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Dopo il grande successo dell’edizione di novembre, MdS Editore ripropone Parole a Tavola, la serata che intreccia letteratura e convivialità in un’esperienza pensata per far incontrare lettori e autori in un contesto informale, caldo e partecipato.

Un appuntamento che ha già dimostrato quanto sia forte il desiderio di ascoltare storie dal vivo, condividere emozioni e vivere i libri come occasione di relazione.

Il nuovo incontro si terrà domenica 1 marzo alla Fattoria l’Olmetto, un luogo immerso nel verde e ricco di atmosfera, con un tocco di poesia

Terremoto a Bruxelles: Federica Mogherini è in manette. .....
. . . quindi ne ho vita passare acqua di sotto i ponti .....
Appunto, non è pertinente ma le si addice pienamente. .....
. . . non so se è pertinente ma non sapevo come poter .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Mercoledì 11 febbraio alle 21:15, al Circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano 

per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
OCCHI, OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
di Venanzio Fonte
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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OCCHI, OCCHIALI E LENTI A CONTATTO
di Venanzio Fonte
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Una Persona al di fuori del tempo
(Testo per brano musicale poetico)


Seduto al freddo piove o neve
Ma non ti nota quella gente
Con il tuo sguardo .....
MI DICESTI UNA VOLTA CHE SARESTI STATA MIA PER SEMPRE
ED ERO COSI CONVINTO CHE IL TUO AMORE
NON SAREBBE MAI MORTO
MA ORA TE NE SEI ANDATA E HAI TROVATO .....
FINALMENTE DOMENICA!
di Ovidio Della Croce
Manager che guadagnano troppo. Cortei per la giustizia sociale

30/1/2011 - 9:29

Manager che guadagnano troppo. Cortei per la giustizia sociale 

 

Ho saputo dell’assemblea cittadina di studenti, ricercatori e precari della scuola, forum per il referendum per l’acqua e il nucleare, lavoratori, gruppi di persone sparpagliate che hanno deciso di coordinare le loro azioni per rendere migliore la vita comune. Si chiamano Uniti contro la crisi, sono presenti a Pisa come a Marghera, Torino e in tutta Italia. E hanno animato le piazze dello sciopero del 28 gennaio.

Proseguo il dialogo con Giusi Di Pietro, dirigente Fiom e che fa parte del Coordinamento Uniti Contro la Crisi di Pisa. 

 

Il costo del lavoro incide soltanto il 7% sul costo di un’auto, ma Marchionne lo riduce.

Marchionne è un gran furbone: ha trasferito la produzione dei modelli di Termini Imerese (stabilimento FIAT destinato alla chiusura) a Pomigliano ma non direttamente, bensì passando per la Polonia. In questa maniera ha mascherato il fatto che in Italia ha tagliato la produzione e per di più è passato come l'imprenditore coraggioso che vuole bene all'Italia al punto da far rientrare una produzione già delocalizzata in un paese con costi del lavoro più bassi e meno diritti. Così facendo ha ottenuto tutti i lasciapassare politici del caso per togliersi di torno il Contratto Nazionale e rendere legittimo lo smantellamento dei diritti dei lavoratori in nome della competizione nell'era della globalizzazione.Ma poi un altro punto è questo: in Italia la strada è politicamente spianata rispetto ad un incremento di profitto in termini di allungamento della giornata lavorativa e aumento dell'intensità di lavoro e quindi a costo zero per l'imprenditore. E quindi piuttosto che, come nei paesi più avanzati investire in macchinari e tecnologie, perché non accaparrarsi anche quel poco di profitto che si ottiene strizzando ancora di più i lavoratori, visto che è tranquillamente consentito? 

 

Di Panda e auto Fiat in giro se ne vedono pochine, il gruppo Fiat in Italia nel 2010 ha immatricolato solo 589 mila vetture, il 16% in meno rispetto alle 707 mila dell’anno precedente. I sostenitori del merito dovrebbero chiedere le dimissioni di Marchionne che invece percepisce uno stipendio medio annuo di 38.800.000 euro, 1800 volte lo stipendio medio di un operaio.

Marchionne è stato ingaggiato per rimettere in piedi la situazione della Fiat. Oltre a uno stipendio stratosferico ha anche incentivi e premi sull'andamento delle quotazioni in borsa dell'azienda che non dipendono assolutamente da quello che concretamente succede nelle fabbriche. Sta portando la Fiat in giro per il mondo là dove ci sono paesi che gli offrono denaro pubblico e sta investendo pesantemente nello sfruttamento del capitale umano. È un manager e come tale gode dei privilegi di casta che la società attuale gli offre, senza alcun vincolo di responsabilità sociale. 

 

Lo sciopero del 28 gennaio ha riaperto la partita; tu eri a Massa davanti alla Eaton, raccontaci come è andata.

