche melacottaio

le pere o  le mele cotte in forno addolcite con lo zucchero erano un tempo un tipo di dolce popolare. Analogamente a chi vendeva altri tipi di dolci o il castagnaccio, il peracottaio, o il melacottaio, girava per le strade con una grande teglia su cui erano adagiati i dolcissimi frutti cotti, attirando l’attenzione dei golosi grandi e piccoli;

procaccia

il termine procaccia deriva dal  verbo procacciare nel senso di industriarsi, darsi  da fare. Antenato delle odierne agenzie di recapito e dei corrieri, il procaccia o procaccino si curava di recapitare pacchi o piccoli bagagli o di fare commissioni, spesso a piedi, anche fra una città e un’altra;

rammendaia

il rammendo, cioè la riparazione di un tessuto consumato o strappato, o  addirittura integrando la stoffa mancante con fili dello stesso tipo, è una vera e propria arte. Riparare buchi su calzini,  capi di abbigliamento in genere, era una volta una necessità perché i vestiti durassero almeno una generazione. Quasi tutte le donne sapevano cucire, ma non è detto che sapessero anche rammendare  e allora si rivolgevano alla rammendaia che riusciva a rimediare a tutti gli strappi. Spesso la rammendaia era la stessa sarta che girava per le campagne e che rimaneva presso una famiglia anche più giorni, vitto e alloggio compresi nel prezzo, per aiutare nel corredo e nella cucitura degli abiti necessari;

saponettaio

è il venditore di saponette e saponi. Era in uso nei tempi andati lavare i panni con la cenere e la lisciva, ma il sapone di Marsiglia era lo stesso che si usava per la pulizia personale e per la piccola biancheria. Con il ‘900 apparvero i primi saponi industriali e allora nacque il saponettaio che andava in giro con un carretto con cassette, a volte a piedi ed attaccate al collo, nelle quali erano contenute le profumate saponette che attiravano soprattutto il pubblico femminile;

seggiolaio

aggiustava e costruiva le seggiole che sono state per secoli quelle di legno con la seduta impagliata. Quando si trattava di riparazione, il seggiolaio usava le erbe palustri che aveva con se, con forbici, ago e martello, ma quando in una famiglia vi era bisogno di sedie nuove, allora il lavoro si faceva lungo, ma non complicato, tanto da durare più di un giorno. Gli strumenti allora erano succhielli, seghe, raspe, ascie e accette e la sedia nasceva d’incanto da un’asse di duro legno e da tronchetti lavorati con un’arte da incisori e intagliatori che era bel lontana da quella del falegname;

spazzacamino

quando per cuocere si usavano esclusivamente le cucine economiche a legna e per il riscaldamento ci si affidava ai camini o a stufe a legna, i condotti fumari avevano bisogno di manutenzione, così lo spazzacamino divenne un mestiere molto popolare. Gli spazzacamini erano girovaghi e andavano in giro con i caratteristici spazzoloni, sempre sporchi di fuliggine e accompagnati da ragazzini smilzi che potessero infilarsi agevolmente nelle strette aperture dei camini.

Segue:  dato che in questi giorni di festa anche i più poveri e umili hanno diritto ad un meritato riposo anche se non allietato da quei grandi sperperi che ora appaiono sui media per castigare i consumi dopo che gli stessi media non hanno fatto altro che invitare il mondo intero a consumare consumare consumare…

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