Con l'attacco di Marchionne ai metalmeccanici è chiaro agli italiani quello che è il quadro attuale portato avanti dal governo e dalle forze padronali: il tentativo di modifica autoritaria in senso antidemocratico della società. Ma la partita non è affatto chiusa, né nelle fabbriche né al di fuori. Nella gremita piazza di Massa non erano presenti solamente i lavoratori metalmeccanici, ma oltre ai precari e alle altre categorie compresa quella dei compagni pensionati c'erano anche gli studenti. È stato l'intervento dal palco di una studentessa a rappresentare il senso della giornata, rivendicando i diritti per i quali hanno lottato i nostri nonni e i nostri genitori e che abbiamo il dovere di tenere per noi, ma soprattutto di tramandare ai nostri figli. Dobbiamo lottare per tenerci i nostri diritti ed estenderli a coloro che al momento non li hanno, e mi riferisco ai precari e ai lavoratori migranti. Questo è il momento dello sciopero generale. 

 

Altre testimonianze sullo sciopero mi arrivano telefonicamente dal corteo di Torino.

La prima da Porta Susa. Alberto Perino, esponente del movimento No Tav: “La Fiom è sempre venuta ad aiutarci in valle e ora noi siamo qui. È una questione di civiltà. Sarà ancora dura, ma noi portiamo avanti le nostre ragioni di opposizione a questa inutile, devastante e costosa ferrovia ed è il finale di partita che conta”. 

 

Verso Piazza Castello ecco un’altra testimonianza.

Simone, operaio al reparto montaggio, Rsu Cobas di Mirafiori: “La situazione è critica: straordinari obbligatori, pause ridotte, mensa a fine turno dopo 8 ore filate di lavoro, rinuncia alle nostre rappresentanze sindacali; ma le manifestazioni di solidarietà e questo corteo molto partecipato restituiscono alla politica l’onore perduto”. 

 

Alla testa del corteo torinese c’è questo striscione: METALMECCANICHE. Dietro sfila la Rete donne Fiom che ci ricorda che è finita la stagione della contraddizione principale, quella tra capitale e lavoro. Ecco la voce brillante di una di loro.

Sandra: “Le donne in tutte le industrie metalmeccaniche di Torino subiscono violenze di tutti i tipi e a parità di titolo di studio guadagnano meno e fanno i lavori più precari e più brutti. Alla catena siamo a 1100 euro al mese. Questo contratto peggiora, non sappiamo se possiamo prendere i congedi parentali e la crisi fa mancare i servizi sul territorio”. 

 

Le piazze di tutta Italia il 28 gennaio erano belle e piene. Come ha detto Landini a Milano: “Abbiamo ragione a difendere lavoro, salario e diritti e abbiamo la forza per farlo”.   


Post scriptum
Grazie a Gilberto Vento per i collegamenti telefonici in diretta dal corteo di Torino.

 

    

 

 

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31/1/2011 - 14:34

AUTORE:
Ilaria

Io invece sono andata alla manifestazione regionale a Massa, con il pulman Cgil, partenza del corteo dai cancelli della Eaton.
E'stata così bella e partecipata che ci sono volute due ore per riuscire a comporre il corteo e partire. Una camminata in compagnia delle persone migliori fa bene al morale e alla salute.39

30/1/2011 - 18:35

AUTORE:
Gilberto

Sono stato alla mifestazione di Torino con il pulman dei Cobas di Pisa. Ho visto una manifestazione come da anni non se ne vedevano a Pisa non solo per il numero dei partecipanti, ma soprattutto per la sua composizione : il 90% dei manifestanti erano operai. Solo negli anni '60 quando a Pisa c'erano ancora fabbriche con tanti operai della Saint Gobain e della Piaggio, della Vis e della Motofides ho visto, naturalmente in dimensioni più ridotte, qualcosa di simile.
E mi ha colpito anche la radicalità espressa negli striscioni e negli slogan : si andava da "la crisi va pagata da chi l'ha provocata" a vere proprie "bordate" nei confronti di Marchionne ma anche di Chiamparino. Sono venuto da Torino stanco ma contento di aver partecipato alla manifestazione. Ma che rabbia alla sera quando ho visto i 10 secondi dei servizi in TV del TG1 e TG2!
Gilberto

30/1/2011 - 10:57

AUTORE:
rita

Ecco il risultato della cultura antiegualitaria

“Nella società fordista veniva considerato equo che il presidente o l’amministratore delegato di una grande impresa guadagnasse trenta volte lo stipendio di un usciere. Fino a ieri si considerava normale che il reddito del grande manager ammontasse a tre o quattrocento volte la retribuzione di un impiegato. In Italia il 10% delle famiglie più ricche possiede il 44% dell’intero ammontare della ricchezza”.

Edmondo Berselli, L’economia giusta, Einaudi, pp. 32-33